Descrizione
La Fondazione Ermanno Casoli presenta Avere fame di vento, l’opera site-specific realizzata da Arianna Pace, artista vincitrice della XXIV edizione del Premio Ermanno Casoli, a cura di Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione e curatore del Premio.
L’opera è stata realizzata presso la sede di EMC FIME, azienda del Gruppo Elica, a Castelfidardo.
L’evento si inserisce nella programmazione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo 2026 promossa da AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani).
Il Presidente di Elica, Francesco Casoli, ha dichiarato: “Portare il Premio Ermanno Casoli all’interno di EMC FIME ancora una volta significa creare un’occasione straordinaria per mettere in relazione la nostra identità industriale con la tradizione artigianale di Castelfidardo, attraverso il linguaggio dell’arte. È un dialogo che coinvolge prima di tutto le persone, che invita a osservare gli spazi di lavoro e le attività quotidiane da prospettive diverse per favorire creatività, innovazione e senso di appartenenza di cui abbiamo tanto bisogno, ora più che mai. Grandi sfide sono davanti a noi, solo con un valore aggiunto di innovazione e intuizione potremo vincerle. L'arte sicuramente non basterà, ma deve aiutarci tutti a riflettere sul senso e la necessità di esplorare nuovi orizzonti."
Arianna Pace (Pesaro, 1995) esplora il paesaggio come costruzione culturale e percettiva, indagando le connessioni fra storia naturale e presenza umana. L’artista definisce la propria pratica “archeologica” per l’utilizzo di una forma di stratigrafia culturale che combina il rigore scientifico alla memoria materiale e immateriale, dando vita a opere caratterizzate da una profonda attenzione al territorio e alle relazioni che ne costituiscono il substrato.
“Arianna Pace – spiega Marcello Smarrelli - colpisce per la sua sensibilità nell’indagare il rapporto tra ambiente, comunità e spazio, trasformando elementi della quotidianità difficili da percepire in esperienze condivise. Per il modo spontaneo con cui si cala nei contesti e si confronta con le comunità la sua ricerca si è rivelata particolarmente in linea con gli obiettivi del Premio Ermanno Casoli, in sintonia con l’identità di EMC FIME, che produce motori e sistemi destinati all’assorbimento e all’emissione dell’aria e con il territorio di Castelfidardo, famoso nel mondo per la produzione delle fisarmoniche, strumenti musicali che trasformano l’aria in suono”.
Avere fame di vento si configura come un ponte tra azienda e territorio, tra industria e artigianato, a partire da un elemento comune e profondamente identitario: l’aria. Il titolo si riferisce a un arazzo di Alighiero Boetti presente nella Collezione di Francesco Casoli, che richiama la materia naturale invisibile e indispensabile alla vita.
L’aria è infatti alla base del funzionamento dei motori prodotti da EMC FIME e, più in generale, delle attività del Gruppo Elica, ma anche l’elemento attraverso cui la fisarmonica produce il suono.
L’installazione, collocata nel giardino che circonda gli stabilimenti di EMC FIME, è composta da due pareti convergenti che definiscono una “stanza” nel senso antico del termine: un luogo di dimora e protezione, ma anche di sosta e di ascolto. Al suo interno si trova una scultura in ceramica di foggia antropomorfa che alla presenza del visitatore si attiva emettendo un suono, elemento da cui prende vita l’intera installazione.
Nella scultura, elementi vegetali e animali compongono un paesaggio sospeso, metafora di un soffio vitale, di una brezza leggera, di un respiro corale che diventa ritratto collettivo.
L’artista invita così le persone di EMC FIME a concedersi una pausa, a prendere una “boccata d’aria”: un momento di ascolto e di relazione, nel quale rivolgersi al “Dio del Vento” attraverso un reciproco scambio di respiri.
Le pareti interne, dipinte di azzurro, evocano un giardino celeste, un hortus conclusus nel quale elementi vegetali e corpi celesti appaiono sospesi, accarezzati da un vento impercettibile che sembra plasmare la materia. La superficie esterna, al contrario, è materica e terrosa, simile a una corteccia che radica lo spazio etereo dell’interno alla concretezza della terra.
Andrea Marabini e Emanuela De Santo, rispettivamente General Manager e Head of HR di EMC FIME, hanno dichiarato: “Questo giardino segreto rappresenta per EMC FIME un nuovo spazio di incontro, in continuità con Marshy, l’opera realizzata da Eugenio Tibaldi per la XX edizione del Premio Ermanno Casoli nel 2022. È un nuovo e suggestivo luogo che invita alla sosta, alla condivisione e alla relazione, portando il paesaggio dentro gli spazi dell’azienda e creando un dialogo profondo tra natura, persone e luogo di lavoro. Un’esperienza di sconfinamento che offre l’opportunità di riflettere sul senso di appartenenza e sull’identità, non come qualcosa di definito, ma come un processo vivo, aperto e in continua trasformazione, costruito attraverso le relazioni e la partecipazione di chi ogni giorno abita questi spazi.”
La realizzazione dell’opera è stata preceduta da un articolato percorso partecipativo che ha coinvolto 32 persone di EMC FIME, appartenenti a diversi profili professionali, senza distinzione di ruolo.
I workshop hanno alternato momenti teorici e pratici, a partire da una conversazione tra Arianna Pace e Marcello Smarrelli dedicata alla ricerca e alla pratica dell’artista. Il riferimento all’archeologia diventa qui metodo di indagine, uno scavo stratigrafico che porta alla luce testimonianze sepolte, facendo emergere memorie, percezioni e relazioni altrimenti invisibili.
Guidati dall’artista, i partecipanti sono stati invitati a riflettere sul concetto di paesaggio e a immedesimarsi negli elementi impalpabili dell’aria e del vento. Attraverso la manipolazione dell’argilla hanno cercato di dare forma alla domanda posta loro dall’artista: “Qual è il tuo essere vento?”
Con il supporto del sound designer Lorenzo Mandolesi, il respiro dei partecipanti è stato successivamente registrato all’interno di una camera semi-anecoica, utilizzata quotidianamente dall’azienda per testare i propri prodotti.
“Parlare di respiro – spiega Arianna Pace – significa rievocare il corpo nella sua dimensione più impalpabile e sfuggente, ma allo stesso tempo straordinariamente materica. Per comprenderlo davvero è necessario entrare in sintonia con il suo movimento continuo, cogliendone il ritmo e la profondità, per decifrarne le regole, le relazioni, gli spazi, le risonanze”.
L’artista e il sound designer hanno inoltre campionato i suoni prodotti dai macchinari durante la produzione, interpretando l’azienda come un paesaggio sonoro fatto di toni, ritmi e sfumature. I respiri dei partecipanti, registrati nella camera semi-anecoica, sono stati messi in dialogo con i suoni dei macchinari, trasformati nella post-produzione in richiami del mondo naturale. L’opera diventa così uno spazio di connessione e condivisione, capace di intrecciare corpo, ambiente, memoria e identità, mettendo in relazione arte, impresa, territorio e comunità.
“Entrare in relazione con le persone di EMC FIME – continua Arianna Pace – è stata un’esperienza sorprendente. Ogni partecipante ha condiviso una parte di sé che difficilmente emerge in ambienti professionali. Lavorare su un concetto apparentemente invisibile come quello del vento e dell’aria ci ha permesso di uscire dalla ‘classica’ rappresentazione, rivolgendo lo sguardo all’interno per generare nuove connessioni. Spero che Avere fame di vento diventi un luogo per la comunità aziendale e uno spazio di cura verso l’altro”.
Numerose imprese e istituzioni che hanno collaborato alla realizzazione dell’opera, valorizzando la ricchezza del know-how tecnico, produttivo e artigianale presente sul territorio: l’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove è stato utilizzato il laboratorio di Fonderia per la preparazione delle cere destinate alla fusione in bronzo, realizzata successivamente presso l’azienda Paoletti di Ancona; il Liceo Artistico F. Mengaroni di Pesaro, dove è stato utilizzato il laboratorio di ceramica per la cottura dei manufatti del workshop; l’azienda LTP di San Giovanni in Marignano, che ha fornito le lamiere; l’azienda Fiorentini di Pesaro, che ha messo a disposizione i propri fabbri per la saldatura della struttura; l’azienda Saver di Tavullia, che si è occupata della verniciatura dell’opera; infine, presso l’azienda Verzolini, è stata realizzata e cotta la scultura in ceramica.
Ne emerge una rete di competenze e soggetti differenti, a testimonianza di come l’opera sia frutto di un processo diffuso e partecipato, in cui la pratica dell’artista diventa un dispositivo capace di attivare relazioni e conoscenze.
(comunicato stampa a cura dell'ufficio stampa Elica e Fondazione Ermanno Casoli
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Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2026, 12:30