Archivio delle
PILLOLE DI STORIA FIDARDENSE
a cura del Centro Studi Storici Fidardensi

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 15 maggio / 20 luglio 1944 - IL PASSAGGIO DEL FRONTE DI GUERRA A CASTELFIDARDO NARRATO DAI PROTAGONISTI

 

Il 4 luglio 2008 ricorre il 64.mo anniversario della Liberazione di Castelfidardo. La Pillola di oggi con la narrazione degli avvenimenti bellici del “passaggio del fronte di guerra” ci riporta a quella data.  La presente Pillola si collega con le altre già pubblicate (una del 1943, sei del 1944 e le prime due del 1945 e a quella della Lapide, fuori archivio). La novità sta però nell’aver illustrato i fatti bellici con le stesse parole dei protagonisti (relazioni, diari, commenti, corrispondenze, testimonianze). Nella Pillola non vengono menzionati, se non alcuni, gli avvenimenti intrecciati colla Resistenza che hanno trovato invece ampio spazio in una mia specifica ricerca monografica di prossima pubblicazione. I testi di lingua tedesca sono stati tradotti in gran parte da Cesare Jacomini di Roma 

 

15 maggio 1944.  Lunedì. Giunge al Comando della 278 Divisione di Fanteria tedesca l'ordine di trasferimento dalla Romagna sul fronte di Pescara. Il 1 Reggimento (993) viene caricato su automezzi e parte immediatamente mentre il grosso della divisione seguirà per ferrovia.

Ecco cosa scrive il generale Hoppe nelle sue memorie:  "La partenza e la marcia in direzione sud furono effettuate con la massima rapidità. Solo all'ultimo momento giunsero altri equipaggiamenti per cui poterono venir distribuiti ai tiratori scelti gli attesissimi cannocchiali di puntamento. Assieme al 993 Reggimento granatieri vennero caricati anche I comandi di avanguardia, formati con rapidità, relativi al comando della Divisione, ai reparti controcarro, di artiglieria e di guastatori allo scopo di costituire con un certo anticipo lo schema organizzativo nel nuovo settore d'impiego"  (Harry H., Die 278.Infanterie-division in Italien 1944/45, Verlag Hans Henning Podzun - Bad Nauheim 1953. p.15 )

La costituzione della 278  Divisione di Fanteria e dei tre Reggimenti Granatieri che la compongono, il 992, il 993 e il 994, risale al 5 gennaio del 1944. Tali reggimenti vengono formati utilizzando I reduci già appartenenti alle Divisioni di Fanteria 332 e 333 entrambe decimate nei combattimenti sostenuti nell'autunno 1943 in Ucraina. Detti reduci vengono trasferiti nell'Italia settentrionale nel dicembre 1943 ed acquartierati verso il periodo natalizio nelle vicinanze delle stazioni ferroviarie di Ferrara, Modena e Bologna. Il 993 Granatieri viene formandosi a sud est di Bologna, attorno a Dozza, Castel San Pietro e Rostignano. Il 1° febbraio 1944 la 278 Divisione viene trasferita nella zona di Rimini, Ravenna, Lugo e Cesena con il compito, sino alla metà del mese, della difesa costiera.  Alla metà di maggio la Divisione raggiunge i 12.000 uomini cioè quasi la forza teoricamente prevista per la Divisione di fanteria Tedesca tipo 1944. A fianco della 278 combatte anche al 71 divisione di fanteria chiamata "la fortunata" composta da veterani che si sono battuti a Verdun, a Stalingrado, Montecassino ecc.

 "Da maggio la 278 combatte, da maggio si ritira tormentata dal cielo durante il giorno da attacchi aerei quotidiani, colpita dal fuoco incessante delle artiglierie avversarie che sembra inesauribile, presa d'assalto da valanghe di carri armati, costretta a muovere di notte, continuamente assillata da attentati e colpi di mano dei partigiani, in un paese ostile dove I soldati tedeschi, quasi tutti giovanissimi rincalzi delle ultime disperate leve dell'ormai morente Terzo Reich sperano ancora nel miracolo delle nuove armi segrete ed in questa speranza combattono coraggiosamente e muoiono convinti di battersi per una giusta causa, quella della Patria e della sua difesa". (Pierpaoli P., Le Grandi Battaglie nelle Marche. I conflitti che hanno fatto la storia, Corriere Adriatico Ancona 1961.p 181 ).

17.5. Un distaccamento tedesco si mette in marcia con l'incarico di costituire verso Osimo un comando intermedio per le operazioni sulla zona adriatica 

21.5. "La 278 Divisione ha assunto il comando nel nuovo settore nel tratto di fronte compreso fra  Ortona, Crecchio, Arielli, Orsogna e Guardiagrele giacché anche alla 334 Divisione viene dato il cambio  dai 992 e 994 granatieri e dal 278. artiglieria. Dato che, nel corso dei collegamenti telefonici notturni, il feldmaresciallo Kesserlring aveva descritto la situazione vicino a Roma come molto pericolosa, la sostituzione dei reparti doveva spesso avvenire non appena questi erano giunti sul posto e  senza poter impartire precise istruzioni. Il terreno inesplorato e l'avere di fronte un nemico sconosciuto costituivano difficoltà che esigevano dalla truppa il massimo senso di responsabilità e rappresentavano motivo di lode per I comandanti di ogni grado. Così, in brevissimo tempo, la 278 Divisione aveva dato il cambio sulla linea del fronte a due intere divisioni , la 305 e la 334 (Hoppe pp .15-17)

Nella mattinata giunge l'ordine telefonico dalla 10 Armata tedesca che il gruppo Hoppe il. giorno dopo,  deve momentaneamente ripiegare nella posizione “C“ .tra Penne, Città S.Angelo e la costa.

22.5. "Quando il Corpo d'Armata polacco è ancora impegnato a Montecassino il gen. Leese informa il gen. Anders che nel prossimo avvenire, il Corpo d'Armata sarebbe stato sostituito e trasferito nella zona di Campobasso per un lungo periodo di riposo e di riorganizzazione. È ulteriormente contemplato di utilizzare il Corpo polacco nel settore adriatico, probabilmente nelle vicinanze di Ortona" (Anders W. Una Armata in esilio Cappelli Bologna 1950.  pp   ). 28.5.  "Dopo la caduta di Roma le armate germaniche avevano iniziato su tutti I settori del fronte italiano un metodico movimento di ritirata verso nord. Avvalendosi di quella strategia di difesa che consiste nel retrocedere combattendo, esse alternavano la loro manovra con risolute battute d'arresto e tenaci difese, sì da affliggere al nemico perdite elevate e da provocare contrattempi e ritardi imprevisti all'offensiva degli anglo-americani. Il terreno delle operazioni si prestava ottimamente alla strategia dei tedeschi, I quali trasformavano ogni valido appiglio tattico in un centro di resistenza, favoriti in ciò dal corso dei fiumi, tutti paralleli al fronte, e dai contrafforti appenninici. Lungo una linea che si estendeva dal Tirreno all'Adriatico, I tedeschi schieravano le seguenti forze: la 14 Armata, al comando del generale Joachim Lemelsen, sul versante tirrenico; la 10 Armata, al comando del generale Heinrich Gottfried von Vietinghoff, dall'Appennino centrale al mare Adriatico. Comandante supremo del settore italiano su cui operava il gruppo di eserciti "C" (Heeresgruppe C) era il feldmaresciallo Albert Kesselring. In avanzata da sud, gli anglo-americani fronteggiavano I tedeschi con le seguenti forze: la V Armata americana, al comando del generale Mark Clark, sul versante tirrenico; l' 8 Armata britannica, al comando del generale Oliver Leese, dall'Appennino centrale al mare Adriatico. Entrambe le armate, sotto il comando del maresciallo Harold  Alexander, erano un mosaico di nazionalità e di razze; infatti, con americani e inglesi combattevano polacchi, italiani, francesi, marocchini e algerini; poi canadesi, neozelandesi, indiani ed altre unità del vasto impero britannico. I tedeschi avevano come principale scopo il graduale ed ordinato ripiegamento delle proprie armate sulla"linea Gotica" (350 chilometri da La Spezia a Pesaro)" . (Santarelli G., La battaglia di Filottrano, Cassa Rurale e artigiana Filottrano1986.)

"I comandanti di reggimento erano contemporaneamente comandanti del settore ed era stato loro assegnata una compagnia di guastatori. Ogni settore era costituito da due a tre sottosettori. Poiché, data la notevole ampiezza del fronte (22 chilometri), la divisione non era in grado di accantonare delle riserve, I reggimenti ricevettero l'ordine di mantenere in ogni sottosettore una compagnia come riserva da destinare al contrattacco" (Hoppe pp    ).

"Il 278 Gruppo controcarro divisionale veniva dislocato in prima linea sulla strada Chieti-Guardiagrele e sulla litoranea su due gruppi misti formati da pezzi controcarro e da cannoni d'assalto, destinati ad operare nei punti chiave. Il 278 Reggimento di artiglieria andava in postazione ai due lati della strada Chieti-Guardiagrele con l'incarico di cooperare con la 71 Divisione ed i Reggimenti 994 e 992. Il 278 battaglione guastatori aveva il comando per quanto concerne l'attuazione tattica degli sbarramenti e si incaricava dei campi minati. Per quanto concerne la difesa contraerea su tutto il settore della Divisione, c'era soltanto un gruppo di batterie contraeree fisse (se di organico normale, si sarebbe dovuto trattare di tre batterie, cioè di 12 pezzi N.d.T.) piazzate a nord-est di Chieti. A tutte le mitragliatrici dei reparti di fanteria, controcarro, artiglieria e guastatori che non erano impiegati in prima linea venne pertanto assegnato il compito di tenersi permanentemente ed in avvicendamento disponibili per la difesa contraerea. Questo sistema di difesa contraerea, attuato sul campo di battaglia, venne mantenuto nell'ambito della divisione con ferrea disciplina procurando ottimi risultati nel corso dei combattimenti che seguiranno" ( Hoppe pp.  )

"Il comando della Divisione si trovava a Spoltore. La 278 Divisione era direttamente sottoposta alla 10 Armata tedesca ed il suo comandante, tenente generale Harry Hoppe, aveva contemporaneamente il comando del "Gruppo Hoppe" al quale erano sottoposte le seguenti unità: la 278 Divisione, la 71 Divisione al comando del tenente generale Wilhelm Raapke, il comando del 924 Reggimento da fortezza agli ordini del colonnello von Seydlitz ed il 305 Reggimento di artiglieria al comando del colonnello Kurth, senza I due Gruppi 2° e 3°. La 71 Divisione, il 12 e il 13 maggio, era stata sopraffatta sul fiume Liri al primo assalto delle truppe marocchine ed americane e, sfinita, era stata allontanata dal fronte di Cassino. Essa doveva venire reintegrata nei quadri e riacquistare nuovamente fiducia in sé (è opportuno rammentare che si trattava di una divisione che aveva al suo attivo la campagna di Francia, quella di Russia, compresa al battaglia di Stalingrado, e dal 20 gennaio al 31 maggio 1944 aveva partecipato sempre in prima linea alle battaglie di Anzio-Nettuno e Cassino, vantando, uno dei suoi reggimenti, il 211, ben tre citazioni sul Bollettino della Wehrmacht N.d.T.). Tale divisione, con un battaglione ricostituito ed un battaglione di soldati russi, occupava un settore di battaglione collegandosi al 994 granatieri nelle vicinanze di Guardiagrele e prendeva contatto mediante pattuglie con la 114 Divisione cacciatori comandata dal maggiore generale Bohlen del 51 Corpo d'Armata Alpino. Il 924 Reggimento da fortezza, con I suoi due battaglioni di complementi 278 e 305., assumeva la difesa del fronte costiero compreso fra Francavilla, Pescara e Montesilvano che disponeva di una buona attrezzatura e di molte batterie pesanti in postazioni fisse. Complessivamente il "Gruppo Hoppe" aveva il compito di difendere un fronte terrestre di 30 chilometri ed uno costiero di altrettanta estensione. Sull'ala destra del nostro schieramento avevamo di fronte la 4 Divisione indiana e su quella sinistra la 10 Divisione indiana, entrambi appartenenti all' 8 Armata inglese, come confermato dopo il 28 maggio da prigionieri e da preda bellica" (Hoppe pp   )

29.5. "La nostra linea più avanzata, la "A-Stellung", era poco attrezzata: era quella su cui, dopo I duri combattimenti dell'ottobre sul fiume Sangro e nelle vicinanze di Ortona, avevano stazionato la 65 Divisione di fanteria al comando del tenente generale Heistermann von Ziehlberg e la 1 Divisione paracadutisti al comando del tenente generale Heidrich. La nostra seconda linea, la "B-Stellung", era non solo scelta ottimamente dal punto di vista del territorio ma anche molto ben attrezzata.  Così la terza linea (C-Stellung) tra Città S.Angelo e Penne. Dopo che la truppa si era assuefatta al metodo di combattimento adottato dagli Inglesi, in particolare agli attacchi di fuoco concentrato e di sorpresa da parte delle artiglierie e dei mortai, si era abituata a vivere nelle sue posizioni. A questo aveva contribuito non poco il rinnovato mutarsi del paesaggio. Sulla destra ci salutava la vetta più alta del gruppo della Maiella, come un re della montagna, avvolto nel suo mantello di ermellino di candidissima neve, nel sole già caldo di maggio offriva ogni giorno un nuovo scenario di incomparabile bellezza. A sinistra si scorgeva l'azzurro dell'Adriatico e chi aveva un po' di fantasia poteva figurarsi come una volta Bernd Rosemeyer e Caracciola sfrecciavano sul famoso circuito di Pescara. Purtroppo tutta questa bellezza era legata al duro e faticoso lavoro di consolidamento delle trincee, al servizio di sentinella, delle pattuglie di esplorazione ed alla difesa delle truppe d'assalto nemiche" (Hoppe pp.)

 

1 giugno 1944. "All'inizio del mese di giugno le truppe indiane si erano dimostrate più attive e si poteva notare che esse volevano capire se anche sul fronte adriatico fossero in corso dei movimenti di sganciamento. Un'operazione di una certa importanza era stata condotta dal nemico a sud di Orsogna con effettivi di qualche compagnia contro il I battaglione del 994.mo granatieri ma era fallito contro il fuoco di difesa di tutte le armi.Presso Villa Grande un consistente reparto di assalto, preso sotto il fuoco di difesa del II battaglione del 992.mo granatieri, era finito su un campo minato, riportando delle perdite. La riserva nemica di oltre cento carri armati , ripetutamente segnalata e che anche il Bollettino della Wehrmacht aveva menzionato, non era invece entrata in azione, dimostrandosi, in definitiva, come una falsa notizia. Per la 278 Divisione l'impiego in questo settore che, tutto sommato, poteva definirsi tranquillo, ha anche avuto la sua importanza. La giovane divisione non solo aveva mantenuto le sue posizioni e si era perfezionata nello svolgimento dei servizi di ricognizione e di sicurezza, ma le regole fondamentali dell'addestramento avevano dato buona prova e la combattività era stata di nuovo pienamente ristabilita" (Hoppe pp.)

La struttura organica del Corpo italiano di liberazione (CIL) è ora la seguente: Divisione Nembo (183 e 184 Reggimento paracadutisti, su due battaglioni); 1 Brigata (4 Reggimento bersaglieri e 3 Reggimento alpini su due battaglioni, 1 battaglione paracadutisti); 2 Brigata (68 Reggimento fanteria su due battaglioni, battaglione di marina Bafile, 9 reparto d'assalto). Costitutivamente il CIL ha una notevole prevalenza di fanteria sull'aliquota di fuoco d'appoggio di artiglieria. Mentre le truppe della 5 Armata americana puntano su Roma, il CIL incomincia a trasferirsi nella zona di Lanciano alle dipendenze del 5 Corpo di Armata britannico comandato dal gen. Alfrey. L'impiego nel settore adriatico si presenta sostanzialmente diverso da quello del periodo invernale per la situazione operativa e per la natura e le caratteristiche ambientali.

2.6. "Il gen. Alexander chiede al gen. Anders polacco se alcune unità del 2 Corpo potevano presidiare il settore adriatico tre giorni dopo. Fa rilevare che la 10 Divisione indiana, liberata da quel settore, sarebbe stata di grande aiuto sul fronte di Roma. Propone che la riorganizzazione del Corpo polacco avvenisse nel settore adriatico più tranquillo. Il gen. Anders accetta di mettere in linea tre reggimenti di artiglieria il 5 giugno prossimo e di assumere la responsabilità del settore con la 3 Divisione al più presto possibile" . "Il gen. Alexander discute poi il problema dei rinforzi. In considerazione delle gravi perdite sofferte nella battaglia di Montecassino e della mancanza di uomini di riserva, il Quartier Generale britannico, tenendo conto del proprio organico, propone di ridurre il Corpo d'Armata polacco ad una divisione di fanteria rafforzata da reparti corazzati. Il gen. Wladyslaw Anders scrive ancora nel suo Diario "Un'armata in esilio. 1950 Cappelli Bologna: "Non potei accettarlo. Consideravo il Corpo d'Armata polacco come il nucleo del futuro esercito polacco che doveva perciò essere composto di tutte le armi e servizi affinché potesse operare indipendentemente. Ero certo che i rinforzi sarebbero arrivati dall'altra parte del fronte. Ciò significava che avremmo dovuto vedere  arrivare polacchi, costretti ad arruolarsi nell'esercito tedesco e nella organizzazione Todt, che lavoravano nelle retrovie tedesche".

4.6. Gli Alleati entrano in Roma.

6.6. Sbarco alleato in Normandia. "All'inizio del mese di giugno gli avvenimenti verificatesi sul fronte principale - Roma era caduta il 4 giugno - avevano avuto una ripercussione anche sul nostro fronte e nella  mattinata del 6 giugno giunse l'ordine telefonico dalla 10 Armata che cioè il "Gruppo Hoppe" il giorno successivo doveva inizialmente ripiegare sulla Linea “C” in relazione all'indietreggiamento dell'ala sinistra del 51 Corpo Alpino , rappresentato dalla 114 Divisione cacciatori. Quest'ordine poneva la 278 divisione di fronte ad un problema di difficile soluzione. Era pur vero che nel frattempo essa era completa dal punto di vista dell'armamento però mancava della metà della dotazione di automezzi. Il gruppo contraereo e le batterie costiere erano completamente inamovibili. Pertanto, dato che nella zona non vi erano cavalli, vennero requisiti I buoi in coppia e queste bestie pazienti e fedeli, per due lunghe settimane, trainarono I veicoli  delle salmerie ed I cannoni sulle strade polverose della costa adriatica e sugli stretti sentieri delle montagne abruzzesi. Resterà motivo di vanto per la truppa il fatto che essa riuscì a portare con sé tutti I pezzi, essenziali per il combattimento, e che si rese necessario far saltare soltanto alcuni dei pesantissimi cannoni piazzati sulla costa. Le prestazioni organizzative degli ufficiali, la tenacia e l'energia della truppa, che ha dovuta quasi senza eccezione trainare a mano le proprie mitragliatrici ed i mortai o addirittura portarli a spalla, e tutto questo vestendo l'uniforme invernale, non potranno mai essere apprezzate a sufficienza.I movimenti di arretramento dovevano venire effettuati in modo che le retroguardie, che di volta in volta restavano esposte al nemico, ricevessero un ben definito piano di azione al fine di impedire puntate offensive del nemico sui reparti che defluivano marciando lentamente" (Hoppe pp ).

Sin da questo giorno l'artiglieria della 3 Divisione polacca fucilieri Karpaty presiede il nuovo settore operativo sull'Adriatico. Il comando del Corpo si stabilisce a S.Vito a sud-est di Ortona.

7.6. L'artiglieria e le armi pesanti dalla fanteria tedesca vengono sgomberate dalla Linea “A” nella notte  e prendono posizione sul fiume Pescara

8.6. Il fronte, nel settore adriatico, incomincia oggi a muoversi conseguentemente alla ritirata tedesca su tutta la linea. L'avanzata anglo americana viene  condotta inizialmente dal 5 Corpo britannico, con la 4 e la 10 Divisione indiana, e il Corpo Italiano di Liberazione (CIL). Presso Miglianico, il 993 granatieri   respinge un forte attacco di  truppe di assalto indiane.

"Il nemico seguiva con una certa esitazione e si è fatto ricorso alle armi soltanto attorno a Miglianico e presso la città di Chieti che era stata dichiarata territorio neutrale a seguito di un accordo con il Vaticano per proteggere la popolazione civile. Molto vicino alla zona a sud di Chieti i partigiani ricompensavano la nostra generosità con un attacco di sorpresa diretto contro le retrovie del 992 granatieri che si stavano ritirando ed il cui plotone guastatori rimase temporaneamente tagliato fuori, subendo perdite" (Hoppe.pp)

Nella notte l'artiglieria e le armi pesanti vengono sgomberate dalla linea “A” e le truppe tedesche prendono posizione a Pescara e sul fiume omonimo. Attacchi a sorpresa dei partigiani. Il contatto con le truppe alleate si ha  Chieti e presso Miglianico tra gli uomini del 993 tedesco e quelli della 4 divisione di fanteria indiana. 

9.6. Dopo che il battaglione guastatori aveva eseguito tutti I compiti affidatigli per la posa delle mine e la creazione di ostacoli, anche la linea sul Pescara veniva sgomberata e al mattino la 278 Divisione prendeva posizione, pronta alla difesa, nella ben attrezzata Linea “C” tra Penne, Città S.Angelo e la costa. E qui, in mattinata, giungeva via radio dal comando d'armata l'ordine di ripiegamento ulteriore in direzione nord. Poiché il nemico sino alla sera del 9 non aveva ancora attraversato il Pescara, la Divisione passava all'attuazione di un sistematico ripiegamento che aveva inizio nella notte sull'11 e doveva terminare solo il 18 giugno sul fiume Chienti.

10.6. Per la ritirata, alla 71 Divisione a destra ed alla 278 a sinistra, venivano assegnati limiti di settore e strade ed impartiti ordini precisi circa la linea da difendere giornalmente. Reparti per la regolamentazione del traffico provvedevano a mantenere l'ordine in corrispondenza di passaggi importanti e di crocevia.

"Gli spostamenti venivano effettuati nottetempo secondo il principio: mettersi in marcia presto, alla sera, allo scopo di essere puntualmente pronti al mattino successivo per la difesa" (Hoppe pp ) . Non erano state apportate modifiche alla attuale disposizione: il 994 granatieri che procedeva sul fianco destro, il 992 al centro ed il 993 sul fianco sinistro. Il 924 reggimento da fortezza con I suoi battaglioni di complementi veniva a poco a poco scaglionato in avanti per assicurare in tempo la protezione dei piccoli porti sulla costa Roseto, San Benedetto, Grottammare, Pedaso e Porto San Giorgio. In tal modo la protezione della via adriatica veniva a spettare al 993 granatieri.

12.6. "Quando risultò che il nemico a mala pena ci seguiva, limitandosi alla osservazione aerea, a partire dal 12 giugno vennero emessi delle tabelle di marcia che regolamentavano subito e per parecchi giorni gli obiettivi di marcia e lasciavano ai reggimenti più libertà di azione per I loro comandi avanzati, per il trasporto dei malati e per l'organizzazione dei rifornimenti. Ora i reggimenti potevano marciare con un impiego alternato vale a dire mentre un battaglione manteneva la linea stabilita per quel giorno, l'altro battaglione marciava già verso la prossima posizione. Senza dubbio il peso maggiore della ritirata doveva essere sostenuto dal 278 battaglione guastatori. Insufficientemente dotato di automezzi, da oggi senza esplosivo da mina, tutti I brillamenti dovevano venire eseguiti utilizzando vecchio munizionamento di artiglieria e bombe di aereo. Inoltre, per far si che tali esplosivi di fortuna potessero venire utilizzati efficacemente, si rendevano per lo più necessari pesanti lavori di scavo che richiedevano tempo. In tal modo spetta aI nostri guastatori , al comando del loro energico maggiore Hornung, il merito essenziale del regolare andamento del ripiegamento" (Hoppe p.20.)

Truppe tedesche occupano Castelfidardo. Audie Busgermeisterei Castelfidardo. L'unità 06673 ha occupato dal 12 giugno 1944 la casa del sig.Adriano Mei Gentilucci. Altre truppe non possono occupare la casa non essendo altro posto disponibile. Hauptmann Hangel. I tedeschi occupano la villa di Fabrizio Marcosignori. La villa è poco distante dal  Palazzo di Paolo Soprani ed è isolata in quanto la strada di collegamento, oggi via G.Marconi, non c'è ancora.  Vi istallano il Tribunale Militare (Kriegericht).  In una sala si tengono le riunioni degli alti ufficiali.  Fuori c'è costantemente un piantone e in casa un soldato che batte alla macchina per scrivere. In una camera dormono due tedeschi. Il telefono da campo  squilla continuamente.

14.6. La 3 divisione polacca fucilieri di Karpazia da' il cambio ai reparti della 4 divisione indiana e sostituisce i rimanenti della 10, nonché l'aggruppamento di cavalleria corazzato inglese. 15.6. sostituisce gli ultimi reparti della 10  e della 4 Divisione indiana  del 5 Corpo d'armata britannico. 16.6. Il 12 Lancieri polacchi completano la sostituzione del Reggimento britannico da ricognizione nella zona di Sulmona.

17.6. "Quando scomparvero I brulli pendii dell'Abruzzo con in lontananza il dominante Gran Sasso, e dopo che I fiumi Vomano (l'11), Tordino (il 12), Tronto (il 14) , Aso (il 15) e Tenna (il 16-17) furono superati senza combattere, il buon umore dei nostri soldati prese il sopravvento e fece dimenticare tutti I disagi sofferti. Essi conobbero quella terra e la gente, le piccole città poste in cima alle montagne, si stupirono per la gran quantità di pomodori già maturi sui campi, per la mietitura già all'inizio e bevvero con piacere il vino locale. Soltanto del nemico non avevano fatto conoscenza. Tuttavia per la divisione queste due settimane di arretramento rappresenteranno giorni degni di venire onorati poiché nessun cannone, nessun'arma e nessuna attrezzatura andò perduta sebbene tutto ciò si fosse dovuto trasportare per salite e discese tra grandi difficoltà" (Hoppe pp.)

Il generale Wladyslaw Anders, comandante del II Corpo Polacco assume il comando del settore Adriatico nella zona di Pescara e da' inizio alle operazioni di inseguimento delle truppe tedesche su quella fascia. I nuovi ordini sono: "Il II corpo polacco inseguirà il nemico con la massima velocità possibile e conquisterà il porto di Ancona". "Prendete il Porto d'Ancona e fate si che esso resti aperto al traffico, essendo diventato indispensabile dal punto di vista logistico".

In aggiunta ai reparti polacchi si trovano alla sue dipendenze il 17 ed il 26, due reggimenti di artiglieria pesante inglesi, il 7 Reggimento corazzato Ussari della Regina (Queen's Hussars) e varie unità minori britanniche di genieri, collegamenti, difesa contraerea, e il Corpo Italiano di Liberazione (CIL),comandato dal generale Umberto Utili, forte di tredici battaglioni di fanteria, due reggimenti di artiglieria da campagna,una batteria d'artiglieria pesante,un battaglione del genio ed una compagnia di collegamenti. Inoltre vi è l'unità partigiana Brigata Majella al comando di Ettore Troilo, ex ufficiale italiano della riserva.

"I reparti italiani erano molto male equipaggiati, specie per quanto riguardava I trasporti meccanizzati, ma erano tutti a pieno organico" (Anders pp ).

Le posizioni di partenza del corpo polacco sono: la fascia costiera lungo la strada n.16 tenuta dalla 3 Divisione karpatica rinforzata; La divisione opera con due brigate su due direttrici principali. L'asse secondario Chieti Teramo, Ascoli, Amandola. Macerata con reparti staccati del CIL aventi il compito di proteggere la 3 Divisione contro offese da occidente. All'ala sinistra, nelle montagne, opera il 12 Lancieri di Podolia e nel gruppo della Majella agisce un gruppo di alcune centinaia di volontari italiani, guidato da un notissimo avvocato italiano, sotto il comando di ufficiali polacchi e di sottufficiali e di un ufficiale britannico.

Costituzione del 2 Corpo d’Armata polacco. In virtù dell'accordo firmato il 30 luglio 1941 a Londra tra il governo polacco del gen.Wladyslaw Sikorski,con sede nella capitale britannica, ed il governo sovietico, I polacchi trovatisi in territorio sovietico dopo il settembre del 1939 hanno la possibilità di arruolarsi nell'Esercito Polacco. Nel Gennaio del 1942 le forze polacche vengono trasferite nell'Asia centrale sovietica. Nell'aprile di quell'anno nell'Uzbechistan si trovano due divisioni polacche, di cui una sola dotata di fucili e di poche armi pesanti d'addestramento,nonché in varie altre repubbliche centro asiatiche modesti rudimenti di altre quattro divisioni. Nella seconda metà del mese di agosto tutte le truppe polacche lasciano l'URSS alla volta dell'Iraq via Iran. Nelle guarnigioni nel deserto iracheno I reparti polacchi vengono riorganizzati sulla base dell'organico britannico. Si unisce a loro la Brigata autonoma di Fucilieri dei Carpazi, resasi celebra meno di un anno prima nella difesa di Tobruk, trasformandosi in 3  divisione karpatica. Con I soldati rimanenti vengono formate la 5 divisione di Fanteria Kresowa, la 2 Brigata corazzata ed il 2 gruppo d'Artiglieria. Il tutto viene denominato Armata Polacca in Oriente. Nel giugno del 1943 viene deciso di impiegare il Corpo Polacco in Europa. Nel luglio ed agosto I reparti lasciano l'Iraq per la Palestina per raggiungere l'Italia tra il dicembre del 1943 e l'aprile dell'anno dopo (Taranto, Bari e Napoli). Il Corpo si guadagna la gloria nella battaglia di Montecassino. Nei terribili combattimenti che qui per mesi bloccano l'avanzata degli Alleati I Italia, I Polacchi hanno 4.200 caduti ma riescono a slogggiare I famosi "diavoli verdi" tedeschi della 1 divisione paracadutisti, il cui valore hanno stupito il mondo.

Costituzione del CIL. (17.4). Il raggruppamento di truppe italiane al seguito degli alleati, che ha ormai l'aspetto e la consistenza di una grande unità con circa 10.000 uomini, assume la denominazione di Corpo Italiano di Liberazione, al comando del generale Utili. Spostato sul fronte adriatico, sempre inquadrato nell'8°Armata britannica, il II° Corpo Polacco si trova ad avere alle sue dipendenze, dal marzo del 1944 il Corpo Italiano di Liberazione. Ai polacchi e al CIL è affidato il compito di respingere il nemico fino a raggiungere ed occupare Ancona, porto di rilevante  importanza strategica per i rifornimenti in vista dell'attacco contro la Line Gotica che i Tedeschi allestiscono fra Pesaro e La Spezia. (17.6.) Il CIL comandato dal gen.Umberto Utili, passa a far parte del 2 corpo d'armata polacco. Il CIL deve coprire il fianco procedendo lungo la direttrice Chieti-Teramo-Ascoli Piceno-Macerata-Jesi, mentre la brigata partigiana italiana la Majella,anch'essa inquadrata nel corpo,e comandata da Ettore Troilo, operando nella zona montana lo fiancheggia.

18.6. I tedeschi in ritirata raggiungono il fiume Chienti e si prendono una giornata di riposo. Il 993 Granatieri, che nella posizione di Tollo ha avuto il compito più difficile e che è stato impegnato più a lungo, viene portato fuori dalla zona di combattimento ed acquartierato a riposo a Castelfidardo come riserva divisionale. Il settore del 993 viene assunto dal 278 battaglione fucilieri. Lo stesso giorno giunge l'ordine che il "Gruppo Hoppe" è sciolto. La 71 e 278 Divisione vengono messe agli ordini diretti del 51 Corpo di Armata Alpino comandato dal generale Valentin Feurstein.

19.6. Il quartiere generale del comando tattico della 278 Divisione di fanteria tedesca viene insediato a Castelfidardo. Arriva nella sede del comando tedesco il generale Feurstein, comandante il 51 corpo di montagna,  e  da' istruzioni che la ritirata venga rallentata in modo tale che il porto di Ancona sia tenuto ancora per almeno altre tre settimane, guadagnando tempo per la organizzazione della Linea Gotica. I tedeschi progettano diverse linee di resistenza: la Linea Frieda sul fiume Chienti, la Linea Elfriede sul Potenza, la Linea Albert sul Musone e la Linea Ingeborg sull'Esino, allo scopo di guadagnar tempo. La Divisione ha intenzione di fermarsi temporaneamente sul fiume Chienti per concedere una sosta alla truppa. Anche il battaglione guastatori ha bisogno di tempo per elaborare nuovi piani per minare il terreno e creare ostacoli al nemico che avanza.

Il comando tedesco si stabilisce nella villa di Settimio Soprani  e nell'adiacente fabbrica di fisarmoniche dove rimangono pochi operai a lavorare. Lo stabilimento chiuderà definitivamente verso la fine di giugno, interamente occupato dalle truppe tedesche. L'ufficio del generale Hoppe viene locato nella sala del caminetto della villa. Per l'insediamento degli uffici e servizi del Comando di divisione tedesco viene anche occupato il palazzo sovrastante lo stabilimento del Comm.Paolo Soprani e Figli di cui è proprietario Paolo Soprani di Luigi. La fabbrica di fisarmoniche sospende ogni attività.  Con gli uomini del generale Hoppe Castelfidardo è così completamente occupata dai tedeschi.Il giorno precedente erano stati raccolti e posti in riserva i soldati del 993 reggimento granatieri.  Sono state requisite inoltre per dare alloggio agli ufficiali anche le abitazioni del Sor Oddo Tomassini verso l'ospedale, del Dott.Luigi Cenerelli in Piazza Trento e Trieste, di Nazzareno Catraro e di Mario Bugiolacchi in via Mordini. Ai giardini di Porta Marina, al monumento, nascosti tra gli alberi, lungo le mura da bora (via Roma) mimetizzati da teloni, sostano automezzi tedeschi con ricetrasmittenti tra coriandoli di fili telefonici.

La presenza delle truppe tedesche crea dei  problemi di convivenza.  Documenti: Oblt.Florian hauptquartier.Allein gbt Erlabuis fur jede Art von Beschaffung von lebens mitteln,kaufwaren (Harmonikes) u.s.w.solamente il tenente maggiore Florian del quartier generale rilascia il permesso per ogni qualita' di acquisti generi alimentari, merce, (armoniche) e così via. La burocrazia non demorde. Dichiarazione: Tramite questa nota si dichiara che camion 7392 della GNR è venuto in nostro possesso. Il camion è in servizio presso l'ufficio H 39450C. Per correttezza firmato Pauls.

20.6. La 278 Divisione tedesca ha ora impegnato sul fronte adriatico soltanto  tre battaglioni: a destra, in collegamento con la 71, il I/994; al centro il I/992; a sinistra il 278 fucilieri rafforzato da una compagnia  indiana. I secondi battaglioni dei reggimenti stanno in riserva, il battaglione del 993 nella riserva di divisione. Sulla costa da Porto Civitanova a Porto Recanati sono dislocati il 924 Reggimento da fortezza, il 278 battaglione complementi ed il terzo battaglione del 755 Reggimento russo (composto da elementi turcomanni N.d.T.). Il 305 battaglione complementi si è nel frattempo messo in marcia verso la propria divisione. Riguardo alla compagnia formata da elementi indiani c'è da dire: il 278 battaglione fucilieri è rafforzato da una compagnia di indiani volontari appartenenti al "Libero Battaglione Indiano". In seguito, nel suo libro, il generale Hoppe scriverà sotto la data del 6 luglio: "la libera compagnia indiana era stata disciolta già prima ancora dell'inizio dei combattimenti perché il loro comandante, uno studente indiano, aveva dichiarato che gli indiani combattevano soltanto contro le truppe inglesi.

"L'aumentata ricognizione aerea e l'intensificarsi delle pattuglie di esploratori nemiche consigliavano di vigilare il più possibile quando al 992 granatieri non era riuscito a far saltare il ponte sul fiume Tenna nelle vicinanze di Fermo. Già nel pomeriggio veniva segnalata la presenza di veicoli motorizzati sulle strade che da Fermo e S.Elpidio conducono a Monte San Giusto" (Hoppe pp ).

21.6. Il mattino, la 3 Divisione karpatica, colonna d'assalto del 2 Corpo polacco avanzante lungo il litorale adriatico, viene finalmente  a contatto con truppe tedesche sistemate a difesa della riva nord del fiume ChientI.

"Ed effettivamente, verso le ore 9, il nemico attaccava di sorpresa presso Beltrovato e la stazione di Morrovalle, superava il fiume dove scorreva poca acqua respingendo I nostri reparti di retroguardia posti a sicurezza. Circa una compagnia e mezza con veicoli corazzati si apriva un varco sulla strada che porta a Morrovalle. In questa situazione il 992 granatieri riceveva l'ordine di passare all'attacco con il suo II battaglione e con la seconda compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale, che era stata fatta avanzare con I suoi cannoni d'assalto, e di ricacciare il nemico al di la' del fiume Chienti. Al 994 granatieri veniva affidato il compito di creare uno sbarramento dal settore occidentale col suo II battaglione e di rioccupare le vecchie posizioni man mano che progrediva l'attacco operato dal 992 L'operazione, consistente nel fare avanzare le riserve e nella preparazione dell'appoggio di fuoco di artiglieria, aveva ritardato l'inizio dell'attacco sino al pomeriggio. Quando però esso aveva inizio, alle ore 18, portava ad un successo decisivo. Il grosso del gruppo ricognitore della 3 Divisione polacca veniva respinto dal 2 battaglione del 992 granatieri, tagliato fuori dal 2 battaglione del 994 ed annientato. Entro la mezzanotte la linea di resistenza sul Chienti era tornata di nuovo in possesso della Divisione. Venivano fatti prigionieri 67 polacchi, catturate 6 carrette corredate da mortai e mitragliatrici nonché numerosi fucili. Le nostre perdite erano state lievi. Si erano particolarmente distinti il maggiore Werner Krueger, che aveva appena assunto il comando del 992 granatieri dando il cambio al tenente colonnello Glase, il tenente Siebert (comandante della quinta compagnia del 992), I marescialli capo Heinrich Kaffenberger (ottava compagnia del 992) e Harniss (prima compagnia del 994)" (Hoppe pp.)

"Colti di sorpresa dall'improvviso irrigidimento della resistenza tedesca, polacchi e italiani dovettero prima riorganizzarsi, poi concordare un nuovo piano di attacco. Il Corpo polacco richiamò in linea la 5 Divisione Kresowa, fino allora tenuta in riserva, inserendola tra la 3 Divisione karpatica e il CIL, il quale a sua volta, fece serrare sotto alcuni battaglioni della divisione Nembo, non potendo disporre di tutte le sue unità, rimaste distanziate per difficoltà di trasporto" (Santarelli pp.)

22.6. "Sotto la protezione di pattuglie esploranti avanzate, I secondi battaglioni del 992 e 994 granatieri venivano portati in prima linea e disposti sulle ali interne dello schieramento ai due lati di Beltrovato" (Hoppe pp .)

23.6. "Ora si aveva la certezza che il nemico stava prendendo posizione per il combattimento. Il 992 granatieri respingeva deboli attacchi" (Hoppe pp .)

24.6. La stessa cosa avviene nella giornata odierna . Nel corso dei combattimenti il sottotenente Schroeder distrugge un mezzo corazzato. Anche l'artiglieria nemica ha aperto il fuoco, ma a ciò non è ancora seguito un attacco. Il generale Hoppe, alle prime avvisaglie di un attacco più consistente, vorrebbe ritirarsi dietro la “Linea Elfriede” sul fiume Potenza e ripetere lì la tattica di respingere il nemico che incalza ed infliggergli delle perdite, mantenendo però sempre forze efficienti.                      

27.6. Dichiarazione.  Ricevo dal sig.ten.Penningsfeld del comando tedesco la somma  di lire 4000 quale importo di n.4 fisarmoniche. Arhalte vomflern lentuant Penningsfeld wom dents chen Kommando die Summa von 4000 fur n.4 Akordeons.

28.6. Arriva l'ordine alle truppe tedesche di ripiegare nella notte tra il 29 e il 30 giugno sulla " Linea Elfriede" disposta sul fiume Potenza.

 

29 GIUGNO 1944 GIOVEDI‘. Narra Rolf Dittman, comandante della sesta compagnia del 993: "Nella notte tra il 29 e il 30 la nostra Divisione abbandona le posizioni sul fiume Chienti per ritirarsi dietro il fiume Musone... Per noi è ora terminato il periodo di riposo e veniamo nuovamente impiegati in prima linea. Al pomeriggio sul Musone, vengono assegnate ai Comandanti di Compagnia le nuove posizioni da difendere. Ci è chiaro che ora la nostra situazione ricomincia a farsi seria e che dobbiamo difenderci per sbarrare il più a lungo possibile al nemico l'accesso ad Ancona. Alle ore 22 le compagnie occupano le posizioni sulla linea del Musone. Al tenente Leipold (settima compagnia) viene assegnato il settore costiero, a me  quello mediano ed al sottotenente Scholl (quinta compagnia) lo scomodo settore di destra. Qui infatti potrebbero localizzarsi il punto critico del nostro settore dato che la Via Adriatica (Strada Statale 16 N.d.T.) passa proprio attraverso la line tenuta dalla quinta compagnia. La linea assegnata alla mia Compagnia (la sesta) va dal terrapieno della ferrovia,dove confina con la quinta, allo sbocco del fiume Aspio nel Musone, dove confina con la settima. Il settore assegnato al battaglione è talmente esteso per cui tutte le compagnie fucilieri devono venire impegnate in prima linea. Siamo poco entusiasti della nostra linea perché il nemico, da Loreto, posto in altura, potrebbe distinguerne ogni particolare. Ho impegnato tutte le truppe disponibili in prima linea, compresi I due gruppi di riserva e la squadra mitragliatrici pesanti. Ci trinceriamo sulla sponda settentrionale del Musone. Il settore della Compagnia è ampio 1.800 metri. Considerate le cattive condizioni di visibilità, resto con il mio posto di comando tattico soltanto 200 metri dietro la linea del fronte" (Dittman R. Die Neue Bruecke n.25 pasqua 1962 e 26 agosto 1962)

 

30 giugno 1944. VENERDI’- Le truppe tedesche sono appena ripiegate nella notte sul fiume Potenza che in mattinata giunge un nuovo ordine di ripiegare nella notte successiva sulla “Linea Albert” sul fiume Musone.

"Sull'ala occidentale, la 6 Brigata di fanteria Leopoli, avanguardia del 5 Divisione Kresova, progrediva con lentezza a causa dell'accidentata natura del terreno e per le immense distruzioni stradali poste in atto dai tedeschi in ritirata. Tuttavia, alle ore 16, occupò Morrovalle e la zona circostante.Da queste posizioni, sul calar della sera, mosse verso il fiume Potenza, che era stato intanto raggiunto e valicato con facilità, la sera stessa, dalla 1 Brigata karpatica, reparto di punta della 3.Divisione omonima operante nella zona litoranea" (Santarelli pp ).

Durante la notte  il Comando di Divisione del generale Hoppe lascia Castelfidardo per trasferirsi a Montemarciano.

"Quando il 30 giunse un nuovo ordine di ripiegare nella notte seguente sulla Linea Albert sul fiume Musone, nell'interesse della situazione vista nel suo complesso, si dovette rinunciare ad importanti vantaggi consistenti in primo luogo nel fatto che la vecchia linea sul fiume Potenza aveva una lunghezza di soli 20 chilometri contro I 30 di quella sul Musone e secondariamente nel fatto che, con le alture dominanti di Recanati e Loreto, cadevano nelle mani del nemico importanti punti di osservazione e posizioni da cui predisporre azioni offensive. Così molto a malincuore, nella notte fra il 30 e il 1 luglio venne abbandonata la linea sul fiume Potenza per attestarci sulla Linea Albert che era stata da giorni accuratamente esplorata ma non per questo soltanto aveva assunto maggiore importanza. E proprio lungo questa linea si doveva giungere alla battaglia" (Hoppe pp  ).

A Porto Recanati verso mezzogiorno i tedeschi fanno saltare il ponte sul Musone evacuando la zona. Arrivano nel pomeriggio i soldati polacchi della 3 Divisione Karpatica del 2 Corpo d'Armata. L'avv.Camillo Pauri sarà il primo sindaco dopo la liberazione nominato dal CLN locale.

A Potenza Picena il GAP locale assume il controllo del paese e prepara la popolazione ad accogliere i liberatori.  Alle ore 15 batterie tedesche dall'altura di Recanati aprono il fuoco contro Potenza Picena uccidendo 10 persone e ferendone altre. Con prontezza i partigiani accorrono e coadiuvati da alcuni civili trasportano all'ospedale i feriti.

A Macerata, alle ore 14,30 provenienti da Civitanova passando internamente per Monte San Giusto e Corridonia giungono in corso Cairoli le prime camionette polacche, seguite dai reparti dei paracadutisti della Nembo del CIL. I partigiani del gruppo Nicolò, provenienti da Sforzacosta, issano per primi il tricolore sul monumento ai caduti. (Pinci G. in Macerata, 4).

A Montelupone alle ore 18,15 le truppe polacche entrano in città.

A Tolentino alle 3 del mattino saltano i ponti della città.  Alle 14 entrano i partigiani e i motociclisti della Nembo tra l'esultanza della popolazione.

A Recanati,i tedeschi evacuano la città ed elementi di retroguardia guastatori fanno saltare il Ponte Nuovo e la strada sotto il Duomo. Rappresaglia tedesca nella zona di Costa dei Ricchi. Ne è vittima Armando Nina,di anni 32, da poco congedato e reduce dall'Albania.I tedeschi lo obbligano a scavarsi la fossa insieme al padre e alla moglie  e lo falciano con una raffica di mitra.  A Filottrano invece per un soldato ucciso i tedeschi fucilano 10 persone prese a caso, altre 7 per un fatto simile ne hanno fucilate giorni addietro a Staffolo

 

1 luglio 1944. Sabato. Le truppe tedesche hanno abbandonato nella notte la posizione difensiva sul fiume Potenza e hanno ripiegato sulla “Linea Albert” di 30 chilometri che corre parallelamente al Musone da ovest a est. Il punto centrale di questa linea è la posizione elevata di Osimo ma prima ancora, dopo un secolo dallo scontro piemontese-pontificio, la cittadina di Castelfidardo con la Selva di Monte Oro (la Battuta).

Dalle memorie del generale Hoppe: "La Divisione si accorse di essersi sbagliata se, con il rapido sganciamento, aveva sperato di guadagnare il vantaggio di almeno qualche giorno di tempo. Infatti, sebbene la nuova linea venisse a trovarsi più indietro di 20 chilometri, quindi sufficientemente arretrata e tale da costringere il nemico ad effettuare una ulteriore avanzata, I polacchi non si attardarono in lunghi preparativi. Giustamente, dal nostro rapido sgombero della linea sul Potenza avevano tratto la conclusione che avremmo proseguito nel nostro arretramento e ci rimanevano quindi alla calcagna. Con l'impiego dell'aviazione essi erano facilmente in grado di compensare la mancanza dell'appoggio dell'artiglieria pesante che non poteva tenere dietro all'avanzata con la dovuta rapidità. I polacchi ci seguivano immediatamente ma senza incalzare troppo: il 1 luglio si accontentavano soltanto di premere sulle retroguardie della 278 divisione, lasciate per sicurezza sulla zona antistante la nostra linea, e si deve ringraziare questa circostanza se la Divisione si è potuta organizzare nella nuova linea di difesa.  Questa andava da occidente ad oriente e passava a sud di Filottrano lungo la riva settentrionale del torrente Fiumicello sino al punto dove questo sbocca nel Musone. Il punto centrale di questa linea era rappresentato dalla piccola città di Osimo, posta su un'altura. Pertanto la Divisione si attendeva che il nemico avrebbe attaccato o a sud ovest o a sud est di Osimo per far cadere la città investendola ai fianchi. Se il nemico avesse invece diretto il suo attacco principale nella zona di Filottrano, puntando su Jesi e Chiaravalle, in tal caso avrebbe rivelato l'intenzione di accerchiare la 278 divisione presso Ancona e di annientarla. Se con il grosso delle sue truppe il nemico avesse sfondato il fronte ad oriente di Osimo allora lo avrebbe allettato la rapida conquista del porto di Ancona, importante per I rifornimenti. Soltanto l'andamento dei combattimenti avrebbe mostrato quale soluzione aveva scelto l'avversario" (Hoppe pp.)

Nella mattinata poiché la 71 Divisione non è ancora in grado di combattere, la 278 deve da sola sostenere il peso della linea spiegandosi con sei battaglioni effettivi e uno di riserva come segue per la difesa della “Linea Albert“:  A destra il 994 sotto il comando interinale del maggiore Rudolf Godorr, aiutante il capitano Helmut Wollin, con il 1 battaglione a destra e il 2 a sinistra, in collegamento con la 71 Divisione nel settore  Filottrano-S.Biagio; al centro il 992, sotto il comando interinale del maggiore Werner Krueger, aiutante il tenente Erich Widmaier,  con il 2 battaglione a destra e il 1 a sinistra, nel settore a sud di Osimo; a sinistra il 993, al comando del colonnello Paul Broecker (aiutante il tenente della riserva Hermann Eicher), con il 1 battaglione a destra e il  2 a sinistra, nel settore Castelfidardo-costa.  Come riserva divisionale il 278 battaglione fucilieri, ad Offagna, comandato dal capitano Dister, aiutante il tenente Amhoff. Il 278 Reggimento artiglieria al comando del maggiore von Lonski ,aiutante il capitano Boehm, assegnato in appoggio al 994 col suo secondo gruppo ed il 992 col suo primo gruppo. Il 305 Reggimento artiglieria , al comando del colonnello Kurt, col suo primo gruppo era destinato ad appoggiare il 993 e col suo quarto gruppo effettuava la copertura di fuoco sul centro e sul settore sinistro del fronte.  I gruppi terzo e quarto del 278 artiglieria erano ancora distaccati presso la 71 Divisione ma avevano il loro raggio di azione nella zona antistante il settore del 994 granatieri. Il 278 gruppo controcarro divisionale, al comando del capitano della riserva Kurt Knorn (aiutante il sottotenente della riserva Siegfried Bohlmann), veniva impegnato su due gruppi misti alle due estremità dello schieramento. Il 278 battaglione guastatori veniva dislocato fra il Musone e lo Esino col compito di creare sbarramenti e di simulare istallazioni militari. La guarnigione della piazzaforte di Ancona era costituita da un comandante appartenente alla marina, che disponeva di parecchie sezioni di artiglieria di marina, e dagli anziani elementi della Territoriale del 903.mo battaglione da fortezza e dal 676 battaglione di sicurezza che non disponevano delle armi pesanti della fanteria ed avevano pertanto scarsa efficienza combattiva. Il 924 Reggimento di fortezza, al comando del colonnello Von Seydlitz, assieme al 278 battaglione complementi ed al 3 battaglione del 755 Reggimento russo (Turcomanni) assicuravano la difesa del litorale di Ancona sino a Montemarciano.

Scrive ancora il generale Hoppe: "Nel corso della giornata il fuoco aumentava sempre più, gli aerei aggiustavano il tiro dell'artiglieria e quando per la prima volta i cacciabombardieri effettuavano incursioni sulla linea di combattimento, la Divisione informava il 51 Corpo d'Armata che era imminente un attacco in grande stile, chiedendo ordini precisi che sono stati così formulati: "tenere Ancona il più possibile, evitando la frantumazione del fronte e senza perdere I collegamenti nel corso dei graduali movimenti di retrocessione" (Hoppe pp.  )

Segue ora la narrazione fatta dal capitano Rolf Dittman del settore operativo del 993: " ... La scorsa notte ci siamo trincerati sulla sponda settentrionale del Musone ed attendiamo con ansia gli eventi. Ma i polacchi hanno compiuto solo esitanti puntate e così c'è stata calma per quasi tutta la giornata. Solo nel tardo pomeriggio alcune autoblindo si muovevano sulla sponda opposta. Ai nostri tentativi di raggiungerle con granate controcarro, si sono sottratte con violente sparatoria. Ma, all'imbrunire, un carro leggero si sofferma a circa 300 metri avanti alla linea tenuta dal nostro primo plotone e resta bloccato nel fosso a lato della strada. Prendo la decisione di affrontarlo con alcuni volontari. Il sottotenente Jaensch della 14.ma compagnia partecipa a questa azione con un lancia razzi controcarro chiamato Ofemrohr (letteralmente tubo da stufa). Dopo aver predisposto l'indispensabile fuoco di copertura, guadiamo il Musone con l'acqua che ci arriva sino alla coscia. Dal pendio della sponda, alto circa due metri, osserviamo con I binocoli il terreno antistante ma non riusciamo a notare alcun movimento nelle vicinanze del mezzo corazzato. È rimasto inclinato nel fosso a lato della strada e soltanto il cannone e la mitragliatrice sono rivolti minacciosi nella nostra direzione. Ci avviciniamo piano piano con cautela sino a circa cento metri dal carro armato e Jeansch gli lancia contro la prima granata-razzo. Sebbene avesse cominciato ad emettere subito un fumo denso, senza attendere oltre, gli viene lanciata contro una seconda granata, dopo di che esplodono le munizioni all'interno del mezzo corazzato che va immediatamente in fiamme. Ora però si è fatta attenta anche l'artiglieria nemica e ci infastidisce con alcune salve. Rapidamente ci ritiriamo, raggiungendo indenni la nostra posizione. Usando un'arma controcarro da combattimento ravvicinato, con la nostra azione abbiamo distrutto un mezzo corazzato, il primo nel settore del nostro reggimento. Il fatto che l'equipaggio avesse già abbandonato il carro armato e che pertanto l'azione avesse presentato una relativamente scarsa pericolosità, pregiudica molto poco la nostra soddisfazione"  (Dittman.pp)

Nel 1978 il colonnello Helmut Wollin, che nel luglio del 1944,col grado di capitano, apparteneva al 994 Granatieri in qualità di aiutante maggiore del comandante, ha rintracciato nell'archivio militare federale l'originale di un rapporto che il maggiore Wolfgang Klennert, allora ufficiale di stato maggiore della 278 Divisione aveva trasmesso al comando del 51 Corpo di Armata alpino. "I combattimenti nella zona di Ancona sono caratterizzati dalla tattica nemica di occupare prima le importanti posizioni dominanti sulle alture per conquistare poi tutto il territorio che si può osservare dalle alture stesse”.

Prima fase della battaglia per la presa di Ancona. Il nemico incominciò la battaglia occupando di forza, con l'impiego parziale di forti reparti, dapprima il bastione di S.Biagio ad oriente di Filottrano sul fronte tenuto dalla divisione, esteso per 32 chilometri. Con il grosso delle sue forze, partendo dalla zona a nord di Loreto, attraverso Crocette (la Selva), ha condotto poi l'attacco principale in direzione di Castelfidardo e di qui verso Osimo che domina tutte le posizioni tedesche sulla Linea Albert ( Klennert W., Rapporto al 51 Comando Alpino in data 29.7.1944 in Die Neue Bruecke n.64 giugno 1978, pp ).

All'ala sinistra del fronte: "I Polacchi della Divisione Kresowa varcano con le avanguardie il Fiumicello e la 6 Brigata di fanteria Leopoli accompagnata dagli Ulani del 15 Reggimento con forte appoggio di carri armati, attaccano verso S.Biagio, fatti subito segno ad un fitto fuoco di artiglieria e mitragliatrici. Messi I carri in prima linea, I polacchi attaccano dalle ore 17 alle 20, contrastati dal 2 battaglione/994 che contrattaccava inutilmente. S.Biagio è presa, I tedeschi arretrano, chiedono l'intervento della riserva divisionale (il 278 battaglione fucilieri di stanza ad Offagna) ma il sopraggiungere della notte arresta le operazioni. Il comandante tedesco Hoppe ordina un contrattacco con le riserve del 2 battaglione/994 appoggiato dai cannoni corazzati semoventi in numero di 4 quale artiglieria mobile controcarro, da effettuare l'indomani. Intanto anche I reparti della Nembo hanno raggiunto la linea del fronte e si preparano ad appoggiare l'azione dei polacchi verso Filottrano", (Pierpaoli p.190) 

"Il 1 luglio il nemico irrompeva sulla nostra linea del fronte con forze corazzate e fanteria occupando il caposaldo di S.Biagio nella valle del Fiumicello, ad oriente di Filottrano. A sud di Castelfidardo è riuscito ad effettuare una penetrazione locale" . (Santarelli  pp 53-56).

A sera I reparti polacchi d'avanguardia raggiungono il Musone, che superano in vari punti, assicurando così i passaggi per il grosso delle forze. 

 

2 LUGLIO 1944 DOMENICA.Il giorno successivo fu combattuta quella che fu conosciuta coma le battaglia di Loreto, dal nome della città, attraverso  la quale si sviluppò la nostra azione principale iniziale: obiettivo di essa fu di consolidare I successi conseguiti dai nostri gruppi lanciati all'inseguimento e creare condizioni favorevoli per la battaglia di Ancona conquistando alture dominanti sulla sponda settentrionale del Musone" (Santarelli .)

Le truppe tedesche hanno abbandonato nella notte la posizione difensiva sul fiume Potenza e hanno ripiegato sulla linea Albert di 30 km. che corre parallelamente al Musone da ovest a est. Il punto centrale di questa linea è la posizione elevata di Osimo ma prima ancora, dopo un secolo dallo scontro piemontese-pontificio, la Selva di Castelfidardo.   Nella mattinata poiché la 71 divisione non è ancora in grado di combattere, la 278 deve da sola sostenere il peso della linea spiegandosi con sei battaglioni effettivi e uno di riserva come segue: a destra: il 994.mo reggimento granatieri in collegamento con la 71 divisione nel settore  Filottrano-S.Biagio; al centro:il 992 nel settore a sud di Osimo;  a sinistra: il 993  nel settore Castelfidardo-costa; alla riserva: il 278.mo battaglione fucilieri ad Offagna. Il comando della divisione è stato frattanto trasferito a Montemarciano.

Inizia un serrato fuoco di artiglieria da parte delle truppe polacche. Nel tardo pomeriggio alcune autoblindo si muovono sulla sponda opposta del Musone davanti la 6.a compagnia del 2 battaglione del 993 Tiri di artiglieria alleata colpiscono con granate Loreto e Camerano

"Al mattino, di buon'ora, un fuoco tambureggiante preannunziava l'inizio della battaglia ed I carri armati avanzavano contro le linee tedesche sui previsti punti critici. Bombardieri e caccia bombardieri effettuavano I loro attacchi sulle postazioni di artiglieria e sui crocevia. Sull'ala destra del nostro schieramento perdevamo S.Biagio ed il nemico puntava su Centofinestre. Essendo risultati vani i contrattacchi operati dalle riserve disponibili sul posto ed essendo stati distrutti nel giro di un ora tutti I cannoni di assalto Fiat della 2 compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale e nell'azione era caduto il valoroso comandante del reparto, tenente Philipp, in questo settore si era profilata una seria crisi. Mentre il comandante della divisione portava personalmente il battaglione fucilieri sull'ala destra del fronte e dal comando del 2 battaglione del 994 Granatieri a Centofinestre, riportava stabilità nella situazione inserendo il battaglione fucilieri tra il 2 battaglione del 994 e del 2 battaglione del 992, il 993 granatieri era riuscito in generale a mantenere la sua posizione a sud di Castelfidardo. Però le perdite del 2 battaglione del 994 e del 1 battaglione del 993 erano talmente elevate che il battaglione fucilieri non poteva venire ritirato dal fronte e, alla sera, il 993 Granatieri doveva addirittura essere rinforzato portando al fronte il 903 battaglione da fortezza. E questo era soltanto l'inizio" . (Hoppe pp.125)

Le truppe polacche si dispongono per la battaglia: la 5 divisione Kresowa del generale Nikodem Sulik con la 6 Brigata fucilieri di Leopoli su Filottrano e la 5 Brigata di fanteria Wilno (colonnello Henryk Piatkowski) su Osimo; la 3 Divisione karpatica del generale Bronislaw Duch con   la 1 Brigata fucilieri di Karpazia in prima schiera al comando del colonnello Jozef Matecki, su Castelfidardo, la 2 Brigata  su Crocette con  il 6 Reggimento corazzato divisionale; il 12 reggimento di Ulani della 3 Divisione sulla costa.

I polacchi, partendo da S.Biagio, procedono ad un attacco condotto su due direzioni guadagnando terreno. Nel punto di penetrazione polacca presso Castelfidardo I tedeschi respingono le forze avanzanti. Mentre il 2 Corpo polacco impegna consistenti reparti nel tentativo di sfondare il fronte e raggiungere Castelfidardo, il tenente Hans Weinreich, comandante della 14 compagnia controcarro/993 contribuisce a sventare la manovra delle truppe polacche ponendosi personalmente al puntamento di un pezzo controcarro da 75 millimetri e apre il fuoco sui carri armati che avanzano mettendone due fuori combattimento. La brigata Nembo del CIL su due colonne provenienti da Sforzacosta e Pollenza, fa avanzare I propri reparti oltre il torrente Fiumicello, affluente del fiume Musone, verso l'abitato di Filottrano. La brigata partigiana Majella occupa San Severino Marche.

Ecco come descrive le fasi della battaglia nel suo settore il comandante della sesta compagnia del 993 reggimento granatieri, capitano Rolf Dittman: "Già prima che si sia fatto completamente giorno avvertiamo un incessante frastuono prodotto da carri armati. Presto vediamo il regalo: da Loreto scendono senza sosta carri armati dei tipi più diversi, per lo più Sherman, e nel settore del nostro battaglione ne contiamo circa 50-60. Per quanto la nostra artiglieria sia intervenuta diligentemente, l'avanzata non  può venire disturbata in modo decisivo. Verso mezzogiorno il nemico si trova a circa due chilometri dalle nostre linee, pronto ad attaccare, e si spinge lentamente vicino le nostre posizioni, protetto da un fuoco di sbarramento sempre più intenso delle armi pesanti. Purtroppo a noi mancano  armi controcarro pesanti a lunga gittata. Come avevamo previsto, l'attacco principale è diretto contro la nostra quinta  compagnia. In questo settore verso le ore 16, il nemico riesce in un primo tempo a superare il Musone con tre carri armati e poi a conseguire una penetrazione di poca importanza. Allo scopo di alleggerire il suo plotone, che era fortemente minacciato , il sottotenente Landmann attacca un carro armato con un lanciarazzi controcarro  che però, purtroppo, manca il bersaglio. Così rimasto allo scoperto davanti al carro, viene mortalmente ferito. Poco dopo anche il comandante della compagnia, sottotenente Scholl, rimane gravemente ferito da un colpo in pieno abbattutosi sul posto di comando della compagnia. I carri armati tentano poi di travolgere la nostra linea accerchiandola su due lati e la manovra riesce però soltanto sul lato sinistro dove il plotone che rappresenta appunto il lato sinistro dello schieramento della quinta compagnia viene completamento annientato, mentre sulla destra, sul terrapieno della ferrovia, possiamo mantenere la posizione. Ma ben presto la situazione si fa critica. Dal frastuono del combattimento deduco che ai carri armati nemici doveva essere riuscito a raggiungere la quota 45, che domina la zona. I reparti dell'ottava compagnia, impegnati in quel settore, si difendono valorosamente al comando del sottotenente Kuhn, ma vengono annientati e lo stesso comandante, ferito, viene fatto prigioniero. In queste condizioni, dal battaglione mi giunge l'ordine di fare personalmente il punto della situazione, di raccogliere gli uomini dei reparti sbandati ed eventualmente, con l'impiego delle mie riserve, di eliminare l'infiltrazione o per lo meno di bloccarla. Sotto un pesante fuoco di artiglieria inframmezzato ripetutamente dal bagliore dei colpi sparati dei mezzi corazzati, ci affanniamo a raggiungere il terrapieno della ferrovia, ma non riusciamo a superarlo. Se solleviamo la testa veniamo subito fatti segno al fuoco nemico.  Distinguo due Sherman a quota 45 che, illusoriamente, effettuano un contrattacco allo scoperto. Non appena incomincia  ad imbrunire chiamo vicino a me un altro gruppo di uomini. Con due gruppi e due squadre armate di lanciarazzi controcarro, appartenenti alla 14.ma compagnia, al comando del sottotenente Jaensch ci spingiamo avanti, rastrelliamo uomini della quinta compagnia che erano sparsi per i campi e chiudiamo alla meno peggio la falla che si era prodotta nelle nostre linee. Purtroppo il tentativo di distruggere, con una squadra di assalto, i due carri armati  a quota 45 fallisce per la prontezza degli equipaggi. Il sergente Lange della 14 compagnia, che per la distruzione di parecchi mezzi corazzati verrà successivamente citato sul Bollettino dell'onore dell'esercito,  cade colpito al petto e due altri uomini rimangono feriti. Dopo aver ceduto al sottotenente Jaensch il comando del settore tenuto dalla quinta compagnia, dal mio posto di comando faccio rapporto sulla situazione al comando di battaglione. Apprendo con sollievo che già nel corso della notte una compagnia del reggimento di difesa costiera rinforzerà I resti della quinta compagnia e così le mie squadre saranno di nuovo disponibili. Effettivamente, prima dell'alba, torna Jaensch con le nostre squadre" . (Dittman n.26 pp.5-6).

Completa il quadro della battaglia la precisa descrizione su combattimenti svoltisi nel settore Castelfidardo-Osimo fatta dal tenente Ludwig Heymann: "...Nella notte tra il 2 e il 3 luglio I polacchi attaccarono con limitate forze corazzate e di fanteria il settore tenuto dalla seconda compagnia del nostro 992 Reggimento granatieri proprio sulla linea di contatto con il settore del 993 Granatieri (esattamente con il 1 battaglione  del 993 N.d.T) riuscendo a spingersi sino alla periferia sud di Castelfidardo e facendo anche dei prigionieri. È chiaro che si è trattato di una punta ricognitiva dato che il nemico ha impegnato forze relativamente esigue. forse I polacchi hanno anche avuto intenzione di occupare la città con un colpo di mano. Immediatamente il 1 battaglione/992 ha preso gli opportuni provvedimenti e così alla seconda compagnia (2/992), rinforzata da un gruppo di assalto guidato dal sottotenente Tiedemann e da un plotone della compagnia mitragliatrici, condotto dal maresciallo Schwetzke, riesce di ricacciare il nemico oltre la primitiva linea di combattimento... Però dal quel momento, il fronte resta in continuo fermento".   (Heymann L. Geschichte des Granadier-Regiments 992 Berlin-Brandenburg 1959 Pohl-Druckerei und Verlagsanstalt Celle. pp.38-39)

E per definire il quadro della giornata, ecco come  continua il rapporto del maggiore Klennert: "Il 2 luglio il nemico, nonostante la superiorità, partendo da S.Biagio con un attacco condotto in due direzioni, ha potuto guadagnare terreno soltanto localmente. L'accanita resistenza delle nostre truppe è stata validamente appoggiata dal 278 gruppo cannoni d'assalto il cui comandante tenente Philipp è caduto eroicamente nel corso dell'azione. Nel punto di penetrazione presso Castelfidardo abbiamo potuto respingere il nemico che attaccava". (Klennert p.279)

All'ala sinistra del fronte: "All'alba alle ore 5,45, l'artiglieria tedesca concentra il fuoco per 15 minuti sulle posizioni polacche, quindi il 2 battaglione/994 attacca immettendo in campo tutte le riserve e con l'appoggio di una compagnia di carri corazzati d'assalto (gli Ansaldo Fiat italiani) con 4 mezzi, comandati dal ten.Philipp. Artiglieria e contro carri polacchi aprono un fitto fuoco di sbarramento: ad uno ad uno i carri sono colpiti e messi fuori combattimento. Muore nel suo carro lo stesso ten.Philipp, il battaglione ripiega con gravi perdite. I polacchi della 6 brigata Leopoli (comandante il col.Sawicki) decidono di proseguire l'attacco puntando su Villa Centofinestre con il 12 Reggimento Ulani sulla sinistra per copertura e con l'immissione in combattimento anche del gruppo tattico Nembo in direzione Imbrecciata. S.Ignazio, Le grazie. L'attacco ha inizio alle ore 14 , sotto il fuoco dei contro carri, cannoni e mitragliatrici tedesche. Due carri Sherman sono centrati in pieno e distrutti, le fanterie vengono falciate ma l'attacco procede inarrestabile. Il gen.Hoppe sopraggiunge e guida personalmente all'attacco il 278 battaglione fucilieri di riserva per contenere il nemico. L'avanzata polacca è arrestata, la falla apertasi tra Centofinestre e Montoro è arginata. Gravi le perdite da ambo le parti: un triste destino, del resto, attende ad Offagna il 278 battaglione fucilieri che si sacrificherà completamente in un contrattacco restando con un solo superstite. Contava 708 uomini! La notte arresto i combattimenti e Villa Centofinestre restò in mano ai tedeschi anche se ormai le avanguardie polacche erano prossime all'edificio...".  (Pierpaoli p.190)

I polacchi occupano S.Biagio ad oriente di Filottrano e  procedono ad un attacco condotto su due direzioni guadagnando terreno. Nel punto di penetrazione polacca presso Castelfidardo i tedeschi respingono le forze avanzanti. La brigata nembo del CIL fa avanzare i propri reparti oltre il torrente Fiumicello, affluente del fiume Musone, verso l'abitato di Filottrano. Il settore del fronte,che da Castelfidardo giunge sino alla costa adriatica rappresenta l'ala sinistra dello schieramento difensivo della 278 divisione di fanteria indicata dai tedeschi con la denominazione di "Albert stellung". Detto settore è affidato al 993 reggimento granatieri che è schierato col suo I battaglione nella zona antistante Castelfidardo, affiancato al I battaglione del 992 posto a difesa del settore antistante Osimo e col suo 2 battaglione del 993 fa giungere la linea difensiva sino al mare.  Un fuoco tambureggiante annuncia l'inizio della battaglia ed i carri armati polacchi irrompono nei punti delle linee tedesche dove era stato previsto e si sarebbe esercitata la massima pressione. Bombardieri e cacciabombardieri dirigono gli attacchi sulle postazioni di artiglierie e sugli incroci stradali. Mentre si profila una crisi nel settore destro del fronte tedesco, a malapena evitata dai tempestivi provvedimenti presi dal generale Harry Hoppe, comandante della 278 divisione, il 993 regg.granatieri riesce a mantenere le sue posizioni a sud di Castelfidardo. Le perdite del 1 battaglione (993.mo) saranno così elevate per cui alla sera dovrà essere rinforzato anche con l'apporto del 903 battaglione da fortezza di stanza in Ancona, formato da anziani richiamati, privo delle armi pesanti.

Nella vallata del Musone: fanteria polacca avanza nascosta sotto i covoni del grano mietuto. Gli abitanti di Castelfidardo vedono nella vallata bruciare due carri armati sherman  centrati dai tedeschi al quadrivio Brandoni Cesare e un altro sotto la costa di Recanati.

A Loreto alle prime luci dell'alba gli ultimi soldati tedeschi lasciano a piedi in fila indiana il colle loretano diretti verso Villa Musone.  Gruppi di guastatori hanno fatto saltare in successione il ponte sulla ferrovia, quello della statale e quello sul fiume Musone.  Ritiratisi i tedeschi, alla popolazione non rimane che attendere di ora in ora l'arrivo degli alleati. Nel frattempo in Municipio si insedia il Comitato di liberazione. Prima di mezzogiorno molti loretani si trovano in piazza Leopardi, altri alle finestre, quando lentamente da via Marconi si vedono salire le prime jepps con a bordo i soldati polacchi . I mezzi sono distanziati una ventina di metri uno dall'altro.La popolazione in festa si fa loro incontro. Quando i primi mezzi giungono a Porta Romana dalla popolazione si grida segnalando la presenza di tedeschi sulla sommità del monte reale.I polacchi si dirigono immediatamente sul posto e senza sparare un colpo fa prigioniera una pattuglia di guastatori tedeschi attardatasi nella ritirata. Gli alleati entrati a Loreto sistemano un osservatorio in cima al campanile e delle mitragliatrici sul palazzo apostolico. Solo con l'intervento del vescovo Malchiodi rivendicando la extraterritorialità del santuario vengono rimosse le postazioni. Il comando polacco della 3 divisione viene sistemato nei locali delle scuole elementari di via Marconi.

Alle 10 circa i soldati polacchi entrano in Recanati. Da Pittura del Braccio  i liberatori sfilano per Porta Marina e raggiungono con i carri armati la piazza principale. C'è ad attenderli un popolazione festante. I polacchi installano un osservatorio per le artiglierie sul palazzo Ottaviani in via Mazzini che ha di fronte tutta la vallata del Musone e i centri abitati di Osimo e Castelfidardo e più distante Camerano. Le artiglierie pesanti sono sistemate lungo il fiume Potenza.  Nella tarda mattinata  da Recanati una lunga fila di automezzi alleati si dirige verso Montefano sollevando un polverone sulla strada che corre su quel crinale.

A Castelfidardo, ancora occupata dai tedeschi, le prime cannonate esplodono dopo mezzogiorno sul fianco del paese che da' verso Recanati.  Pochi soldati tedeschi rimasti in paese spingono un cannone trascinandolo dalla piazzetta, in piazza, al piazzale dell'ospedale coinvolgendo nel trasporto civili di passaggio.È stato visto spingere anche il maestro Domenico Bianchi.  Sul carretto di Vilelma per vendere i semi viene installata una mitragliatrice che può così essere  spostata con facilita' da un punto all'altro dell'abitato.La centrale radio di tiro è posta invece nel cassettone grigio di lamiera che serve a trasportare la carne dal mattatoio, al comando di un ufficiale tedesco che alloggia da Orlando Quagliardi ( morirà all'ospedale il 2 mattino).  I tedeschi infatti sono tutti sulla linea del fuoco al di qua della sponda sinistra del fiume Musone sulla Selva, a ridosso della collina sulla quale si allunga il paese e così via verso l'interno. Le batterie tedesche sono piazzate all'Abbadia di Osimo.  

Tutta la popolazione col passare delle ore trova rifugio nei sotterranei dei palazzi più per farsi coraggio stando insieme che per salvarsi in quanto quei locali non potevano di certo resistere ad un bombardamento aereo. Dichiarazione rilasciata dal comando tedesco in data odierna:  "Frau Pepina (Peppina Cipolletti) ha lavorato dal 21.6. al 30.6 per otto ore al servizio dei tedeschi (come lavandaia)"

A Osimo arrivano le prime cannonate da Montefano. Un comando tedesco viene stabilito in San Sabino. Reparti tedeschi sono appostati lungo via Fonte Magna e hanno piazzato batterie presso il ponte S.Valentino, a S.Stefano e a S.Biagio. Alle 11 circa scoppio violentissimo di un proiettile in piazza.

 

3 Luglio 1944. Lunedì. La giornata inizia con un intenso fuoco di artiglieria polacca. Davanti all'ala destra si è attestata la 3 Divisione rafforzata dal grosso della 2 Brigata corazzata e dai lancieri di Karpazia, sulla sinistra la 5 Divisione di fanteria Kresy. I fucilieri tedeschi (278 battaglione) del maggiore  Godorr, dopo un aspro combattimento, perdono la posizione di Centofinestre.

Così relaziona ora il generale Hoppe: "I granatieri del 994 con il battaglione fucilieri, che era stato aggregato, appoggiati in maniera eccellente dal 2 e 4 gruppo del 278 artiglieria, combattevano  sotto l'accorto comando del maggiore della riserva Rudolf Godorr contendendo al nemico ogni metro di terreno: Centofinestre veniva perduta, ma il fronte si era però rafforzato. La situazione era peggiore sull'ala sinistra. Il nemico, appoggiato da un intenso fuoco di artiglieria, in due ondate di mezzi corazzati seguiti da fanteria motorizzata, aveva attaccato di buon mattino conseguendo una profonda penetrazione. Dopo aver conquistato Crocette, verso mezzogiorno, effettuava una conversione in direzione ovest ed alle ore 16 occupava Castelfidardo. Alla sera anche le deboli forze del 2 battaglione del 993 Granatieri, dislocato sulla strada costiera, venivano sopraffatte ed il nemico penetrava a Numana. Avevamo accertato la presenza della terza divisione polacca davanti all'ala destra del nostro schieramento e della quinta su quella sinistra". (Hoppe p.26)

"Il giorno 3 - dal racconto di Dittman - ha inizio con un vivace duello delle armi pesanti.  La nostra casa Catena, situata nell'immediate vicinanze del comando della sesta compagnia/993 viene ridotta ad un cumulo di macerie. Tutta la mattinata trascorre così mentre altri carri armati scendendo da Loreto, avanzano sul campo di battaglia. Soltanto a mezzogiorno ha inizio un violento attacco di mezzi corazzati che riescono nuovamente ad effettuare una penetrazione nel settore tenuto dalla quinta compagnia, questa volta proprio vicino al nostro settore. Il caporal maggiore Winkler della 14 compagnia distrugge uno Sherman con un razzo controcarro, ma pochi minuti dopo cade, colpito alla testa. Destino di un soldato! I resti della quinta compagnia ed anche gli elementi della difesa costiera, non avvezzi al combattimento, vengono presto completamente annientati. La penetrazione  si fa più ampia investendo anche il nostro settore. Ma soltanto la squadra Velroyen viene sloggiata dalle sue posizioni mentre la squadra Marks, ad essa collegata, resiste tenacemente. Con un contrattacco riconquistiamo nuovamente la posizione in cui inserisco una squadra di riserva perché possa difenderci sul fianco. Nonostante le sensibili perdite, tra gli altri cade qui anche il caporale Daehnicke, riusciamo a mantenere le nostre posizioni. Invece nel settore vicino alla nostra destra, sembra che le cose si mettano male. Qui sulla linea del fronte si è aperto un varco di circa un chilometro in larghezza e profondità. Qui cade il sottotenente Gast, osservatore avanzato della 13 compagnia cannoni  nel settore della quinta compagnia. Un aereo leggero da ricognizione (che I tedeschi hanno soprannominato "lahme Ente" cioè anatra zoppa N.d.T.)  volteggia senza posa sulle nostre teste  dirigendo il fuoco dell'artiglieria su ogni nostro movimento. Le nostre armi pesanti vengono mantenute costantemente in una situazione critica dai caccia bombardieri. A questo punto ci giunge dal comando di battaglione l'ordine di abbandonare la prima linea e, con la  compagnia, attraverso la valle dell'Aspio, di raggiungere la via Adriatica (strada statale 16) ed il Monte S.Pellegrino (quota 85) a circa un chilometro dietro la linea attuale per bloccare lì la penetrazione dei carri armati. A mio giudizio quest'ordine è giunto troppo tardi perché la penetrazione dovrebbe essere più profonda di quanto sembra sia stato supposto dal comando di battaglione. Ciò nonostante bisogna correre il rischio di fare il tentativo. Superando molte difficoltà, riusciamo a sganciare la compagnia dal combattimento ed a riunirla nella valle dell'Aspio. Siamo costretti a ritirarci guadando l'Aspio con l'acqua sino al ginocchio il che, col caldo rovente viene accolto quasi come un ristoro. Inoltre l'angusta valle offre un buon riparo contro le cannonate e l'osservazione aerea. Avvicinandoci al punto assegnato, riconosciamo subito che qui non c'è più niente  da bloccare. I polacchi sono già avanzati di molto ed I loro carri armati, da quota 85  sparano in direzione nord est dominando il terreno in profondità. Presto siamo coinvolti in un combattimento a fuoco con un autoblindo piazzato davanti a noi sulla via adriatica. Per evitare di essere travolti sul fianco destro e per difenderci in quella direzione, inserisco il plotone Reiter sulla strada che porta verso Numana. Alle 18,30, la staffetta del battaglione, caporal maggiore Pristaff, mi consegna l'ordine di ritirarmi immediatamente. Ciò sarebbe già dovuto avvenire sin dalle ore 17, ma sino a quel momento la staffetta era stata alla nostra ricerca. Siamo dunque proprio in un bell'impiccio; attraverso I campi di mais con una vegetazione alta più di un uomo tentiamo di sganciarci possibilmente inosservati e  di raggiungere quota 44 (Casa Stroppato) situata circa due chilometri ad oriente,  dove l'ultima volta aveva la sede il comando del battaglione. Giunti ai piedi dell'altura,troviamo una brutta sorpresa: carri armati nemici sono penetrati sino qui e ci sparano addosso da due lati con I cannoni di bordo e con raffiche di mitragliatrice, tanto da rimanere storditi. Tuttavia mi riesce, con elementi del secondo e del terzo plotone, di superare la quota, procedendo con lunghi balzi, scomparendo al di la', nei campi coltivati a mais. Solo lì possiamo finalmente riprendere fiato. Il maresciallo Bursky, invece, col primo plotone gira intorno alla quota dirigendosi verso sud tentando così di raggiungere Numana. Come si è saputo in seguito, in quella direzione non è riuscito a sfuggire all'accerchiamento e così gran parte del plotone  è caduta  prigioniera. Frattanto noi, ancora ansanti, stazioniamo in un vastissimo campo di mais e, per la prima volta, ce ne stiamo nascosti. Poiché si comprende che in pieno giorno potrebbe essere quasi impossibile passare, decidiamo di attendere la notte. Ho stabilito il percorso secondo il terreno e le carte. Durante la notte, attraverso I campi, evitando strade e centri abitati, tenteremo di sfondare in direzione del monte Conero (572 metri) e il diavolo ci dovrebbe proprio mettere la coda se non riuscissimo a farcela.I polacchi non possono aver occupato tutto il territorio in maniera così totale! Se da un lato ci sentivamo relativamente al sicuro, questa attesa dietro il fronte nemico sta scuotendo il sistema nervoso per cui proviamo una certa contentezza quando, dopo oltre due ore , finalmente possiamo andarcene. Per quanto avevamo progettato, la notte è fin troppo illuminata dalla luna. Con la maggiore velocità possibile e silenziosi ci spingiamo in avanti. Dai centri abitati giunge ai nostri orecchi il baccano prodotto dai polacchi e dagli italiani, e questo può essere solo di vantaggio per noi. A mezzanotte scorgiamo su un'altura alcune sagome umane e con il sergente Marks mi avvicino con prudenza: chi può descrivere la nostra felicità scoprendo che si trattava di elementi di copertura della nostra settima compagnia! Così ce l'avevamo fatta. Quando, verso le 1,30, mi presento a rapporto dal capitano Hamkens provoco grande gioia perché ci credevano già prigionieri. Le perdite del battaglione negli ultimi due giorni sono considerevoli: la quinta compagnia è stata annientata e ridotta a due squadre che vengono assegnate alla sesta compagnia, la mia,  che ha subito la perdita di 43 uomini fra caduti, feriti e dispersi (la squadra d'assalto Bursky con I sergenti Schneider, Seeger,Koenig, Geissler,Velroyen e la squadra mitragliatrici pesanti Leupold). Anche l'8.a compagnia ha perduto tutti I plotoni e le squadre che la componevano combattendo nel settore della quinta compagnia. Se l'è cavata meglio la settima dato che il settore costiero è stato quello più tranquillo. Per gli ufficiali, oltre alle perdite già menzionate (sottotenenti Landmann, Scholl e Kuhnt) anche il sottotenente Wolf viene dato per disperso. Ma il giorno dopo (5 Luglio) riuscirà a passare le linee ed a raggiungere il battaglione. La nuova linea tenuta dal battaglione, corre ora attraverso il Monte Freddo (quota 119) verso Numana. Proprio là staziona un gruppo di combattimento del reggimento composta da un plotone ciclisti ed elementi della compagnia controcarro divisionale al comando del tenente Weinreich. Accanto al mio nuovo posto di comando, un piccolo rifugio scavato nella terra nella parte interna di un pendio, appena a 200 metri dietro la linea del fronte c'è un cannone di assalto italiano, che presto si dovrà dimostrare utile (carro Fiat Ansaldo M 42 di preda bellica N.d.T)" . (Dittman pp.6-7-8).

Il quadro delle operazioni della giornata del 3 luglio si completa con la relazione di Heymann: " ...Verso mezzogiorno, con l'impiego di notevoli forze corazzate e di fanteria, il nemico scaccia il 993 Reggimento granatieri  da Castelfidardo, respingendolo in direzione nord ovest e prende saldamente  possesso della città. Poiché I polacchi cercano, e con successo, di ampliare il punto di penetrazione sia verso destra che verso sinistra, la situazione si fa critica anche per l'ala sinistra dello schieramento del 992 Granatieri ed in particolare per la seconda compagnia. Dapprima,al comando del 992, rimane poco chiara la situazione che si era venuta a creare sull'estrema ala sinistra del suo schieramento. Quando poi per lungo tempo si era inteso il fragore di combattimento nei paraggi di Castelfidardo ed era ancora venuto a mancare il collegamento con la seconda compagnia, I sottotenenti Heymann e Schroeder si recano sull'ala sinistra per chiarire la situazione e partono in motocicletta verso Castelfidardo, ma la città è ormai in mano dei polacchi ed una nutrita sparatoria accoglie I guidatori e I due ufficiali. Nella città e nelle vicinanze vengono rintracciati alcuni soldati isolati della seconda compagnia ed anche del 993 Reggimento  che però non sono in grado di dire qualcosa di preciso circa l'ubicazione dei loro reparti. Non si riesce a rintracciare ne' il sottotenente Pokojewski ne' il maresciallo Schwetzke, che era impegnato col suo plotone mitraglieri nella zona periferica a sud di Castelfidardo. Alla fine ,l'apparire  di diversi carri armati e di numerosa fanteria polacchi costringe I due ufficiali ad abbandonare rapidamente la città ed a ritirarsi per alcune centinaia di metri in direzione di Osimo. Viene informato il comando del 1 battaglione/992 e  la riserva del battaglione, composta dagli addetti ai servizi presso tutte le compagnie, viene impiegata parecchie centinaia di metri ad oriente della chiesa di San Sabino a protezione dell'ala sinistra minacciata, col compito di sbarrare la strada Castelfidardo-Osimo.

Circa un'ora più tardi, nel frattempo si erano fatte le ore 14,il sottotenente Pokojewski con due terzi della sua compagnia ed il plotone Schwetzke, che aveva anch'esso subito forti perdite, sono riusciti a raggiungere I reparti che sbarravano la strada. Gli era riuscito,fortemente premuto soprattutto sul fianco sinistro, di portare in salvo la massima parte della sua compagni ma le perdite erano però molto dolorose. Ora però Pokojewski e Schwetzke potranno rinforzare la line di sbarramento provvisoria nei pressi di san Sabino in modo che senza altro I polacchi non potranno sfondare in direzione di Osimo. Così la posizione dell'ala sinistra del 992 Granatieri si era in qualche modo rafforzata ma ora non c'era più alcun collegamento col reparto vicino cioè con il 1 battaglione del 993.mo, al comando del capitano Kammler. Fra I due reparti si era dunque aperta un'ampia falla che rappresentava un tremendo pericolo per il Reggimento. Alla sera il capitano Feldeisen ( comandante interinale del 1 battaglione/992) prende la decisione di ritirare la terza compagnia posta al centro dello schieramento e  che viene sospinta sempre più sulla sua ala sinistra, così che la linea di combattimento corre ormai molto vicina a sud della strada Castelfidardo-Osimo e rientra circa 800 metri ad est della chiesa di S.Sabino oltre l'anzidetta strada facendo fronte verso oriente in direzione nord. Qui si raccorda la seconda compagnia prolungando il più possibile la linea di combattimento in direzione nord. L'ala sinistra di tale compagnia si trovava in una situazione incerta..." . (Heymann pp.39-40)

"...Il comando del 1 battaglione/992 viene immediatamente trasferito vicino alla uscita orientale di Osimo. Vengono assegnate alla terza compagnia una squadra del plotone ciclisti reggimentale e la riserva del battaglione, mentre una seconda squadra del plotone ciclisti resta presso il comando del 1 battaglione/992 come riserva. In serata entrambe le squadre erano state con urgenza inviate dal comando del reggimento sull'ala sinistra, esposta alla minaccia nemica. Considerata la situazione esistente nella zona di Castelfidardo, I comandi e la truppa prevedono per il giorno seguente un forte attacco che si sarebbe concentrato sull'ala sinistra dove, nel corso del tardo pomeriggio, si sono potuti osservare anche forti concentramenti di carri armati... Ci sarà il 4 luglio l'atteso attacco in grande stile da parte polacca? Su quale del punto del fronte ci si dovrà attendere l'attacco principale?... La terza compagnia viene attaccata da carri armati con accompagnamento di fanteria che avanzano a cavallo della strada Castelfidardo Osimo ed è costretta ad indietreggiare soltanto di 300/400 metri" .(Heymann p. 40)

Così continua il rapporto del maggiore Klennert al comando del 51 corpo d'armata alpino  " Il 3 luglio si è verificato l'attacco principale, partito dalla zona nord di Loreto e condotto da 40 carri armati e dalla fanteria sui due lati della strada in direzione di Ancona sino a Crocette: di qui l'attacco si è rivolto verso Castelfidardo tentando, attraverso quest'ultima località, di sfondare in direzione di Osimo. Per impedire questo sfondamento era indispensabile arretrare la linea del fronte sino a tre chilometri a sud est di Osimo e due chilometri a sud est della stazione di osimo.

Nel settore ad est di Filottrano gli attacchi nemici, all'inizio di forte intensità, sono sensibilmente diminuiti nel corso della giornata così che in questo punto del fronte si poteva prevedere che il nemico proseguisse nell'effettuare soltanto operazioni di secondaria importanza mentre c'era di nuovo da attendersi che continuasse a concentrare il suo massimo sforzo nel settore di Osimo". (Klennert p.279.)

Il caporale Alfons Hoffmann  narra un episodio che mette ancora una volta in risalto quanto sia determinante il destino nella vita dell'uomo: "Appartenevo al comando del 1 battaglione del 993 Granatieri e sono caduto prigioniero il 3 luglio a Crocette, presso Castelfidardo, assieme a tutti I componenti del comando, eccettuati gli ufficiali. Avevamo con noi anche due camerati della 14.ma compagnia controcarro del nostro reggimento che poco prima avevano distrutto un carro armato polacco con un colpo di Ofenrohr. La loro postazione si trovava all'uscita dell'abitato di Crocette, sulla strada che porta verso Castelfidardo. Il carro che avanzava poco dopo centrava una granata su di loro e li feriva gravemente. Pertanto I due si erano trascinati al comando di battaglione ed erano rimasti con noi quando, nel pomeriggio, siamo stati fatti prigionieri. Siamo stati rinchiusi in un negozio di Crocette, situato in un incrocio di strade. La nostra artiglieria aveva preso allora l'abitudine, per noi scomoda in quel momento, di fare fuoco proprio su quell'incrocio dove avanzava carro armato dopo carro armato. Ogni dieci minuti arrivava una granata. Più di una volta ufficiali polacchi erano venuti da noi chiedendo chi aveva colpito il carro armato: se non l'avessimo indicato, saremmo stati fucilati tutti ed una volta erano stati addirittura portati fuori cinque uomini, messi con spalle al muro e minacciati di morte se non avessero riferito il nome dei due appartenenti alla compagnia controcarro. Ma nessuno li ha traditi. Dopo qualche tempo arriva un polacco, prende con sé i due feriti dicendo che sarebbero stati trasferiti in un ospedale da campo e, con essi, si ferma all'incrocio. Ma non erano neppure trascorsi cinque minuti che in quel punto cade una granata. La nostra artiglieria aveva sparato ancora un colpo uccidendo il polacco ed i due nostri camerati" ( Hoffmann A., in Die Neue Bruecke n.27 natale 1962,  pp.15-16)

All'ala sinistra del fronte: "Nella stessa notte, I tedeschi decidono di abbandonare Villa Centofinestre, occupata all'alba dai polacchi che proseguono all'attacco contro la nuova linea difensiva avversaria (Tornazzano, Villanova, Montoro) che resiste e mette fuori combattimento 4 carri sherman mentre I tedeschi perdono un altro semovente corazzato 75/18. Si svolgono attacchi e contrattacchi che non modificano se non marginalmente la situazione. I polacchi decidono di arrestare l'offensiva su questo lato del fronte..." . (Pierpaoli p. 191).

Mentre sul settore di destra il fronte accenna a rafforzarsi nonostante la perdita della posizione di Centofinestre difesa strenuamente dai fucilieri del 278 battaglione del maggiore Godorr, sull'ala sinistra dellr linee tedesche sembra andare peggio.I Polacchi con la protezione di un intenso fuoco di artiglieria,di buon mattino hanno attaccato con i carri armati in due ondate,seguite dalla fanteria corazzata,conseguendo una profonda penetrazione tra le file tedesche. Dopo aver superato le Crocette,verso mezzogiorno gli uomini della 3^ divisione karpatica,della 2^ brigata corazzata e dei lancieri di karpazia puntano verso ovest e alle ore 16 raggiungono Castelfidardo.

Il paese martoriato dal continuo cannoneggiamento  e deserto funge ora da cuscinetto tra le due forze in armi, una zona neutra per l'abbandono dei soldati tedeschi dal centro abitato  che si attestano a San Sabino  e a causa del temporaneo dietro front di quelli polacchi.

Alla sera anche le deboli forze del 2 battaglione del 993 vengono respinte sulla strada costiera e i polacchi arrivano fino a Numana.

 

4 Luglio 1944 Martedì. La battaglia iniziata il 1 luglio come prima fase della battaglia per la conquista di Ancona da parte dei polacchi, raggiunge nella giornata di oggi la massima intensità e si estende al reggimento tedesco posto al centro dello schieramento difensivo.

Sull'ala destra è stato possibile per i tedeschi mantenere le posizioni sulla linea Centofinestre-Montoro ma il 1 battaglione del 993 Granatieri soccombe di fronte all'attacco di forze corazzate polacche fresche. Il tenente Peters, comandante della terza compagnia, e interinalmente del battaglione, rimane gravemente ferito. La Badia di Osimo cade in mano alle truppe polacche che effettuano una conversione delle operazioni puntando su Osimo. Il 1 battaglione/992, che combatte al fianco del 1 battaglione/993 in difesa di Osimo, arresta la puntata offensiva nei pressi e a nord di S.Sabino.

I polacchi subiscono perdite sanguinose presi nel fuoco incrociato di alcuni nidi di resistenza tedesca.

In questi combattimenti perde la vita il sottotenente Schroeder della 14.ma compagnia controcarro/992 granatieri, uno dei più valorosi ufficiali del reggimento. Per il giovane ufficiale la popolazione del luogo prepara una onorevole sepoltura nei pressi della Chiesa di S.Sabino.

All'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco il gruppo da combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich blocca la strada costiera e tiene Numana riconquistata. I combattimenti di questa giornata fanno chiaramente comprendere che I polacchi con la conquista di Osimo tendono ad operare uno sfondamento del fronte in direzione delle alture di Polverigi ed Offagna per poi effettuare una conversione in direzione nord e tagliare fuori le forze tedesche dislocate a sud di Ancona.

"...Ai primi chiarori del mattino del 4, si scioglie di nuovo l'incantesimo. Dopo un violento attacco a fuoco,di sorpresa, sulla prima linea si muove il primo attacco di mezzi corazzati contro la nostra posizione . Subito sbucano dalle cortine fumogene alcuni granatieri del secondo plotone che sembravano non aver ancora superato lo shock dei giorni scorsi,causato dai carri armati. Li fermo e li riporto nuovamente sull'altura; il cannone d'assalto avanza con noi e a 200 metri di distanza colpisce uno Sherman che prende fuoco. Dopo di che, per gli altri tre carri armati, la situazione diventa scomoda e ripiegano verso est ma anche nel settore della settima compagnia vengono respinti. Tuttavia ad un carro armato riesce di penetrare attraverso la prima linea avanzando sino al comando di battaglione. Ma li'  viene messo fuori combattimento dal sergente Jennen con un colpo di granata controcarro. Verso sera, nel corso di un rinnovato attacco nel settore della nostra compagnia, un soldato della 14.ma  compagnia controcarro, armato di un tubo lanciarazzi, mette fuori combattimento un altro Sherman che va in fiamme proprio davanti alla nostra linea. Nella notte giungono finalmente cibo caldo, posta e articoli dello spaccio militare che assieme ai successi riportati nei combattimenti difensivi durante il giorno, rinsaldano nei soldati la fiducia nelle proprie forze. Il maresciallo capo Buelow è costernato per le forti perdite subite dalle forze tedesche negli ultimi tre giorni" . (Dittman pp.8-9).

"Alle 6.45 il nemico attacca con I carri armati. Il comandante della squadra ciclisti sottoposta al mio comando, ed un soldato di detta squadra vengono feriti appena iniziato l'attacco. Su tutto il settore della compagnia grava un pesante fuoco di mortai e costringe tutti a restare al coperto.Nel giro di pochi minuti la linea telefonica che ci collega al battaglione viene interrotta e non può più essere rimessa in efficienza. Anche il collegamento con I miei uomini  non è più possibile a causa del fuoco pazzesco. Il sottotenente Schoen riesce a mantenere per un'ora e mezza la posizione di S.Sabino. Poi si esauriscono anche le munizioni e sono costretto a ritirarmi. Nel ritirarmi rinvengo una notevole riserva di munizioni in quello che era stato il posto di medicazione sulla strada Castelfidardo-Osimo e così posso nuovamente prendere posizione. Il  fuoco aperto contro I polacchi ora ottenuto con tutte le mitragliatrici ancora disponibili fa si che l'attacco venga completamente respinto. Ma la compagnia deve registrare pesanti perdite. Tra l'altro il valoroso maresciallo Huber a suo tempo sfuggito alla prigionia russa è stato ferito gravemente (pochi giorni dopo morirà nell'ospedale militare N.d.T.)".  (Schrange, in Heymann pp.40-41).

Dal rapporto del sottotenente Schoen, capo plotone del primo plotone della terza compagnia /992: "Verso le 6,30 una camionetta nemica passa improvvisamente per la strada principale attraverso S.Sabino in direzione di Osimo, nel settore tenuto dal mio plotone. Come è passata attraverso la linea del fronte? Nessun colpo è partito! L'auto effettua una curva circa 300 metri dietro le nostre linee e torna  indietro a tutta velocità. Trovandomi troppo lontano dalla strada e non avendo a portata di mano alcuna mitragliatrice, sparo sul veicolo con il fucile e ne colpisco il parabrezza. L'auto è riuscita a sfuggire senza difficoltà. Circa dieci minuti più tardi sulla nostra posizione viene aperto il fuoco dall'artiglieria pesante e dai mortai. Subito dopo si comincia a sentire anche il crepitio delle mitragliatrici e delle pistole mitragliatrici. Ci viene comunicato che il nemico è  penetrato di sorpresa dalla parte dell'ala sinistra tenuta dalla squadra del plotone ciclisti che era stato inserito tra la seconda e la terza compagnia. Il maresciallo Meier dello stesso plotone ed un soldato feriti vengono portati dietro le linee. Il plotone ciclisti indietreggia. Il terzo plotone, al comando del maresciallo Huber, riesce a trattenere il nemico ed io, con gli uomini del plotone ciclisti effettuo uno sbarramento. Il nemico si ferma e sonda il terreno, ancora esitante sul lato sinistro della strada.Dopo l'inserimento di una squadra  in quel punto il nemico viene respinto e non avanza più. A causa della distruzione dei cavi telefonici non ho ottenuto il fuoco di sbarramento richiesto ed inoltre le mie disponibilità di munizioni sono fortemente diminuite. Le munizioni da mitragliatrice e le granate controcarro sono quasi esaurite e la mitragliatrice pesante che mi era stata assegnata è stata distrutta da un colpo in pieno.Anche il comando di compagnia, situato dietro la chiesa di S.Sabino, anch'essa violentemente colpita è risultato fortemente coinvolto. Su ordine del sottotenente Schrange la compagnia viene arretrata di  150 metri e, all'altezza del vecchio posto di medicazione, vengono organizzate nuove postazioni. Poi su ordine del comando di battaglione, la linea di combattimento viene nuovamente arretrata di 150 metri e fino a circa le ore 16 regna la calma. Poi nel settore del terzo plotone incomincia all'improvviso un forte attacco a fuoco dei mortai. Il maresciallo Huber e due uomini vengono gravemente feriti da un colpo caduto in pieno su una postazione di mitragliatrice ".  (Schoen in Heymann p.41)

Il generale Hoppe così sintetizza l'andamento del combattimento nella quarta giornata: "La  battaglia raggiungeva la sua massima intensità il 4 luglio e coinvolgeva il reggimento posto al centro del nostro schieramento. Sull'ala destra venivano mantenute le posizioni sulla linea  Centofinestre-Montoro ma il 1 battaglione del 993 granatieri soccombeva all'attacco di forze corazzate fresche, il comandante del battaglione, tenente   Peters, veniva gravemente ferito, Badia cadeva nelle mani del nemico ed i polacchi convergevano su Osimo.  Ma il 1 battaglione del 992 granatieri bloccava la puntata offensiva nelle vicinanze e nella zona a nord di San Sabino ed I polacchi subivano perdite sanguinose nel fuoco incrociato di alcuni nostri nidi di resistenza. Sull'estrema ala sinistra il gruppo di combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich bloccava la strada costiera e manteneva il possesso di Numana. I combattimenti svoltisi in questa giornata avevano ampiamente chiarito che il nemico, con la conquista di Osimo, tendeva ad operare uno sfondamento in direzione delle alture di Polverigi-Offagna per poi convergere verso nord e tagliare fuori le forze tedesche dislocate a sud di Ancona. Poiché erano venuti a mancare I rinforzi richiesti ed era giunto solo il 302.mo gruppo contraereo al comando del capitano Pelz, che veniva impiegato attorno a Polverigi per creare una linea di intercettazione contro I mezzi corazzati, alla sera del 4 luglio la divisione si vedeva costretta a portare in linea le ultime debole riserve. Al 992 granatieri veniva assegnato il 676.mo battaglione di sicurezza, per cui in Ancona restavano soltanto i reparti di artiglieria di marina che però venivano utilizzati assegnando loro il compito di effettuare azioni di fuoco in direzione di Badia. Se sino ad ora il peso maggiore dei combattimenti era stato sopportato dai reggimenti posti alle due estremità dello schieramento, spettava ora al 992 Granatieri il compito di impedire lo sfondamento nella parte centrale delle nostre linee"  (Hoppe )

Dal rapporto Klennert: "Il 4 luglio il nemico, partendo da Castelfidardo, è riuscito ad occupare Badia (la Badia di Osimo), situata a tre chilometri più a nord. I reparti nemici che avanzano nel settore costiero non sono riusciti a conseguire ne' una penetrazione ne' uno sfondamento. Come riserve, sono stati avviati al fronte il 3 battaglione del 755 Reggimento granatieri, composto di elementi russi ed il 676 battaglione di sicurezza togliendoli dalla difesa costiera e da Ancona" .  (Klennert p.279)

Il sergente Fritz Werner del 278.mo battaglione fucilieri narra come venne fatto prigioniero nel settore di San Sabino: "Nella notte sul 4 luglio mi era stato affidato il comando di una squadra di esploratori volontari. Eravamo in 14. Io ero sergente e vice capo plotone. Verso le una di notte, con I miei uomini, lasciavo una casa posta nei pressi di San Sabino con il compito di prendere contatto con un plotone del 993 Granatieri (si era infatti formata una breccia fra I due reggimenti 992 e 993). Ma io, col mio camerata Schmidt, alle ore 4,20 ho avuto la sfortuna di "prendere contatto" con una compagnia corazzata polacca proprio all'altezza del cimitero di San Sabino! Gli altri dodici camerati, che avevo lasciato indietro per sicurezza, sono rientrati al reparto, come ho potuto apprendere in seguito. Col mio camerata Schmidt mi ero spinto così in avanti sino a che , all'improvviso, ci siamo trovati proprio davanti a cinquanta pistole mitragliatrici. A cinquanta metri di distanza non era più possibile trovare scampo nella fuga. Il comandante della compagnia polacca voleva farci fucilare: avevo notato che odiava noi tedeschi. Fortunatamente giungeva in quel momento un maggiore inglese e, per mezzo dell'interprete, lo informavo delle intenzioni del polacco nei confronti di noi due. L'ufficiale polacco veniva subito allontanato. Come poi ho potuto apprendere da soldati polacchi, nella notte questi avevano respinto da quel settore i resti del 992 granatieri..." . (Werner F., in Die Neue Bruecke n.26 agosto 1962 p.11)

All'ala sinistra del fronte: "I tedeschi contrattaccano sul fronte della Nembo nella zona di Imbrecciata...Nello stesso giorno, dopo furibondi combattimenti, i polacchi riescono ad occupare Montoro. Gravi le perdite di ambo le parti" . (Pierpaoli p.191)

La battaglia  raggiunge nella giornata la massima intensità e si estende al 992 reggimento tedesco posto al centro dello schieramento difensivo.  Sull'ala destra è stato possibile mantenere le posizioni sulla linea Centofinestre-Montoro ma il 1 battaglione del 993 granatieri soccombe di fronte all'attacco di forze corazzate polacche fresche.  I polacchi partendo da Castelfidardo riescono ad occupare la Badia di Osimo, situata a tre chilometri più a nord ed effettuano una conversione delle operazioni puntando ora su Osimo. Il primo battaglione (992) che combatteva al fianco del 1 battaglione (993) in difesa di Osimo arresta la puntata offensiva  polacca nei pressi e a nord di San Sabino. I polacchi subiscono perdite sanguinose presi nel fuoco incrociato di alcuni nidi di resistenza tedesca. In questi combattimenti perde la vita il sottotenente Schroeder della 14 compagnia controcarro del 992 granatieri, uno dei più valorosi ufficiali del reggimento.Per il giovane ufficiale la popolazione del luogo prepara una onorevole sepoltura nei pressi della Chiesa di San Sabino. All'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco il gruppo da combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich blocca la strada costiera e raggiunge Numana, mentre ancora i Tedeschi occupano Sirolo.

CASTELFIDARDO LIBERATA. Alle ore 10,30 circa i polacchi con i carri armati salgono su per il borgo e attraversano la Porta del Sole, su per Linda raggiungono la piazza del Comune.  Tutta la popolazione è sulle strade. Concentramento in piazza del Comune. Una bambina sfollata da Roma, Anna Maria Carini che abita in via Mordini consegna un mazzo di fiori al comandante polacco.Nel pomeriggio ballo in piazza. Il comitato di liberazione fa affiggere un manifesto. Muore per ferite, all'ospedale di Loreto , Fernando Dubbini di anni 11            

           

5 Luglio 1944. Mercoledì.  "Le truppe tedesche del 992 reggimento granatieri sostengono ora il compito della difesa di Osimo. Il comandante, maggiore Krueger, ed il suo aiutante tenente Widmaier, guidano I combattimenti. Tre volte Osimo cade e tre volte I tedeschi ritornano sulle posizioni perse combattendo contro carri armati, fanteria polacca e partigiani. Alle ore 14 il battaglione russo agli ordini del capitano Marxreither passa all'attacco ma i polacchi della 1 brigata fucilieri di Karpazia della 3 divisione corazzata resistono tutto il pomeriggio per poi sopraffare il nemico al calar della sera con un attacco di carri armati. I tedeschi decidono di far ritirare il fronte sulla “Linea Albert II“ per difendere Filottrano e Stazione di Osimo, sulla direttrice Casenuove, quota 360 (monte della Crescia), S.Paterniano, S.Stefano. Nel corso dei combattimento attorno ad Osimo il sottotenente Schoen della terza compagnia rimane ferito e cade prigioniero insieme al sottotenente Schrange. La seconda e la terza compagnia del 992 Reggimento granatieri vengono annientate e disperse. Della terza compagnia, nel cui settore hanno attaccato dai 40 ai 50 carri armati, solo quattro soldati feriti riescono a rientrare nelle proprie linee"    (Heymann pp.42-43)

"Nella giornata del 5 luglio il 992.mo granatieri non solo aveva assolto il compito affidatogli (impedire lo sfondamento nel settore centrale del fronte N.d.T.), ma si era anche particolarmente distinto nella difesa della posizione rappresentata dalla città di Osimo. Il comandante del reggimento ed il suo aiutante, maggiore Werner Krueger e tenente Widmaier, avevano guidato I combattimenti in prima linea contro carri armati che avanzavano a ondate successive: tre volte Osimo doveva venire ceduta e ben tre volte veniva riconquistata combattendo per le strade e casa per casa contro I partigiani, mezzi corazzati e fanteria. Erano stati raccolti in fretta ciclisti, genieri e personale degli osservatori di artiglieria che, assieme a radiotelegrafisti e staffette, avevano rastrellato I settori dove era penetrato il nemico. Alle ore 14  il battaglione composto da elementi russi al comando del capitano Marxreither veniva impiegato nell'attacco di quota 217, situata al limite nord orientale del nostro schieramento. I turcomanni conquistavano l'altura e nel pomeriggio la tenevano ancora ma la perdevano alla sera nel corso di un attacco di forze corazzate al quale i nervi di questi figli della natura non erano avvezzi. Il sottotenente Pokojewski ed il maresciallo Schwetzke, con quanto restava della seconda compagnia del 992 Granatieri, tenevano la posizione del cimitero alla periferia orientale della parte bassa della città e quando giungeva la sera di una calda giornata estiva che sembrava non dovesse finire mai, Osimo era nelle mani dei valorosi uomini del 992 granatieri. Nonostante ciò la divisione riteneva necessario di far arretrare il settore centrale del fronte per sottrarre ad un ulteriore fuoco tambureggiante le truppe che erano esposte da cinque giorni a duri combattimenti e per evitare una penetrazione del nemico fra le posizioni del 992 e 993 granatieri dopo la perdita di quota 217 da parte dei turcomanni.

A Loreto nella notte tra il 5 e il 6 incursione di aerei tedeschi sulla città contrastate da batterie contraeree polacche. Verso le 21,30 un forte boato: è stato bombardato il deposito di armi degli alleati situato nei pressi della stazione ferroviaria.Un improvviso incendio interessa la campagna circostante. La popolazione del centro storico in preda al panico si rifugia nei sotterranei del palazzo apostolico. Spezzoni incendiari cadono sulla Basilica, sulla piazza del Santuario e automezzi polacchi colpiti vanno in fiamme.Viene colpito anche il palazzo della scuole elementari di via Marconi e il sottopassaggio dove oltre una decina sono i morti tra i soldati polacchi e tra i civili.  Alla seconda incursione ci sono vittime nella piazza della Madonna.  Attaccato dalla contraerea un aereo tedesco dopo alcuni passaggi su Loreto si schianta abbattuto sul crinale della Villa Gigli (o Monte Conero?). Alle 3 e 45 del mattino del 6 luglio la cupola del Sangallo è sventrata.La bomba rovina il  mirabile ciclo pittorico del senese Cesare Maccari e provoca danni proprio all'altare della cappella del Seiz dedicata alla Germania. L'incendio dura un paio di ore e alcuni loretani andranno in bicicletta a chiamare i pompieri a Recanati sede di un reparto di vigili del fuoco,mentre lunghe catene umane, incuranti del pericolo si prodigano a portare acqua dalla Piazza alla sommità dell'edificio.

Precisazioni de L'Osservatore Romano. “L'osservatore romano” pubblica i seguenti particolari sul bombardamento della S.Casa di Loreto: “Aerei germanici per 5 ore, ad intervalli di pochi minuti hanno compiuto diverse incursioni sulla Basilica e sulla città. Fu colpita la cupola con una bomba incendiaria che vi appiccò il fuoco.L'incendio che investì la calotta interna fu domato dopo 10 ore di lavoro.Un'altra bomba dirompente aprì una grande apertura nella cupola stessa. Gli affreschi del Maccari ne hanno molto sofferto.Qualcuno è andato perduto.Candelieri e altri oggetti furono spezzati.In città vi sono molti danni e 30 vittime. Il convento chiamato rifugio S.Giuseppe fu pure colpito ed in parte distrutto dall'incendio. Il giornale deplora il tristissimo attacco che ha posto a si grave repentaglio uno dei più venerati santuari della  cristianità.Nulla, assolutamente nulla v'è che possa, non diciamo giustificare, ma neppure spiegare l'incursione (Gazzetta 2.8.44 p.3).

Durante il conflitto Loreto è stata riconosciuta Città aperta, grazie al lavoro svolto dal Vescovo Gaetano Malchiodi e dalla Santa Sede presso le autorità belligeranti.Si è ottenuto questo status per l'importanza della città,dei suoi monumenti della Santa Casa. Solamente i tedeschi riconoscono di fatto questa convenzione.  Allo scoppio della guerra le  autorità ecclesiastiche mettono al riparo le numerosissime opere d'arte.Il monumento a Sisto V e le tre porte bronzee hanno protezione con robuste mura

Continui tiri di artiglieria colpiscono il paese di Camerano.

           

6 Luglio 1944 Giovedì.Mantenendo i capisaldi di Filottrano e della Stazione di Osimo, nella notte sul 6 luglio, il settore centrale dello schieramento tedesco veniva arretrato sulla linea Casenuove-quota 360 (monte della Crescia) - San Paterniano-Santo Stefano. Su questa linea, denominata “Albert II” , la divisione  veniva nuovamente ricomposta. Poiché la 71 Divisione assumeva la difesa di Filottrano, rendendo così disponibile il 1 battaglione del 994 granatieri, il 6 luglio il fronte tenuto dalla 278 divisione si presentava così disposto: A destra: il 2 battaglione del 994 ed il 278 battaglione fucilieri da Filottrano (escluso) sino a Cesenuove (compresa); al centro: sulla destra il 992 con I suoi due battaglioni ed il 3 battaglione del 755.mo sino al Monte della Crescia (compreso); sulla sinistra il 1°battaglione del 994.mo ed il 2 battaglione del 993 sino alla Stazione di Osimo, a sinistra: la guarnigione di Ancona al comando del tenente colonnello Peter col 903 battaglione da fortezza ed il 676 battaglione di sicurezza unitamente al gruppo da combattimento Weinreich sino a Numana. Riserva divisionale: il 1 battaglione del 993, duramente provato, in riposo dietro la parte centrale sinistra dello schieramento" .  (Hoppe pp.26-27)

Klennert nel suo rapporto così conclude relativamente alla prima fase della battaglia per la conquista di Ancona, ancora in corso: "Il 5 luglio il nemico, con l'appoggio molto potente dell'artiglieria e di 60 carri armati pesanti, dopo aver diffuso cortine fumogene su tutto il territorio attorno ad Osimo, ha iniziato l'attacco in direzione di questa città. Dopo l'annientamento della massima parte della nostra difesa controcarro, dalla periferia orientale il nemico è riuscito a penetrare nella città con carri armati e fanteria. È stato però respinto con un energico contrattacco così che alle ore 16 Osimo era nuovamente nelle nostre mani. Il nemico che, nel corso della serata, spuntava nuovamente da ogni parte è poi riuscito a cacciare da Osimo le nostre truppe fortemente provate. Così nella notte tra il 5 e il 6 Luglio abbiamo perduto Osimo. Con la caduta dell'altura dominante, rappresentata dalla città di Osimo, la divisione è stata costretta ad arretrare il fronte sulla generica linea a sud di Filottrano, Villa Nove, Case Nuove, S.Stefano, La Montagnola, Numana... Su tutto il fronte, dopo la conquista di Osimo, il nemico, a seguito delle forti perdite subite, non era più in grado di sfruttare I suoi successi mediante uno sfondamento in profondità delle nostre linee. Accanto alle elevate perdite del nemico, confermate anche dai prigionieri, la distruzione di 49 carri armati, 5 autoblindo e molti autoveicoli corazzati ed autocarri stanno a provare quanto siano state considerevolmente indebolite le forze di attacco polacche. In particolare c'è da ricordare che molti carri armati ed altri mezzi corazzati sono stati colpiti ed immobilizzati o comunque danneggiati. Dei carri armati distrutti, 31 sono quelli colpiti da armi controcarro portatili, Ofenrohr e Faustpatrone . La divisione aveva dunque conseguito questi successi soltanto con le proprie armi, in parte inadeguate nella lotta contro i carri armati pesanti. Il successo difensivo della giovane 278 Divisione di fanteria è stato onorato dalla citazione sul bollettino di guerra del 6 luglio 1944" .   (Klennert pp.279-280)

Un episodio viene narrato dal soldato Karl Jost, staffetta della terza compagnia del 992 granatieri: "Come tutti sanno, il 5 luglio la maggior parte della terza compagnia del 992 granatieri veniva fatta prigioniera a pochi chilometri dalla città di Osimo perché I polacchi avevano trovato un facile passaggio nella nostra direzione passando attraverso un varco che si era formato fra la seconda e la terza compagnia del 992. Poiché io in quei giorni ero continuamente in movimento come staffetta della terza compagnia, potevo farmi un quadro preciso della situazione che si presentava così. Quando, il 4 luglio, la nostra terza compagnia aveva dovuto abbandonare San Sabino a causa della scarsità di munizioni, e di questo fatto aveva dato comunicazione al battaglione, mi era stato subito promesso, e così pure durante la notte al comandante della compagnia, che durante la notte che si stava approssimando sarebbero certamente arrivati dei rinforzi. Ma nella notte, dato che più di tre volte io mi ero recato al comando tattico di battaglione, non mi era capitato di vedere alcuno di tali rinforzi. Giungevano soltanto un po' di munizioni ed il pezzo controcarro nella cui postazione più tardi cadevano prigionieri quindici uomini quando i polacchi ci avevano tagliato la via della ritirata. Al mattino del 5 luglio si sviluppava il forte attacco di fuoco sulle posizioni della compagnia e noi disponevamo di circa 20 proiettili a testa. Come staffetta mi veniva subito ordinato di recarmi al comando tattico di battaglione per comunicazioni in proposito. Quando, circa una mezz'ora dopo, avevo raggiunto la vecchia casa ormai divenuta familiare, questa era stata già abbandonata. Erano ancora presenti sul posto solo il pezzo controcarro ed i suoi serventi. Questi mi informavano che il comando tattico era stato arretrato. Ero appena entrato in casa quando arrivarono anche gli ultimi uomini della terza compagnia del 992. Erano circa dieci uomini e ci apprestavamo a ritirarci tutti insieme in direzione di Osimo. Avevamo avuto cura di proteggere la casa, disponendo anche delle sentinelle. Avevamo da poco lasciato l'abitazione e già ci accorgevamo del guaio che stava capitandoci. Vedevamo tre dei serventi al pezzo controcarro con le mani alzate. Scappammo via di corsa ma appena fatti una ventina di metri ci stavano di fronte improvvisamente una trentina di polacchi che erano sbucati fuori dal profondo di un varco. Allorché volevamo aprire il fuoco ci siamo sentiti chiamare da dietro: eravamo dunque incappati in una trappola in piena regola. Il motivo per cui non ero giunto abbastanza presto al posto di comando tattico del battaglione era che, mentre mi recavo colà, entrato nel raggio di una salva di artiglieria pesante, avevo cercato riparo nel corridoio di una casa che mi era poi crollata addosso. Se sono uscito vivo dovevo ringraziare soltanto la circostanza che  mi trovavo appena sotto la porta. Da solo mi sono dovuto liberare dalle macerie il che aveva comportato del tempo se non volevo morire sotto altre macerie che stavano crollando. È da ricordare che tutti quanti noi, fatti prigionieri presso quello che era stato il comando tattico del battaglione, avevamo rese inservibili le armi. Ricordo anche che il sottotenente Schroeder della 14 compagnia controcarro del 992 granatieri, che avevamo preso con noi dopo la nostra cattura, moriva lungo la strada che portava verso Castelfidardo" .(Jost K., in Die Neue Bruecke n.26 agosto 1962, pp.11-12)

All'ala sinistra del fronte: "Consolidata l'occupazione della zona di Centofinestre, Montoro, I polacchi si spingono verso Tornazzano-Villanova ed il Musone. Il comandante tedesco decide lo spostamento del 1 battaglione/994 dalla zona di Filottrano alla sponda sinistra del Musone per fronteggiare la minaccia polacca: ad esso subentra per la difesa del centro di Filottrano, il 1 battaglione del 211 Reggimento della 71 Divisione di fanteria tedesca che si schiera nella zona Filottrano-S.Ignazio. Sul fronte della Nembo procede intanto il consolidamento delle forze italiane con il graduale arrivo dei rinforzi del CIL. (Pierpaoli p.191)

"Al mattino del 6 luglio arrivarono I primi rinforzi richiesti: un comandante di artiglieria con due gruppi di artiglieria e il 3 gruppo del 278 artiglieria, esonerato dagli impegni presso la 71 Divisione. Al comando del colonnello Von Grundherr venivano costituiti due gruppi di artiglieria ciascuno articolato su due gruppi di batterie leggere (obici da 105 mm. N.d.T.) ed uno di batterie pesanti (obici da 150 mm. N.d.T.) rispettivamente operanti sull'ala destra del nostro fronte (al comando del maggiore Von Lonski) e su quello di sinistra (al comando del colonnello Kurth). Per la difesa controcarro, l'inserimento della 242 brigata cannoni d'assalto con una batteria pesante e due leggere rappresentava un accresciuto rafforzamento ed infine giungeva anche l'ultima unità della divisione ancora mancante, la terza compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale al comando del tenente Edler von Jaschke, che assumeva la difesa contraerea sul principale settore di combattimento" . (Hoppe p.27)

All'ala sinistra del fronte: "Sfidando il fuoco delle mitragliatrici e delle artiglierie tedesche appostate sul versante sinistro del Musone, I polacchi riescono ad attestarsi sull'altra sponda della zona di Villa Cannone dove debbono però arrestarsi non senza gravi perdite per la decisa reazione avversaria. Tentano allora una manovra avvolgente su Filottrano costeggiando la sponda destra del fiume ma sono arrestati da una decisa reazione del 2 battaglione/994. L'artiglieria polacca tempesta la zona di Filottrano di colpi e la popolazione atterrita si rifugia nei sotterranei. Particolarmente drammatica la situazione nell'ospedale e nel monastero di S.Chiara“.

Il gen.Anders intanto invia al gen.Utili, comandante del CIL il seguente messaggio: "La Divisione 5 Kresowa ha attraversato oggi 6 luglio il fiume Musone con parte delle sue forze e sta avanzando con le forze rimanenti in direzione di Filottrano; pertanto il gruppo Nembo attraverserà il Fiumicello e raggiungerà il parallelo di Filottrano. Io vi prego di dare disposizioni affinché l'azione sia condotta con decisione e con forze sufficienti a disimpegnare tale compito"....

Una puntata esplorativa degli Ulani polacchi cade in un'imboscata presso S.Ignazio: un autoblinda è distrutta ed una catturata dai tedeschi, mentre la terza riesce a mettersi in salvo.

Durante la notte Filottrano è bombardata: quattro granatieri tedeschi muoiono colpiti da una bomba. Gli aerei erano probabilmente tedeschi". (PierpaolI p.192)

OSIMO LIBERA. Il mattino tutte le forze partigiane sono in azione. Alle ore 8 circa i partigiani entrano in Osimo precedendo di qualche ora gli Alleati, iniziando un rastrellamento che culmina con la cattura di prigionieri tedeschi e di materiale bellico. Ecco le prime motocarrozzette e poi una compagnia di militari polacchi su due file che entrano nella città liberata. Vengono da Porta Vaccaro, da Via Cialdini.Più tardi un gruppo di partigiani , con a capo uno a cavallo, incolonnati anche essi su due file scortano un gruppetto di 12 prigionieri tedeschi laceri e disarmati. (Orlandini / Grillantini )

...Il distaccamento Partigiani Riccio ed il raggruppamento Distaccamenti Gap Fabrizi entrati tempestivamente in azione, hanno fatto precipitare gli avvenimenti affrettando il crollo della difesa tedesca.distaccamento Riccio che si era trasferito nell'interno della città fin dal giorno 3 assolvendo a compiti di assistenza a favore della popolazione ,iniziava l'attività armata alle 18 del giorno 5. I primi combattimenti si svolgevano nelle mura, in via Roma e in via delle scalette sotto il fuoco delle artiglierie alleate, che male interpretando un segnale, concentrarono il loro tiro nella zona dei combattimenti ferendo quattro patrioti. I nazisti sotto l'impeto dei partigiani, abbandonavano i posti di combattimento, armi e materiali cosi che alle prime ore del giorno 6 la città era libera e alle ore 7,30 le truppe polacche vi transitavano in condizioni di sicurezza. A sua volta il raggruppamento dei distaccamenti Gap Renato Fabrizi che aveva brillantemente operato nei giorni precedenti in località circostanti compiendo audaci azioni ,iniziava il mattino del giorno 6, il rastrellamento dei dintorni della città riuscendo a catturare diversi prigionieri con materiale vario e munizioni. Le perdite inflitte all'avversario dagli uomini del distaccamento Riccio ammontano a tre morti e tre feriti mentre le sue perdite sono di tre feriti...    (Bandiera Rossa n.11-12.7.44 p.1) Viene affisso nella città un manifesto.

A Castelfidardo, una " cicogna"  alleata sgancia una bomba vicino al Monumento.

           

7.7. Sin dal giorno precedente la battaglia era diminuita di intensità e attacchi locali, condotti con forze valutate a compagnie o battaglioni, venivano respinti nei pressi di Filottrano, Casenuove e Santo Stefano.  All'ala sinistra del fronte: "Fra italiani e polacchi si decide di lasciare alla Nembo, rinforzata dai reparti del Cil, giunti nel frattempo, il compito di prendere la posizione di Filottrano " . (Pierpaoli p.192)

Prime cannonate da parte delle artiglierie alleate sulla città di Ancona mentre su Osimo si hanno tiri di artiglieria da parte dei tedeschi. A Camerano tiri di artiglieria da parte dei due eserciti.

8.7. "L'8 luglio ancora una volta si combatteva aspramente per Filottrano che I polacchi volevano prendere premendo ad est (per una dettagliata ricostruzione della battaglia di Filottrano vedi Santarelli). In questi combattimenti il 2 battaglione del 994 Granatieri subiva notevoli perdite riuscendo però in generale a mantenere le sue posizioni. D'accordo con la 71 divisione, nella notte sul 9 luglio, l'ala destra del nostro schieramento veniva arretrata dietro il Musone.

Alla sera dell'8 luglio era terminata la prima fase della battaglia di Ancona, lo sfondamento del nemico in direzione Polverigi-Chiaravalle era stato impedito ed Ancona era in mano tedesca. La 278 divisione aveva superato la prova delle sue capacità resistendo all'assalto del 2 Corpo polacco al comando del generale Wladislaw Anders, costituito da truppe fresche e riposate: tale unità aveva attaccato con l'appoggio di notevoli forze aeree, con la terza e quinta divisione polacca e almeno una brigata corazzata forte di circa 200 carri armati. Erano stati distrutti 49 carri armati e 5 autoblindo ed altri mezzi corazzati erano stati immobilizzati. Trenta carri armati erano stati distrutti nel corso di combattimenti ravvicinati mediante Panzerfaust o Ofenrohr. I polacchi avevano subito perdite ma anche quelle nostre era alte: 1800 fra caduti, feriti e dispersi, più della metà erano russi e "Volksdeutsche" (tedeschi provenienti da zone di recente annessione). Non è possibile esporre tutti I fatti d'arme, ma siano pur ricordati alcuni esempi particolarmente luminosi: come dimenticare il giovane sottotenente tirolese Aegger del battaglione fucilieri sacrificatosi per il suo plotone preso sotto il fuoco dei carri armati: era saltato sul carro più vicino con una carica esplosiva e lo aveva distrutto, cadendo nell'azione; o il tenente Andresen della seconda batteria del 278 artiglieria che indirizzava il fuoco della sua batteria sul suo posto di osservazione, ormai accerchiato dai carri armati, ne distruggeva uno con un Faustpatrone e, ferito, riusciva a rientrare nelle nostre linee. Con il sottotenente Schroeder della 14 compagnia del 992 granatieri, al quale gli italiani prepararono una onorevole sepoltura accanto alla chiesa di San Sabino, il 992 perdeva uno dei suoi più valorosi ufficiali. (Hoppe)

Quanto sia stata altamente apprezzata l'azione della giovane 278 divisione si può rilevare dal Bollettino della Wehrmacht del 6 luglio 1944 nel quale è detto: "La 278 Divisione al comando del tenente generale Hoppe, ha combattuto valorosamente in continue e dure azioni difensive contro un nemico superiore, infliggendogli pesanti perdite. Tutti I tentativi nemici di sfondamento sono falliti di fronte alla fermezza di questa divisione..." . (Hoppe pp.27-28)

All'ala sinistra del fronte: "Verso le 19,30 I combattimenti si erano gradualmente spenti. Cessata provvisoriamente la battaglia I paracadutisti si ritirarono leggermente in posizioni più sicure per riprendere all'indomani l'attacco. Fortunatamente questo nuovo attacco non fu necessario perché durante la notte, in base ad intese intercorse fra i due comandi delle divisioni germaniche I cui reparti erano impegnati a Filottrano, i tedeschi abbandonarono la città ritirandosi sulla linea “Albert II“, lungo le sponde del fiume Musone". (Pierpaoli p.192)

A Filottrano si svolge un'aspra battaglia.  A mezzo giorno circa i primi elementi del CIL penetrano nella città con conseguenti combattimenti casa per casa. Alle ore 16 circa un contrattacco tedesco appoggiato da cannoni semoventi obbliga gli Italiani (che non hanno  a disposizione armi anticarro) a ritirarsi parzialmente dalla città.  In un secondo deciso attacco appoggiato da carri armati polacchi gli Italiani penetrano di nuovo nella città alle ore 16 circa sostituendo elementi che hanno continuato a combattere nella zona dell'ospedale. Dopo che tre carri armati polacchi sono stati distrutti e sotto un intenso fuoco difensivo tedesco di artiglieria e mortai i soldati Italiani ricevono l'ordine di ritirarsi.  Nel pomeriggio quindi viene  deciso un terzo attacco per la mattina del 9 luglio.

A Camerano tiri di artiglieria avversaria.

9.7. "La “Linea Albert II” era in posizione intermedia conseguente soltanto alla emergenza dei giorni di duri combattimenti svoltisi fra il 1 e il 5 luglio. Il territorio attorno a quota 360 (Monte della Crescia), costituito da dominanti colline, non era in grado di compensare la posizione sfavorevole che aveva presentato il terreno scoperto presso Casenuove e sulla strada fra Loreto e Ancona nei riguardi forze corazzate attaccanti. Pertanto veniva subito effettuata una ricognizione su una ulteriore linea intermedia che andava da S.Maria Nuova, attraverso Agugliano, sino a quota 276, due chilometri ad oriente di Gallignano, e si collegava qui all'anello difensivo più esterno di Ancona. Gli veniva assegnato il nome di linea Hildegard. Se dalla cessione di un settore di battaglione sul fianco destro i chilometri da difendere erano ora soltanto venti, tuttavia questo compito rappresentava pur sempre un elevatissimo sforzo per le forze della divisione, indebolita dalle perdite subite. Il 9 luglio, oltre al 1 battaglione del 993, doveva venire destinato alla riserva divisionale, a riposo, anche il 1 battaglione del 992 granatieri, dissanguato nei combattimenti presso Osimo. Per il resto non veniva modificata la disposizione dei reparti ordinata il 6 luglio. La 242 brigata cannoni d'assalto veniva dislocata con una batteria preso Rustico, due chilometri a occidente di Polverigi, e con due batterie  attorno a Offagna. Le compagnie controcarro reggimentali (indicate nella terminologia  militare tedesca coma la "14 compagnia".N.d.T.) , che avevano perduto la metà dei loro pezzi, venivano reintegrate con I residuati mezzi plotoni della prima compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale.

Dal 9 al 16 luglio I nemico si limitava ad alcune puntate offensive che venivano respinte. Venivano perfezionate le nostre posizioni, verificati I dati di tiro e inviate in avanscoperta pattuglie esploranti al fine di disporre di dati informativi. Si doveva rinunciare ad azioni di squadre d'assalto dato che, da parte nostra, non veniva effettuata alcuna ricognizione aerea e conseguentemente non disponevamo di alcuna documentazione fotografica delle posizioni nemiche. Pertanto il servizio di vigilanza veniva effettuato nella maniera più scrupolosa da tutti I posti di osservazione" . (Hoppe pp.28-29-30)

Ed ecco quanto scrive Anders nella sua relazione della prima fase battaglia preliminare alla conquista di Ancona che va dal 1 al 8 luglio: "All'ala destra la 3 Divisione fucilieri di Karpazia rafforzata dal grosso della 2 Brigata corazzata e dai lancieri di Karpazia, dopo un violento combattimento conquistò successivamente le cittadine di Castelfidardo e di Osimo e la catena delle alture dominanti il Musone. Alla nostra ala sinistra, la 5 Divisione di fanteria Kresy, operante su un ampio fronte, occupò la zona tra Fiumicello ed il Musone, raggiunse le sponde di quest'ultimo, lo superò e conquisto le teste di ponte, che dovevano diventare il punto di partenza dell'attacco successivo. L'ampiezza del fronte e le irregolarità del terreno determinarono piccole battaglie combattute da singoli battaglioni. I combattimenti furono molto aspri e gli obiettivi cambiarono ripetutamente di mano. Alcune difficoltà sorsero per il rifornimento delle munizioni, perché grande fu il loro consumo ed altrettanto grande era la distanza dai centri di rifornimento. I reparti avanzati del Corpo Italiano gradualmente si spinsero fino all'ala sinistra della 5 divisione e sostituirono alcuni battaglioni di essa sulle posizioni da questi conquistate. Il Corpo Italiano effettuò un attacco limitato a Filottrano e conquistò il paese dopo un violento combattimento. Alla fine della battaglia il fronte aveva un'ampiezza di sessanta chilometri. Concludemmo la battaglia il 9 luglio e ci trovammo su posizioni adatte per l'operazione decisiva contro Ancona; avevamo completa libertà di attuare I nostri ammassamenti e riordinamenti" . (Anders pp.240-241)

All'ala sinistra del fronte: "All'alba I paracadutisti che muovono all'attacco trovano Filottrano ormai sgomberata dal nemico e poco dopo fra l'esultanza della popolazione, la bandiera italiana sventolava sulla torre dell'acquedotto" . (Pierpaoli p.192)   

Dopo violenti combattimenti  alla ore 10 circa Filottrano viene oggi liberata dagli uomini del CIL. I tedeschi registrano gravi perdite: 1800 fra morti,feriti e dispersi. Sono contati nel centro abitato circa 150 cadaveri . Più di 60 prigionieri catturati.  Anche le perdite italiane sono alte.

10.7. In Osimo e in Numana tiri di artiglieria da parte delle batterie tedesche. A Camerano l'aviazione alleata fa lancio di bombe per colpire la sede del comando tedesco installato presso il Cimitero  sul quale cade una bomba mentre altre cadono nei pressi.(Caglini C. Bombardamenti su Ancona e Provincia 1943/44, Castelferretti 1983, p.99) Gli ufficiali sono invece alloggiati nel palazzo Mancinforte.

11.7. Arriva in Osimo il comandante alleato, un inglese, che prende alloggio con gli altri suoi ufficiali nel palazzo del Collegio Campana installandovi il Quartier Generale

Il governo militare alleato, chiede attraverso un manifesto affisso nei muri dei paesi liberati, la consegna delle armi e di altri ordigni di guerra presso i locali carabinieri.

13.7. Alle ore 9 una compagnia del 9 reparto d'assalto del CIL al comando del tenente colonnello Boschetti entra in Cingoli. Fabriano è liberata.

14.7. Il generale Hoppe, nella notte tra il 14 e il 15 attua per la prima volta e dietro la parola d'ordine Rot-teufel (diavolo rosso) un veemente fuoco di disturbo su grande scala. Per tutta la notte viene mantenuto un fuoco continuo sugli itinerari di avvicinamento sui posti sosta e posti comando avversari, intercalato nelle pause da colpi di artiglieria dei cannoni di fanteria e di quelli contro carri spinti sulla prima linea.

15.7. "Al fine di sollevare il morale della truppa e per risparmiare il munizionamento di artiglieria per combattimenti più impegnativi, nella notte sul 15 luglio, con le armi della fanteria, veniva per la prima volta effettuata una grossa azione di fuoco di disturbo sotto la denominazione dI "Roter Teufel" (Diavolo rosso) . Con l'impiego di 30.000 colpi di munizioni normali (S-Munition) e 1.000 colpi di munizioni traccianti (SMK-L) per ciascun battaglione veniva mantenuto il fuoco ad ondate successive per tutta la notte; nelle pause, quest'ultimo veniva rimpiazzato  dalle salve di artiglieria, dei cannoni della fanteria e controcarro in posizione avanzata, dirette contro le vie di accesso al fronte, i punti dove sostavano le cucine da campo ed i comandi delle unità minori. Dopo che l'azione di disturbo aveva dato un po' di sfogo alla truppa, a mezzogiorno del 15 luglio iniziava nuovamente il fuoco della artiglieria nemica che, di quando in quando, diveniva tambureggiante. Bombardieri avevano ridotto a cumuli di macerie Ancona e Chiaravalle ed anche la rocca di Jesi, città in cui nella notte di Natale del 1194 era nato il grande imperatore Federico II di Hohenstaufen, veniva colpita pesantemente. Caccia bombardieri volteggiavano ininterrottamente sul campo di battaglia ed attaccavano le nostre posizioni. La terza compagnia mitragliere contraeree del 278 gruppo controcarro divisionale conseguiva il suo primo abbattimento. Un disertore polacco aveva riferito che il 17 o 18 luglio sarebbe stato effettuato un attacco in direzione di quota 360 e non vi era dubbio che era imminente un attacco in grande stile. La divisione aveva chiesto al Corpo d'Armata due battaglioni come combattiva riserva divisionale. Al loro posto giungeva invece l'ordine del tutto incomprensibile di rendere cioè subito disponibili il comando di artiglieria, i due gruppi di artiglieria e la batteria pesante della brigata cannoni d'assalto. ll notevole indebolimento della nostra difesa non veniva compensato dal fatto che finalmente venivano impiegati in due o tre notti successive nostri reparti di aviazione da bombardamento notturno. Purtroppo il risultato era limitato. Un nostro aviatore, che era stato abbattuto, aveva confermato che la difesa contraerea era troppo forte per poter penetrare nell'entroterra tenuto dal nemico". (Hoppe p.30)

Verso mezzogiorno  riprende il tiro delle artiglierie polacche su Ancona-Chiaravalle e Jesi. 

In Offagna l'aviazione opera sul luogo con azioni di mitragliamento e bombardamento. Tra il 15 e il 17 luglio si conteranno 14 morti e 15 feriti.   

A Camerano nelle giornate del 15 e 16 vengono lanciate circa 150 bombe da parte alleata per colpire un comando tedesco e postazioni di artiglieria con sparo anche delle artiglierie inglesi causando 13 morti e 110 feriti.

16.7. "Nella notte sul 16 luglio il 1 battaglione del 994 veniva trasferito sulla destra e inserito a quota 360 tra il 2 battaglione del 992 e il battaglione di elementi russi, reparto che poteva fornire scarse prestazioni. Veniva pertanto nuovamente portato in linea il 1 battaglione del 993 ed assegnato al settore tenuto sino ad allora dal 1 battaglione del 994. Il morale della truppa era buono dopo il lusinghiero successo conseguito nel corso delle operazioni difensive e ciascuno intendeva dare il meglio di sé in questa situazione grave ed impegnativa. La truppa veniva incoraggiata in questa fiducia in sé stessa quando alle ore 5 del mattino del 16 luglio si presentava al comando della divisone il feldmaresciallo Kesselring accompagnato dal suo capo di stato maggiore, tenente generale Roettiger. Il comandante in capo esprimeva alla divisione il suo apprezzamento, si informava circa la situazione mettendo particolarmente in rilievo l'importanza di tenere Ancona ancora per qualche giorno" . (Hoppe pp.30-31)

Alle 5 del mattino anche il Maresciallo Kesselring con il suo capo di stato maggiore Tenente Generale Rottiger è presente sul campo e ordina  di tenere Ancona ancora per alcuni giorni. Oltre alle due divisioni 71 e 278, Ancona è presidiata dal comando marina con diversi gruppi di artiglieria da marina e da soldati anziani dei battaglioni 903 da fortezza e 676 di sicurezza. Il 924 reggimento da fortezza con il 278 battaglione complementi ed il 3 battaglione russo del 755 sono in servizio di sicurezza lungo la costa da Ancona-Montemarciano mentre a sud il gruppo di combattimento Weinreih è di collegamento fino a Numana. Appoggiano l'azione due raggruppamenti di artiglieria: a destra quello del maggiore V.Lonski ed a sinistra quello del colonnello Kurth, infine la 242 brigata cannoni d'assalto, la 3 mitraglieri C.A. del 278 gruppo caccia contro carri per la protezione del principale campo di battaglia.

           

17 Luglio 1944. Lunedì. Il comandante della divisione polacca dei Karpazi il generale Duch si è istallato in Osimo con il suo stato maggiore nel vecchio palazzo vescovile, di fianco al Duomo

La seconda fase dell'avanzata polacca per la conquista di Ancona incomincia all'alba. "Decisi di adottare questo piano per la battaglia di Ancona: l'ala destra fronteggiante Ancona, doveva restare passiva, simulando soltanto l'attacco, ed alla sinistra, il gruppo d'assalto avrebbe sfondato le difese nemiche e si sarebbe spinto innanzi verso il mare, ad occidente di Ancona, minacciando cioè di isolare il nemico nella zona. Al fine di attuare l'ordine con successo doveva essere presa la catena Monte della Crescia-Offagna, dominante la strada del gruppo d'assalto. Ordinai questo raggruppamento delle nostre forze per l'attacco: L'attacco a Monte della Crescia doveva essere effettuato dalla 5 Brigata di fanteria Vilno, rinforzata dal 3 battaglione fucilieri di Karpazia, dal 4 reggimento corazzato e potentemente sostenuta dall'artiglieria. L'operazione delle forze corazzate doveva essere effettuata dalla 2 brigata corazzata, costituita dal 15 lancieri e dal 7 ussari britannico, dalla 6 brigata fucilieri di Leopoli e dal reparto Commandos. Le forze nemiche sull'ala destra dovevano essere impegnate ed immobilizzate da una brigata della 3 divisione. L'ala sinistra doveva essere protetta dal corpo italiano che avrebbe effettuato alcuni modesti attacchi sul fianco del gruppo operativo. Riserva: una brigata della 3.a divisione dislocata dapprima sull'ala destra, avrebbe sostenuto il gruppo attaccante se fosse stato necessario. Il riordinamento delle forze fu effettuato in gran segretezza, affinché il nemico non potesse scorgere i movimenti dei reparti corazzati dal settore sul mare all'ala sinistra, compito molto importante ed altrettanto difficile" . (Anders pp.240-241).

"Già alle ore 6,20 del mattino aveva inizio la battaglia. Fuoco tambureggiante e bombardamento a tappeto avevano sconvolto le posizioni di resistenza tra Casenuove, Polverigi e S.Stefano. Già prima dell'inizio dell'attacco la prima ondata di carri armati aveva totalmente sconvolto le postazioni difensive avanzate, provocando l'intervento della nostra artiglieria. Alle ore 8 I polacchi passavano all'attacco concentrando intensamente le loro forze su un fronte di soli otto chilometri di ampiezza ed effettuando tre ondate con 120 carri armati, seguiti da fanterie montate su mezzi corazzati. I fucilieri a Casenuove e successivamente il 2 battaglione del 992 soccombevano molto presto di fronte alla violenza di questo attacco e cadeva anche il comandante della quinta compagnia del 992, tenente Siebert. Venivano incendiati cinque carri armati ma la superiorità dei mezzi era troppo grande. Del 2 battaglione del 992 granatieri è potuto rientrare nelle retrovie soltanto un superstite, il caporale Ulber, per comunicare la fine del valoroso battaglione il cui comandante,maggiore Albert Mayer, ed il suo aiutante, sotto tenente Gmelin, erano rimasti gravemente feriti. Ora i carri armati, coperti dal fuoco di sbarramento delle artiglierie, travolgendo la prima e la seconda linea difensiva penetravano nella gola che da occidente porta alla quota 360. Mediante l'impiego del 1 battaglione del 992, reso disponibile dal comando della divisione, il 992 granatieri riusciva a bloccare l'attacco a due chilometri a sud di Polverigi, ma verso mezzogiorno il 1 battaglione del 994 granatieri non riusciva più a mantenere il possesso della quota 360. Il capitano Koetke ed il suo aiutante, sottotenente Raue, cadevano eroicamente. Con la perdita della quota dominante, per I polacchi si era venuta ad aprire la strada verso il nord, ma essi non hanno sfruttato il momento favorevole. Infatti essi avanzavano soltanto con una certa cautela, impressionati dalla tenace opposizione di alcuni nidi di resistenza e dal fuoco di infilata proveniente da postazioni di armi  controcarro e da batterie di artiglieria. Alle ore 17 I polacchi occupavano Polverigi ed Offagna e poi si fermavano davanti alla linea Hildegard. Quando, nel pomeriggio, il comando della divisione comunicava al 51 Corpo d'Armata Alpino che le riserve erano del tutto esaurite e che si profilava il pericolo di uno sfondamento del fronte, il capo di Stato Maggiore, colonnello Conte Klinkowstroem, informava che I rinforzi potevano venire avviati al fronte non prima del 18 luglio. Compito primario restava il mantenimento della coesione dei reparti. Pertanto, alla sera, il comando della divisione decideva di ritirare entro la linea Hildegard anche l'ala sinistra dello schieramento difensivo al fine di evitare che venissero tagliati fuori il 993 granatieri ed il "Gruppo Peter".

La notte fra il 17 e il 18 luglio è stata una delle più dure nel destino della divisione. Il comandante della unità, a casa Maggio, posto di comando tattico del 992 granatieri, si rendeva conto della situazione in tutta la sua gravità: il 992 Granatieri ed il 1 battaglione del 994 erano stati distrutti, una batteria e mezzo del primo gruppo del 278 artiglieria erano andate perdute nei combattimenti ravvicinati; Il nemico attraverso Agugliano, già durante la notte, si spingeva in avanti con brevi puntate dei suoi carri armati in direzione di Gallignano. Le deboli posizioni difensive venivano provvisoriamente rinforzate con squadre di genieri e di ciclisti. Nel corso di queste operazioni il maggiore Werner Krueger, che aveva nuovamente assunto il comando del suo primo battaglione del 993 granatieri, cadeva prigioniero del nemico a Gallignano. Sulla via del ritorno al comando della divisione, il generale Hoppe ordinava all'aiutante del battaglione genieri, sottotenente Wilhelm Droescher, di mettersi subito in marcia con 85 genieri disponibili in direzione delle località dove era dislocato il 992 granatieri;  rientrato al comando della divisione, l'aiutante, maggiore Hanns-Hermann Adam, alle ore 6 del mattino riceveva l'ordine di attraversare l'Esino con le prime due compagnie del battaglione "Wildflecken", che era in marcia verso il fronte, e di formare una linea di intercettazione e di contenimento sulla direttrice Camerata-Cassero. Questo provvedimento doveva risultare decisivo per l'esito della battaglia. Il maggiore Adam giungeva proprio appena in tempo per impedire lo sfondamento in direzione di Castelferretti. Così il colonnello Paul Broecker, che aveva costituito una linea difensiva sulle alture a nord di Gallignano impiegando i soldati che ancora rimanevano dal 1 battaglione del 993 granatieri, gli sbandati e gli elementi del terzo gruppo del 278 artiglieria, aveva un collegamento sulla sua destra ed in tal modo l'attacco nemico veniva fermato da questa nuova linea difensiva e dal fuoco d'infilata di una batteria del 242 brigata cannoni d'assalto e di alcuni pezzi del terzo gruppo del 278 artiglieria" . (Hoppe pp.31-32)

Questa invece è la relazione di parte polacca: "Dopo I necessari spostamenti e dopo un breve riposo l'attacco polacco mosse il 17 luglio. La data venne concordata con le date del via dei due rimanente corpo dell'8.a armata, il 10 ed il 13 impegnati nell'interno della penisola. Diritto su Ancona, lungo la strada 16 fingevano l'attacco soltanto limitate forze. I tedeschi ingannati in questo modo indirizzarono quasi l'intero fuoco di sbarramento in tale direzione. Intanto le principali forze all'attacco compivano una manovra di accerchiamento nei lontani avancampi della città. I pesanti Sherman della 2 brigata di carri armati si misero in agguato tra il granoturco sulla sponda del fiume. Per tagliare la ritirata dei tedeschi dalla città, i carri assieme ai battaglioni della 6 brigata dei fucilieri Lwow si diressero, attraversando il Musone, verso la riva del mare ormai oltre Ancona. Allo stesso tempo la 5 brigata di fanteria Wilno, sostenuta dal 3 battaglione fucilieri Karpaty ed al 4 reggimento corazzato, i cui soldati non senza una ragione portavano sui berretti il segno dello scorpione, attaccò i colli del Monte della Crescia-Offagna, il più importante punto della difesa della città. Dopo duri combattimenti durati tutta la giornata, I tedeschi fuggirono da quel punto di resistenza; nello stesso momento I carri del 6 reggimento s'arrampicarono sul monte Torto. Così fu ingrandita la breccia. Operavano qui il 15 reggimento di Ulani Poznan ed il 7 reggimento di Ussari. Ad Ancona cominciò il panico, il comando tedesco decise una febbrile ritirata per la strada statale 16 verso Falconara e Senigallia. Fuggivano gruppetti di soldati, carri di trasporto, poi reparti sempre più numerosi, l'artiglieria trainata da buoi. I soldati tedeschi se solo riuscivano si travestivano in borghese. Più di 300 tedeschi così travestiti furono presi dopo la battaglia. Non sarebbe stato per loro più semplice arrendersi? In ogni altro caso si. Però la notte appunto scesa e che fermò I carri armati in attacco in un punto della strada verso il mare, per I tedeschi in Ancona e per I fuggiaschi dal Monte della Crescia fu la notte della grande paura. Non si trattava più di vincere o restare vinti, ma del fatto che le truppe in arrivo erano polacche" . (Anders pp.100-101).

Alle 6,20 del mattino le truppe polacche passano all'attacco decisivo per la presa di Ancona. I bombardamenti a tappeto dell'artiglieria e dell'aviazione si concentrano su Casenuove, Polverigi e S.Stefano. La prima ondata di carri armati sfonda la linea di difesa Albert II.  Reparti del 68 reggimento fanteria Legnano, dopo aver scavalcato quelli della Nembo, iniziano alle ore 7,10 l'attacco per il superamento del fiume Musone. Dietro di loro si muovono gli uomini del 9 reparto d'assalto a far da scudo per proteggere reparti polacchi.  Alle 8  i polacchi concentrano le loro forze su una larghezza di 8 chilometri e procedono a tre ondate di attacchi con 120 carri armati seguiti dalla fanteria e da altri mezzi pesanti.  Il battaglione fucilieri tedesco a Casenuove e in coda il secondo battaglione/ 992 subiscono  la durezza del combattimento. Del secondo battaglione/992 solo un caporale è tra gli scampati.  I carri armati si muovono sotto la copertura dell'artiglieria. Il 992 va al contrattacco a due chilometri da Polverigi. A mezzogiorno il primo battaglione /994 situato a quota 360 ,Monte della crescia, viene distrutto. Dopo un'intera giornata di strenua lotta, la 5 brigata di fanteria Wilno sostenuta dal 3 battaglione fucilieri di Karpazia e dal 4 reggimento corazzato conquista Monte della Crescia e allarga il successo impadronendosi alle 17 di Offagna. La 2 brigata corazzata con violenti scontri prende Montetorto e finalmente alle ore 20 Polverigi. Anche Agugliano è liberata.  Con la perdita dell'altura dominante i polacchi si aprono il varco verso nord e proseguono avanti lentamente per fermarsi prima della linea Hildegard tra Agugliano, Galignano e Candia.

In Osimo sotto un bel sole, dopo una breve pioggia nelle prime ore la gente incomincia a circolare  vedendo i polacchi raccogliere i fili telefonici e andarsene sui propri carri. Ad una certa ora parte anche il comando inglese. Alle 10,30 passa il Gen.Anders comandante il capo polacco con il suo stato maggiore su cinque macchine. In Osimo torna la quiete e la popolazione dopo 16 giorni di segregazione abbandona i rifugi.  Alla finestra centrale del palazzo comunale sventolano le bandiere Americana, Inglese e Francese, manca quella Italiana. Al pianterreno di palazzo Gallo si installa in seduta permanente il comitato di liberazione nazionale. (Grillantini p. )

La notte tra il 17 e il 18 è fatale per la 278 divisione tedesca. Il 992 e il 993 reggimento sconfitti , il 278 artiglieria distrutto.

 

18 Luglio 1944. Martedì.    "Alle ore 11 il comandante della divisione prendeva la decisione di sgomberare la città di Ancona. Difesi dalla linea di sbarramento Adam-Broecker, il 993 granatieri, I due battaglioni di sicurezza del "Gruppo Peter" e lo scaglione di marina di stanza in Ancona defluivano sulla via Adriatica in direzione est e venivano ad integrarsi al 278. battaglione complementi che era impegnato sul fiume Esino fra Chiaravalle e la costa. Alle due estremità di Chiaravalle venivano impiegate alcune squadre del battaglione Wildflecken e quando a mezzogiorno al tenente Boehme della seconda compagnia del 278 gruppo genieri riusciva a far saltare in aria il grosso ponte di Chiaravalle la gravissima crisi era superata. Sull'ala destra dello schieramento il 994 granatieri manteneva ancora le sue posizioni a sud dell'Esino sulla linea Hildegard e sulle alture di Santa Maria Nuova respingeva con facilità l'attacco di battaglioni italiani. Alla sera del 18 luglio I reggimenti nella loro consueta disposizione - sull'ala destra il 994, al centro il 992 ed all'ala sinistra il 993 granatieri - e la guarnigione di Ancona si trovavano schierati sulla linea Ingeborg che correva lungo la riva occidentale dell'Esino. Anche il Comando della divisione, che si era venuto a trovare sottoposto ad un pesante fuoco d'artiglieria, veniva trasferito più indietro in località Santa Lucia" . (Hoppe p.32)

"Il passaggio del Musone e le difficoltà del terreno al nord di esso, impediscono alla 6 Brigata di fanteria Leopoli di raggiungere la costa prima di mezzogiorno ciò che permette al nemico di ritirare parte delle sue forze dalla zona di Ancona. Alle quattordici i Lancieri di Carpazia entrano in Ancona. " (Anders). Sulla zona di operazione tedesca arriva il capo dello stato maggiore colonnello Klincowstrom.I tedeschi prendono la decisione di ripiegare sul lato sinistro della linea Hildegard in modo da evitare l'accerchiamento al 993 del gruppo Petter.

I polacchi della 5 divisione spingono i loro carri armati sopra Agugliano sino a Galignano. Alle 6 del mattino l'aiutante di divisione maggiore Adam riceve l'ordine di attraversare l'Esino con due compagnie e di costruire una difesa in linea da Camerata e Cassero sbarrando la strada per Castelferretti. Il colonnello Brocher che si trova a nord di Gallignano costruisce un fronte di ritirata con il resto del 1/993 e del 3/278 artiglieria.  Alle 11 il quartier generale della divisione tedesca dà l'ordine di lasciare Ancona e di attestarsi in serata sulla linea Jngeborg sul fiume Esino.

Nelle prime ore del mattino del 18 luglio 1944 giunsero al fronte, venendo subito avviate in prima linea, due compagnie raggruppate nel cosiddetto Battaglione Wildflecken, dal nome della località dove era dislocato il campo permanente di istruzione. Secondo il tenente viennese Alfred Peichel, che allora comandava uno dei due reparti, e come confermato dal tenente Ludwig Heymann, a quel tempo Aiutante presso il I Battaglione del 992 Granatieri, la gran massa dei componenti di tale reparto era costituita da provati reduci del fronte russo che erano originari della Germania meridionale e dell'Austria. Ma non dovrebbero essere mancate anche reclute della classe 1926, come attestato da una fotografia in cui appaiono quattro giovanissimi soldati.

Di primo mattino le avanguardie alleate autotrasportate procedono lungo la strada che da Osimo porta al crocicchio dell'Aspio. Da qui dopo aver percorso la strada statale sino all'altezza di Candia si inoltrano sulla strada laterale prendendo la provinciale per passo Varano. Poi attraverso le Tavernelle, Le Grazie, Vallemiano, scendono da S.Stefano in via Montebello e quindi a Piazza Cavour dove sono ad attendere i liberatori i componenti del comitato comunale di liberazione, il comando GAP dell'ospedale civile ed i gappisti che erano già entrati in città.

Alle 14,30, per la strada statale 16 dalla direzione del finto attacco, entrano in Ancona i carri armati del reggimento di  Ulani Karpaty e i lancieri di Karpazia.  La colonna di centro alle 17 raggiunge Chiaravalle. Il CIL sgombra definitivamente i tedeschi dal Musone attestandosi a Rustico. Il territorio di Numana è completamente liberato.

           

19 Luglio 1944. Mercoledì.  "Nella notte sul 19 I reparti venivano riordinati ma nella giornata del  19 si constatava ben presto che, dopo le pesanti perdite e data la deficienza di armi controcarro, non c'era più sufficienti capacità combattiva per impedire il superamento del fiume Esino da parte dei polacchi che ora incalzavano con maggiore accanimento" . (Hoppe p.32)

Nelle prime ore del mattino il CIL occupa S.Maria Nuova.

 

20 Luglio 1944. Giovedì. "In tenaci combattimenti venivano ancora saldamente mantenute le alture di Borghetto e Montemarciano ma nella notte sul 20 luglio, con l'approvazione del Comando di Corpo d'Armata, I reggimenti venivano fatti arretrare sulla linea Ostra-Filetto, posta in collina. Così aveva termine la seconda fase della battaglia di Ancona. Tale fase, diversamente dalla prima che era durata sette giorni ed era stata condotta su un fronte esteso, ha avuto una durata di soli tre giorni ed è stata condotta dai polacchi concentrando ingenti forze su un fronte ristretto. Al 2 Corpo polacco è mancato il conseguimento di un completo successo perché le sue fanterie non hanno saputo sfruttare il successo iniziale preparato dall'aviazione e dalle forze corazzate. Nel secondo e terzo giorno è sembrato che fosse venuto a mancare anche il collegamento tra le formazioni aeree, la brigata corazzata e le divisioni altrimenti non si potrebbe spiegare che l'ala sinistra del nostro schieramento  potesse attraversare la zona scoperta sulla via adriatica e che il ponte di Chiaravalle mai una volta sia stato preso sotto il tiro diretto. In tal modo il successo è stato dalla parte della 278 divisione. Erano stati evitati sia lo sfondamento delle linee che l'accerchiamento, Ancona era stata tenuta addirittura per più di tre settimane e tutto questo contrastando la molteplice superiorità di un Corpo d'Armata rinforzato e contro l'impiego massiccio di aerei e mezzi corazzati.Il successo è stato però ottenuto a prezzo di rilevanti perdite sia di uomini che di preziosi materiali come cannoni, pezzi controcarro e mitragliatrici. Il 992 granatieri era stato messo completamente fuori combattimento, il 993 e 994 ed il 278 artiglieria avevano subito gravi perdite: del gruppo controcarro divisionale era rimasto soltanto qualche pezzo e solo la compagnia mitragliere contraerei era ancora indenne ed utilizzabile. La battaglia di Ancona aveva ancora una volta dimostrato che un avversario, il quale attacca con carri armati e forze aeree, può venire fronteggiato soltanto con carri armati e forze aere altrimenti viene stravolto il senso dell'azione difensiva che consiste nell'infliggere all'avversario forti perdite mantenendo la propria capacità combattiva. Quando non si disponga di carri armati, di forze aeree e di artiglieria a sufficienza, prima che il nemico sferri un attacco determinante, non resta altro che portare le proprie truppe su posizioni arretrate allo scopo di evitare che vengano travolte in forma umiliante e abbattute nelle trincee. Soldati valorosi avrebbero meritato che si procurasse loro in qualche modo pari condizioni di lotta affinché il sacrificio di sangue e di vite umane continuasse ad avere un suo significato.Questo è stato il più importante insegnamento della battaglia di Ancona.Il successo era evidentemente rappresentato da quanto segue: il nemico aveva subito ancora una volta perdite sanguinose, inoltre erano stati distrutti 30 carri armati, 11 autoblindo e 15 mezzi cingolati. La terza compagnia mitragliere contraeree del 278 gruppo controcarro divisionale aveva abbattuto 5 caccia bombardieri sul campo di battaglia. Il numero di carri armati distrutti e confermati all'inizio della battaglia raggiungeva così le 79 unità. Il feldmaresciallo Kesserlring ed il generale d'armata von Vietinghoff avevano trasmesso telegrammi per congratularsi, il capitano Koetke, difensore di quota 360, per il suo impareggiabile valore veniva insignito della croce di cavaliere della croce di ferro  alla memoria. Veniva confermata l'assegnazione della croce di cavaliere al maggiore Krueger, come comandante del 992 granatieri, pur restando sospesa sino al suo rientro dalla prigionia". (Hoppe pp.32-33)

Di seguito invece la conclusione di parte polacca: "Per ulteriore inseguimento del nemico, il 18 e il 19 luglio I nostri reparti superarono il fiume Esino e vi stabilirono una grossa testa di ponte. Il nemico era sconfitto. Aveva sofferto perdite elevate in morti e catturammo una grande quantità di armi e materiale. I prigionieri furono 24 ufficiali e 2552 graduati e soldati di unità combattenti, ai quali debbono essere aggiunti 351 uomini, rastrellati nella zona, e in maggior parte indossanti abiti civili. Le nostre perdite furono notevoli: 150 ufficiali  e 2000 graduati e soldati, di cui 34 ufficiali e 354 graduati e soldati caduti. Il generale Leese, comandante dell'8 Armata nella sua lettera del 24 luglio 1944, inviatami ad Ancona, scrisse fra l'altro: "Ora che la prima fase delle vostre operazioni si è conclusa con tanto successo con la caduta di Ancona, desidero inviare a voi personalmente ed al Corpo Polacco i ringraziamenti e le congratulazioni dell'8 Armata per la vostra grande avanzata delle ultime settimane. In verità è impresa notevole aver avanzato per 75 miglia lunga la dura costa adriatica ed aver conquistato il prezioso porto di Ancona, contemporaneamente logorando gravemente due divisioni tedesche e prendendo più di 30.000 prigionieri. La fulminea conquista finale di Ancona è stato il risultato di una brillante operazione e, quanto a concezione di esecuzione, il vostro movimento aggirante è stato un capolavoro, ammirevolmente sostenuto dalla vigorosa pressione esercitata dai Lancieri di Karpazia sul fianco orientale, con il risultato che i Tedeschi sono stati giocati quanto alla direzione del vostro attacco principale. Ancona sarà di grande aiuto alla nostra situazione logistica e speriamo di renderla pienamente efficiente in due o tre settimane" . ( Anders )

Attentato a Hitler. Fallisce a Rastenburg in Germania il tentativo di un gruppo di cospiratori, tra i quali un gruppo di alti ufficiali,di compiere un attentato a Hitler.

Il 20 Luglio l'intero Battaglione Wildflecken andò a costituire il 2 Battaglione del 992 che era stato annientato (un solo superstite, il caporale Ulber) nei combattimenti attorno ad Osimo e Polverigi.

La mattina truppe del CIL liberano Jesi.La 3 compagnia del battaglione alpini "Piemonte", alle 6 attraversa il fiume Esino ,risale via Gallodoro, la salita di via del Molino e da via delle Orfane giunge all'arco Clementino.  Subito dopo il 4 Reggimento Bersaglieri e il Reggimento S.Marco passano il fiume ed entrano in città.  Alle 7 circa la prima bandiera tricolore sventola sulla città, issata da un bersagliere con l'aiuto del parroco sul campanile della Chiesa S.Francesco di Paola.

           

21 Luglio 1944. Venerdì. Un primo convoglio anglo americano entra nel porto di Ancona.                  

(Fajans Roman, Seguimmo la battaglia di Osimo, in Rivista di Ancona, n.2, 1964 fasc.mono.)

 

Al termine degli scontri. Perdite complessive di uomini e di mezzi:

DA PARTE POLACCA.

Battaglia di Osimo: 5 luglio. Distruzione di 49 carri armati, 5 autoblindo e molti autoveicoli corazzati ed autocarri. Molti altri mezzi corazzati sono stati colpiti ed immobilizzati o comunque danneggiati: Dei carri armati distrutti, 31 sono quelli colpiti da armi controcarro portatili ofenrohr e faustpatrone. (Hoppe)

Battaglia di Ancona. 20 luglio. Distrutti 30 carri armati, 1 autoblindo e 15 mezzi cingolati. La 3 compagnia mitragliere contraeree del 278 gruppo controcarro divisionale aveva abbattuto 5 caccia bombardieri sul campo di battaglia. Dopo la battaglia di Ancona: Perdite 150 ufficiali, 2000 graduati e soldati di cui 34 ufficiali e 354 graduati e soldati caduti. (Anders) Distrutti dai tedeschi: 30 carri armati per un totale definitivo di 79 mezzi, 11 autoblindo, 15 mezzi cingolati, e abbattuti 5 caccia bombardieri (Hoppe)

DA PARTE TEDESCA.

Battaglia di Loreto: 2 luglio S.Biagio di Filottrano  distrutti dai polacchi tutti i cannoni d'assalto Fiat della 2 compagnia /278 gruppo controcarro e perdite elevate del 2 batt./994 e del 1 batt./993  (Hoppe)

Battaglia di Castelfidardo: 3 luglio Crocette di Castelfidardo - la 5 compagnia 2 batt./993 annientata e ridotta a 2 squadre, la 6 compagnia perde 43 uomini e l'8° perde tutti i plotoni . (Dittman )

Battaglia di Osimo: 5 luglio, la 2 e la 3 compagnia del 992 reggimento granatieri vengono annientate e disperse. Della 3 compagnia, nel cui settore hanno attaccato dai 40 ai 50 carri armati, solo 4 soldati feriti riescono a rientrare nelle proprie linee (Heymann p.42-43)  La maggior parte della 3 Compagnia/992 veniva fatta prigioniera a pochi chilometri della città di Osimo perché i polacchi avevano trovato un facile passaggio nella nostra direzione passando attraverso un varco che si era formato fra la 2 e la 3 compagnia/992 (Jost). 8 luglio 1800 fra caduti, feriti e dispersi, più della metà erano russi e volkdeutsche (tedeschi provenienti da zone di recente annessione)  (Hoppe pp.27-28)

Battaglia di Ancona: 17 luglio. Il 992 granatieri ed il 1 batt./994 erano stati distrutti, una batteria e mezzo del 1 gruppo del 278 artiglieria erano andate perdute nei combattimenti ravvicinati. (Hoppe 31-32). 20 luglio Prigionieri degli alleati: 24 ufficiali, 2552 graduati e soldati di unità combattenti, 3541 uomini rastrellati nella zona nella maggior parte indossanti abiti civili. (Anders)

 

"Dopo Ancona la 278 combatterà ancora contro Polacchi, gli Italiani, gli Inglesi, i Gurkas e i Siks indiani, I Canadesi. Rimpolperà gli esausti reparti con uomini rastrellati nelle retrovie, dagli ospedali, dalle salmerie, dai servizi, si batterà sulla Linea Gotica finché I suoi reggimenti saranno ridotti, il 992 a 370 uomini, il 993 a 480, il 994 a 380 rispetto alla forza ordinaria di ogni reggimento di circa 2.000 uomini, terrà il settore da Auditore a Piandimeleto sulla Linea Gotica, quindi la zona di San Marino, poi Rimini fino a Forlì, la città del Duce, che difenderà per ordine diretto di Hitler con le unghie e con I denti. Si acquisterà la denominazione di "indistruttibile" e di "forte e fidata", riceverà gli elogi dei supremi comandanti tedeschi, da Kesserling a Von Vietinghoff. Quando l'offensiva alleata si arresterà nell'inverno del 1944 si troverà ridotta a combattere con il 20% dei suoi effettivi dopo essersi guadagnata 234 croci di ferro di 1 classe e 1698 di 2 classe e diverse croci di cavalieri della croce di ferro per gli atti di valore dei suoi soldati ed ufficiali.Aveva distrutto 200 mezzi corazzati nemici, abbattuto un cinquantina di aerei alleati fra caccia e bombardieri, fatto un migliaio dI prigionieri, catturato 30 autocarri, 20 mortai, 70 fucili mitragliatori e mitragliatrici, oltre 100 mitra, messo fuori combattimento oltre 10.000 uomini, costretto all'avvicendamento inglesi, indiani, italiani, canadesi i cui reparti erano finiti anche essi stremati negli scontri" (Pierpaoli pp. 181-182).

 

Di seguito vengono nominati diversi protagonisti degli avvenimenti raccontati. Purtroppo non tutti.  La nostra ricerca ha come tutte le cose i suoi limiti. Dolenti per le eventuali omissioni e inesattezze. I lettori internauti che leggeranno queste pagine possono scriverci  per osservazioni, aggiunte e precisazioni  ad integrazione del nostro lavoro.   

 

Esercito polacco. Gli organici (1-20 luglio 1944)

15 GRUPPO DI ARMATE (dall'Appennino centrale al mare). gen. Harold Alexander.

8 Armata inglese (fronte Adriatico). gen.Oliver Leese.

2 Corpo d'armata polacco. gen.di div. Wladyslaw Anders. (sostituto gen.di brigata Zygmunt Szysko-Bohusz). capo di stato maggiore col. Kazimierz Wisniowski. - Sede di comando a  S.Vito poi Porto Recanati dal 30 giu.1944

 

3 Divisione fucilieri di Carpazia (Karpatica),  comandante  gen.di brigata Bronislaw Duch. - 1 Brigata fucilieri di Karpatia (col.Roman Szymanschi). col. Jozef Matecki 1 battaglione. 2 battaglione. 3 battaglione. 

2 Brigata fucilieri di Karpatia. 4 battaglione. 5 battaglione. 6 battaglione

12 Reggimento Ulani di Podolia. col. Leon Bitter.

 

5 Divisione di fanteria Kresowa, comandante gen. di brigata Nikodem Sulik

5 Brigata di fanteria Wilno, col.Wincenty Kurek) col. Henryk Piatkowski. 13 battaglione. 14 battaglione.                       15 battaglione Wilno (I lupi) magg. L. Gnatowscki

6 Brigata di fucilieri Leopoli,  col. Witold Nowina - Sawicki. 16 battaglione Leopoli  magg. A. Stanczyk (+). 17 battaglione Leopoli  magg. M. Baczkowski. 18 battaglione Leopoli magg. A. Florkoweski

15 Reggimento Ulani di Poznan, ten.col. Adam Bielinski. 13 battaglione. 14 battaglione.

 

2 Brigata Corazzata gen. di brigata Bronislaw Rakowski. 1 Reggimento corazzato Ulani "Krechowce". 4 Reggimento corazzato. 6 Reggimento di carri armati Dzieci Lwowskie. 2 Gruppo di Artiglieria col. Ludwik Zabkowski. 7 Reggimento d'artiglieria controcarro. 8 Reggimento d'artiglieria contraerea pesante. 9 Reggimento di artiglieria leggera. 10 Reggimento di artiglieria pesante. 11 Reggimento di artiglieria pesante.

Ciascun battaglione si compone di quattro compagnie di fucilieri, di una compagnia di comando e di una compagnia di sostegno con plotone mortai, di ricognizione anticarro. Un plotone di ricognizione si compone di 13 carri corazzati cingolati leggeri. (I polacchi pp.26-34)

 

Figure. HAROLD ALEXANDER Londra 1891 - 16.6.1969 a 77 anni. Comandante del XV Gruppo di armate. Harold Rupert Leofric George, primo conte Alexander of Tunis, feldmaresciallo britannico. Educato alla scuola militare di Sandhurst, dove rimane fino al 1911, si distingue durante la prima guerra mondiale. Nel 1919-20 partecipa alla lotta contro I bolscevichi tra le fila dell'esercito lettone. È comandante di brigata alle frontiere indiane dal 1934 al 1938. Nel 1939 viene posto alla testa della 1° divisione in Francia, e in seguito, comanda il I corpo d'armata britannico che copre il reimbarco delle truppe inglesi a Dunkerque nel giugno 1940.  Ha poi l'incarico della difesa dell'Inghilterra meridionale e nel 1942 assume il comando supremo delle forze  britanniche in Birmania, poi di quelle del Medio Oriente; ai suoi ordini opera l'8° armata del gen.Montgomery che ad El Alamein (ottobre-novembre 1942) batte le forze italo-tedesche di Rommel. "Aggiunto" del gen.Eisenhower come comandante in capo delle forze Alleate nell'Africa del Nord (1943)  ha parte di primo piano nella campagna di Tunisia e di Sicilia e nelle trattative che conducono alla resa dell'Italia firmando con Badoglio il lungo armistizio (28 settembre). Alla testa del XV Gruppo d'Armata dirige la campagna d'Italia fino al novembre del 1944, allorché succede al gen. Maitland Wilson come capo delle operazioni nel Mediterraneo.

È Governatore del Canada dal 1946 al 1952 e Ministro della Difesa del Gabinetto Churchill (1952-54). Scrive interessanti memorie: "Memorie".

WLADYSLAW ANDERS. Blonie dintorni di Varsavia 1892 - Londra 1970 a 78 anni. Comandante del II Corpo d'Armata Polacco. Il generale Wladyslaw Anders è il leggendario comandante di cavalleria che riporterà otto ferite nelle cariche contro il nemico. Prende parte alla prima guerra mondiale, combattendo negli eserciti dello zar, e alla campagna contro I bolscevichi del 1920,  nelle file dell'esercito polacco. Generale nel 1936. Combatte  contro I tedeschi nel 1939 rompendo l'assedio dei carri armati avversari. Nel 1939 è contro I Sovietici, ma viene ferito e fatto prigioniero. Internato a Mosca, viene liberato in seguito all'accordo russo-polacco dell'agosto del 1941 e assume il comando del corpo militare polacco da lui costituito nell'URSS nel 1941-42. È uno, infatti, dei valorosi ufficiali polacchi che nel 1939 sono caduti prigionieri dei sovietici. Ma sopravvissuto alla prigionia e liberato, insieme a numerosi compatrioti continuerà a partecipare alla guerra a fianco degli inglesi. Alla testa delle sue truppe (60.000 uomini) nel 1942 passa in Africa e combatte contro le truppe italo-tedesche. Nel 1943 sbarca in  Italia distinguendosi nella battaglia di Cassino e in quella per la liberazione di Bologna; nel 1945 diviene capo delle forze polacche operanti sul fronte occidentale. Guida I compagni di esilio con l'audacia e la disperata determinazione di coloro che temono per le sorti della propria causa e hanno davanti a se un futuro assai incerto. A Cassino la fanteria polacca subisce perdite elevatissime, e dopo quella battaglia, Anders è costretto a racimolare tutti gli elementi disponibili per riuscire a mantenere la propria grande unità operativamente efficiente. Molto spesso avviene che I rinforzi fossero formati da polacchi che son stati arruolati forzatamente nei ranghi tedeschi e che in seguito sono caduti prigionieri degli alleati. Dopo la morte del generale Sikorki le speranze dei polacchi si accentrano su Anders sicché le sue azioni di guerra finiscono con l'avere ripercussioni in campo politico dal momento che le vittorie o le sconfitte riportate sul campo di battaglia avrebbero potuto rafforzare o indebolire le rivendicazioni della Polonia al tavolo della pace. Si distinguerà nella battaglia di Cassino come in quella per la liberazione di Bologna sulla linea Gotica "Per la vostra e la nostra libertà". Dopo la pace, solo il venti per cento delle sue truppe accetta di ritornare in Polonia. Nel 1946 quando gli Alleati dichiarano di non riconoscere più il governo polacco costituitosi a Londra, Anders trasferisce le sue divisioni dall'Italia in Inghilterra. Finita la guerra, rimasto in Italia fino al 1946 non vuole tornare in Polonia ormai comunista e si trasferisce a Londra dove muore nel 1970. Viene sepolto a Montecassino, come aveva voluto, con I suoi soldati che aveva comandato. Per I suoi compatrioti Anders rappresenta l'ispiratore e l'animatore; per gli alleati è un collega degno dI ammirazione e di profondo rispetto per le sue qualità di soldato. Ma soprattutto come accadde per tutti gli altri polacchi in esilio, la sua è una figura essenzialmente tragica.

 

ESERCITO TEDESCO. Gli organici (1-20 luglio 1944). 

GRUPPO DI ARMATE C. feldmar. Albert Kesselring. ten.gen.Roettiger (capo di stato maggiore)

10 Armata. (Fronte adriatico, dall'Appennino centrale al mare) gen. Heinrich Gottfried von Vietinghoff.

51 Corpo d'Armata Alpino. gen.Valentin Feurstein. col.conte Klinkowstroem (capo di stato maggiore)

278 Divisione di Fanteria. Sede del comando di divisione: Spoltore, CASTELFIDARDO dal 19 al 30 giugno 1944, poi Montemarciano dal 1 al 17 luglio, quindi Santa Lucia. Comandante                          ten.gen. Harry Hoppe. Capo di Stato Maggiore mag. Wolfgang Klennert. Secondo ufficiale                   mag. G.Frenzel. Aiutante mag. Hans-Hermann Adam. (34 ufficiali, 87 sottufficiali, 106 soldati)

 

992 Reggimento Granatieri. Comandante col. Kranz (comando interinale dal 21 giu.) mag. Werner Kruger Aiutante ten. Erich Widmaier. (comando interinale) cap. Feldstein. 1 Battaglione cap.   Bergmann. 2 compagnia sot.ten. Tiedemann. 3 compagnia sot.ten. Schoen e Schrange. 2 Battaglione.mag.Mayer. 5 compagnia ten. Siebert. 8 compagnia maresc.capo Einrich Kaffenberger (48 ufficiali, 316 sottufficiali, 1644 soldati)

993 Reggimento Granatieri Comandante col. Paul Broecker Aiutante ten.ris. Hermann Eicher. 1 Battaglione  cap.Kammler. 8 compagnia sot.ten. Kuhnt. 13 compagnia  sot.ten. Jaensch. 14 compagnia  ten. Hans Weinreich. 2 Battaglione cap. Hamkens 5 compagnia sot.ten. Scholl 6 compagnia    cap. Rolf Dittman. 7 compagnia  ten. Leipold (48 ufficiali, 316 sottufficiali, 1644 soldati)

994 Reggimento Granatieri Comandante Lutze (comando interinale) mag. Rudolf Godorr Aiutante     cap. Helmut Wollin 1 Battaglione cap.  Koetzke aiutante  sot.ten. Raue 1 compagnia Harniss 2 Battaglione cap. Hans Kurz (48 ufficiali, 316 sottufficiali, 1644 soldati)

278 Reggimento di Artiglieria. Comandante mag. von Lonski. Aiutante cap.Boehm 1 Batteria   mag.Grabow. 2 Batteria  cap.Metzger. 3 Batteria cap. Kohlfurst. 4 Batteria cap. Maass. (85 ufficiali, 460 sottufficiali, 1906 soldati)

278 Battaglione Fucilieri Comandante mag. Rudolf Godorr  (comando ad Offagna)  cap.     Dister Aiutante     ten.ris. Amhoff. (15 ufficiali, 113 sottufficiali, 580 soldati)

278 Gruppo controcarro divisionale Comandante  cap.ris. Kurt Knorn. Aiutante    sot.ten.ris. Siegfried Bohlmann 1 compagnia 2 compagnia . ten. Philipp 3 compagnia (17 ufficiali, 123 sottufficiali, 344 soldati)

278 Battaglione Genieri (guastatori) divisionale Comandante mag. Hornung. Aiutante   sot.ten. Wilhelm Droescher. 2 compagnia ten.     Boehme. (18 ufficialI, 92 sottufficiali, 510 soldati)

924 Reggimento da Fortezza von  Seydlitz 278 battaglione. 305 battaglione

305 Reggimento di artiglieria col. Kurth

71 Divisione di Fanteria ten.gen. Wilhelm Raapke

 

Figure:           

ALBERT KESSELRING. Markstedt Baviera 1885 - Bad Nauheim Francoforte 15.7.1960. Comandante del Gruppo Armate C. Feldmaresciallo tedesco. Ufficiale d'artiglieria appartenente al corpo di S.M, passa poi durante la prima guerra mondiale all'aviazione. Collaboratore di von Seeckt si specializza nello studio delle operazioni aereo terrestri. Nel 1935 ha una funzione importante nella creazione della Luftwaffe, di cui diviene nel 1936  capo di S.M. Comandante della 1 poi della 2 flotta aerea in Polonia 1939 e in Francia 1940 ha parte notevole nella conquista del dominio dei cieli che è preludio alle vittoriose campagne tedesche, e viene promosso feldmaresciallo nel 1940. Dopo aver partecipato alle operazioni in Russia nel 1941 viene inviato in Sicilia nel 1942 come comandante della 10 armata  e del fronte su (Mediterraneo) al quale è collegato l'Afrikakorps di Rommel operante in Libia. Comandante del gruppo di armate C in Italia nel 1943-1944 dirige con molta abilità la ritirata delle truppe tedesche dal Sud, dopo l'8 settembre, mettendo in grave pericolo le forze alleate durante lo sbarco a Salerno. Adottando una strategia temporeggiatrice ferma a lungo gli Alleati a Cassino e sulla linea Gustav e sa sfruttare il terreno e ogni altra occasione favorevole senza rinunciare a tentativi di contrattacco (Anzio marzo 1944). Persa Roma (giugno) arretra lentamente arrestandosi durante l'inverno 1944-45 sulle forti posizioni della linea gotica. Per questo viene considerato uno tra i migliori condottieri posti in luce dalla seconda guerra mondiale. Episodi: La truppa veniva incoraggiata in questa fiducia in se stessa quando alle 5 del mattino del 16 luglio si presentava al comando della divisione a Montemarciano il feldmaresciallo Kesselring accompagnato dal suo capo di stato maggiore tenente generale Roettiger (Hoppe pp.30-31)  Essendo gravemente ammalato, il generale Hoppe gli fece visita proprio il 15 luglio senza immaginare che il vecchio Feldmaresciallo sarebbe morto poche ore dopo. Al momento del commiato, le ultime parole di Kesselring furono: "Mi saluti I soldati della valorosa 278.ma Divisione ai quali auguro ogni bene."

VALENTIN FEURSTEIN. Comandante 51.mo Corpo d'Armata Alpino

Episodi. Lunedì 19 giugno 1944, il quartiere generale del comando tattico della 278 divisione di fanteria tedesca viene insediato a Castelfidardo. Arriva nella sede del comando tedesco il generale Valentin Feurstein, comandante del 51 corpo d'armata Alpino, e da' istruzioni che la ritirata venga rallentata in modo tale che il porto di Ancona sia tenuto ancora per almeno altre tre settimane, guadagnando tempo per la organizzazione della Linea Gotica

HARRY HOPPE  Braunschweig 11.2.1894 - Wetzlar 23.8.1969 a 75 anni. Comandante della 278 Divisione di Fanteria. L'8.8.1914 si arruola volontario ed è assegnato al 92 Reggimento fanteria della sua città natale. Prende parte ai combattimenti nei Carpazi, in Galizia, Lituania e Curlandia. Sul fronte occidentale partecipa alle battaglie di Vimy e Cambrai. Il 21.3.1918 viene insignito dell'alta e rara decorazione dell'Ordine della Casa Reale di Hohenzollern con spade. Nel 1921 fa parte del 18 Reggimento Fanteria del ricostituito esercito (Esercito dei 100.000). Negli anni 1925 e 26 il tenente Hoppe è ispettore presso la Scuola dell'Esercito di Wuensdorf. Dal 1928 al 1930 si trova a Stettino al Comando della 2 Divisione di Fanteria come istruttore. Promosso Tenente Colonnello nel 1939. Prende parte alla seconda guerra mondiale al comando del 424 Regg.Fanteria e conquista le città di Nogorod e  Schluesselburg, Il 1.10.1942 è al comando della 126.ma Divisione di Fanteria Il 1.12.1942, promosso maggior generale prende parte ai combattimenti nella sacca di Demianmsk, al Lago Illmen ed alla terza battaglia del Lago Ladoga, sempre sul fronte russo. Il 1.6.1943 promosso tenente generale. Dal 1.12.1943 è al comando della 278 Divisione, di recente costituzione destinata ad operare in Italia sul fronte adriatico dal maggio 1944 sino al maggio 1945, prendendo parte attivissima alle battaglie di Ancona, Rimini e Forlì. Il Generale Hoppe è stato ferito sette volte e decorato. Tornato dalla prigionia nel maggio 1948 si è ritirato a Wetzlar dova trova impiego presso l'ufficio di assistenza sociale delle Ferriere Buderus.

WERNER KRUEGER Berlino 22.7.1905- Comandante interinale del 992 Reggimento granatieri. Nel 1924, a 19 anni, entra a far parte della Reichswehr. Dopo aver fatto carriera come sottufficiale, il 30.6.1936 viene promosso sottotenente della riserva e congedato. Richiamato, prende parte alla campagna di Francia ed a quella di Russia. Dal maggio 1944 è Maggiore e comanda il I battaglione del 993 Granatieri. Episodi. Mercoledì 21 giugno 1944. Beltrovato. Dopo il combattimento  si distingue particolarmente tra gli altri il maggiore Werner Krueger che ha appena assunto il comando del 992 battaglione granatieri dando il cambio al tenente colonnello Glase (Hoppe p.22). Mercoledì 15 giugno 1944. Le truppe tedesche del 992 reggimento granatieri sostengono ora il compito della difesa di Osimo. Il comandante maggiore Krueger ed il suo aiutante tenente Widmaier guidano I combattimenti. Lunedì 17 luglio 1944. Nel corso di queste operazioni il maggiore Werner Krueger, che aveva nuovamente assunto il comando del suo 1 battaglione del 993 granatieri, cadeva prigioniero del nemico a Galignano vicino Ancona (Hoppe pp.31-32). Giovedì 20 luglio. Ancona. Il feldmaresciallo Kesselring ed il generale d'armata von Vietinghoff trasmettono telegrammi di congratulazione per il comportamento delle truppe tedesche nella battaglia di Ancona. Viene inoltre confermata l'assegnazione della croce di cavaliere al maggiore Krueger, come comandante del 992 granatieri, pur restando sospesa sino al suo rientro dalla prigionia. (Hoppe pp.32-33)  Decorato III (Hoppe p.103)

PETERS. Comandante 3 compagnia e interinalmente del 1 battaglione/993 Reggimento Fanteria Granatieri. Episodi. Martedì 4 luglio Castelfidardo. Sull'ala destra è stato possibile per i tedeschi mantenere le posizioni sulla linea Centofinestre-Montoro, ma il 1 battaglione del 993 reggimento granatieri soccombe di fronte all'attacco di forze corazzate polacche fresche. Il tenente Peters, comandante della 3 compagnia, e interinalmente del battaglione, rimane gravemente ferito.

LUDWING HEYMANN.1913. Tenente 2 Battaglione 992 Reggimento Fanteria Granatieri. Reduce della campagna d'Italia pubblica per sua iniziativa la rivista "DIE NEUE BRUCKE" il nuovo ponte a nome degli ex appartenenti alla 278 e alla 333 Divisione di Fanteria tedesca. Il numero 74 del luglio del 1983 è dedicato in buona parte alla Battaglia di Filottrano

KUHN. Comandante 8 compagnia 2 battaglione/993 Reggimento Fanteria Granatieri. Episodi. 2 luglio Crocette di Castelfidardo. Ma ben presto la situazione si fa critica. Dal frastuono del combattimento deduco che ai carri armati nemici doveva essere riuscito raggiungere la quota 45, che domina la zona. I reparti dell'8 compagnia, impegnati in quel settore, si difendono valorosamente al comando del sottotenente Kuhn, ma vengono annientati e lo stesso comandante ferito, viene fatto prigioniero. (Dittman pp.5-6)

HEINRICH KAFFENBERGER. 8 compagnia/992 Reggimento Fanteria Granatieri. Episodi.Mercoledì 21 giugno 1944 a Beltrovato. Dopo il combattimento si è particolarmente distinto tra gli altri il maresciallo capo Heinrich Kaffenberger.

PAUL BROECKER Schoenau (Slesia) 20.11.1892- 11.2.1964 a 72 anni. Comandante 993 Reggimento Fanteria Granatieri. Partecipa alla prima Guerra Mondiale come sottufficiale con 154 Regg.Fanteria sul fronte francese. Nel primo dopoguerra fa parte dei Corpi Volontari. Sottotenente nel luglio 1922. Maggiore nell'ottobre 1936. Combattente in Polonia e in Francia col 2. Regg. Fanteria.

Dall'aprile 1944 Comandante del 993 Fanteria sul fronte adriatico.

HERMANN EICHER Kaiserslautern 17.4.1911 - 30.7.1984. Capitano della Riserva 993 Reggimento Fanteria Granatieri. Consigliere di Pretura. Richiamato alle armi, inviato in Russia dove venne ferito e insignito di Croci di Ferro di I e di II classe e del distintivo di appartenente ai Reparti di Assalto. Episodi. Aiutante nel 993 GranatierI, si è particolarmente distinto il 18 luglio 1944 nel corso della battaglia di Ancona. Nel dopoguerra è stato Sottosegretario di Stato nel Ministero per l'Economia ed il Traffico della Regione Renania-Palatinato. Dal 1966 al 1971 Ministro delle Finanze della Renania Palatinato. Insignito di alte onorificenze tedesche ed ufficiale della Legion d'Onore francese.

ROLF DITTMANN Neuwied (Rhein) 2.3.1918. Comandante 6 compagnia 2 battaglione/993 Reggimento Fanteria Granatieri. Inizia la sua carriera nel 1937 nell'80 Fanteria. Sottotenente nel 1940. Tenente nel 1942. Capitano nel 1944. Prende parte alle campagne di Francia, a quella di Russia dove viene ferito due volte, a quella d'Italia restando ferito per una terza volta presso San Marino.

Nel luglio del 1944 è comandante della 6 Compagnia del 2 battaglione/993 Granatieri.

LEIPOLD. Comandante 7 compagnia 2 battaglione/993 Reggimento Fanteria Granatieri

HARNIS. 1 compagnia/994 Reggimento Fanteria Granatieri. Mercoledì 21 giugno Beltrovato (vedi sopra).

WILHELM DROEDCHER Kirn an der Nahe 7.10.1920 - 18.11.1977. Tenente della Riserva 278 Battaglione pionieri. Più volte ferito, decorato della Croce Tedesca in oro già come caporal maggiore, circostanza piuttosto rara. Aiutante nel 278 Battaglione pionieri. Nel dopoguerra è stato Tesoriere federale dello S.P.D. (Partito Socialista Tedesco).

RUDOLF GODOR. 278 artiglieria. Episodi.Lunedì 3 luglio. I granatieri del 994 con il battaglione fucilieri, che era stato aggregato, appoggiati in maniera eccellente dal 2 e 4 gruppo del 278 artiglieria, combattevano sotto l'accorto comando del maggiore della riserva Rudolf Godor contendendo al nemico ogni metro di terreno: Centofinestre veniva perduta, ma il fronte si era però rafforzato. (Hoppe p.26)

JAENSCH. Episodi. Sabato 1 luglio 1944 Castelfidardo sponda settentrionale del fiume Musone. All'imbrunire un carro leggero polacco si ferma a 300 metri davanti alla postazione del nostro 1 plotone e resta bloccato nel fosso a lato della strada. Il cap.Rolf Dittman lo affronta con alcuni volontari tra I quali partecipa il sottotenente Jaensch della 14 compagnia con un lancio di razzi controcarro. Si avvicinano a cento metri e Jaensch con due granate distrugge il mezzo corazzato.

KAMMLER.

KURT KNORN. -  febbraio 1966. Capitano

 

MILITARI CADUTI IN GUERRA. ESERCITO POLACCO. Il cimitero militare polacco in Italia è a Loreto (Ancona) e a Cassino.

 

I soldati polacchi caduti nel comprensorio Loreto-Castelfidardo-Ancona furono in totale 536. Di seguito i nominativi dei Caduti nei giorni dal 1 al 4 luglio 1944:                  

ADAMCZYK JAN -  ANDRZEJEWSKI STEFAN - BARANOWSKI HENRYK - BIEL ANTONI -  BLACHA PAWET - BOISSE ROMAN - CHRPINSKJ ZBIGNIEN F. - CHWOLKA BERNARD - CIECHANOWICZ 5. - CZECH KAZIMIERZ - CZUBEK JOZEF - DORNA LEON - DUDEK FRANCISZEK - GAJDZISZ BRONISLAW - GRECKI PAWEL - GRYM LEOPOLD - FUTOWSZI JOZEF - HELINSKI JAN - HODYAS LEON - JAGIELLD FRANCISZEK - JANIK EUGENIUSZ - JAZWINSKI CZESLAW - ANDRZEJEN JERZY - BAASNER JAN - BARTECZKO KAZIMIERZ - BIERCZYNSKI JAN - BOGUCKI KAZIMIERZ - BURDEK WTADYSTAW - CHRYSTOF BRONISTAW - CIBA MICIIAL PIOTR - CIESLAK ZYGMUNI - CZRNIAK WINCENTY - DABROWSKI STANISLAW - DROZD ZYGMUNT - DUDEWICZ STANISLAW - GLADKOOWSKI ZYGMUNT   -  ROZANDKI CZESLAW - RUPNIESKJ JOZEF - RYMKJEWICZ ZYGMUNII - SADOWSKiI LEON - KAJNO STANISLAW- SOBOL EDWARD - SOLYGA WACLAW - STACI-IOWLXK EDMUND- SUWALSKJ ALFKSY- SZCZPIORKOWSKI JAN - SZLEZAK BULESLAW- TRAPA RYSZARD - WASILEWSKI TADEUSZ- WIJZNIAK MARCIN- ZALESNY STANISLAW W. - ZANIESKI BOLESLAW - ZAPOLSKI KONSTANTY - ZAWITOSKI BENEDYKT - ZIENTARSKJ BERNARD - JUHNKE HFNRYK - KILAN WLADYSLAM - KURAB STANISLAW - KUTANIA JOZEF - KOZLAKOOwSKj HENRYK - KRASEWSKI BOLESLAW - KUCHARSKI WLADYSLAW - KURCEWICZ WLADYSLAW - LENARI ADAM - LISAJ ELIASZ- LEPSM KAZIMIERZ - LUBOWSKI ANTONI - MARKOWSKI STANISLXW - MATERNA LEON - MROCZKOwsKJ CZESLAW - NAREJKO YAN - NIEZGODA JAN - NOWAK GERHARD - OBARA STEFAN - OSTRUGA MIKOTAJ - PATTOCY ZYGMUNI - PIOTROWSKI JAN - PROKOPOWICZ EDWARD - PRYSTALSKI EDMUND - RADIKO KAZIMIERZ - ROGULSKI TADEUSZ - RUDZIK FRANCISZEK - RUSZKIEWICZ ALEKS - SABYNICZ ALEKSANDER - SEKULA STANISLAW - SKRZYPCZYK SZCZEPAN - SOBOLFWSKI BRONISLAW - SONA ANTONI TADEUSZ - SUDZICKI MIKOLAJ - SNORZYNSKI CZESLAW - SZOTAL TADEUSZ - SZYJAN BAZYLI - UCHMANOWICZ W. - WUJTOWICZ KAZLMIERZ - WRONSKI TEODOR - ZAMLXRA CZESLAW - ZAPIOR WLADYSLAW - ZAWILA JOZEF - ZIELINSKI JAN - ZYLBERT WLADYSLAW.

(Bugiolacchi P. 1940-44 La guerra e il movimento di liberazione a Castelfidardo. Tecnostampa Recanati 2000, pp. 63.67)

 

ESERCITO TEDESCO. I cimiteri militari tedeschi in Italia sono a Costermano (Verona), a Pomezia (Roma) e al Passo della Futa. Gefallener = Caduto in guerra.

JAENSCH  -  1.7.1944 Gefallener. Castelfidardo sponda settentrionale del fiume Musone .

SCHOLL     - Crocette di Castelfidardo 2.7.1944. Gefallener. Comandante 5 compagnia 2 battaglione/993 granatieri. Verso le ore 16 il nemico riesce in un primo tempo a superare il Musone con tre carri armati e poi a conseguire una penetrazione di poca importanza. Allo scopo di alleggerire il suo plotone che era fortemente minacciato il sottotenente Landmann attacca un carro armato con un lanciarazzi ma ha la peggio e muore. Poco dopo anche il comandante della compagnia sottotenente Scholl, rimane gravemente ferito da un colpo in pieno abbattutosi sul posto di comando della compagnia (Dittman pp.5-6).

PHILIPP   -  Gefallener. Comandante 2 compagnia 278 Gruppo controcarro. Il 2.7.1944 le truppe polacche dopo aver occupato San Biagio di Filottrano puntano su Centofinestre. Risultano vani I contrattacchi operati dalle riserve tedesche disponibili sul posto essendo distrutti nel giro di un'ora tutti I cannoni di assalto Fiat della 2 compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale. Nonostante la superiorità i polacchi partendo da San Biagio con attacco condotto in due direzioni, ha potuto guadagnare terreno soltanto localmente. L'accanita resistenza tedesca è stata validamente appoggiata dal 278 gruppo cannoni d'assalto. Nell'azione cade "eroicamente" (Klennert p.279), ferito mortalmente,  il "valoroso comandante del reparto, tenente Philipp" (Hoppe p.25).

LANDMAN   - Gefallener. 5 compagnia 2 battaglione/993 Granatieri. Il 2.7.1944 a Crocette di Castelfidardo alle ore 16 dopo una penetrazione di poca importanza di tre carri armati polacchi, allo scopo di alleggerire il suo plotone che era fortemente minacciato, il sottotenente Landman  attacca un carro armato con un lanciarazzi controcarro che purtroppo manca il bersaglio. Rimasto allo scoperto davanti al carro avversario, viene mortalmente ferito.

LANGE  -  Gefallener. Comandante di gruppo. 14 compagnia 2 battaglione/993 granatieri. Il 2 luglio 1944 a Crocette di Castelfidardo all'imbrunire all'attacco di quota 45 conquistata da carri armati polacchi, il sergente Lange, comandante di gruppo cade colpito al petto e due altri uomini rimangono feriti. Il sergente Lange, per la distruzione di molti mezzi corazzati, verrà citato sul Bollettino dell'onore dell'esercito (Dittman n.26 p.5-6) e decorato VI (Hoppe p.103).

DAEHNICKE  -  Gefallener. 5 compagnia 2 battaglione/993 granatieri. Il 3 luglio 1944 a Crocette di Castelfidardo dopo il violento attacco a mezzogiorno di mezzi corazzati polacchi che riescono nuovamente ad effettuare una penetrazione nel settore tenuto dalla 5 compagnia del 2 battaglione/993 sulla statale adriatica che costeggia la ferrovia, in un contrattacco tedesco cade mortalmente il caporale Daehnicke.

GAST.  - Gefallener. 13 compagnia cannoni. Il 3 luglio 1944 a Crocette di Castelfidardo dopo mezzogiorno. A seguito dell'attacco in forze dei carri armati polacchi, nel settore di destra (strada statale e ferrovia) si è aperto un varco di circa un chilometro in larghezza e in profondità. Qui cade il sottotenente Gast, osservatore avanzato della 13 compagnia cannoni nel settore della quinta compagnia.

WINKLER. - Gefallener. 14 compagnia. Il 3 luglio 1944 a Crocette di Castelfidardo a mezzogiorno durante l'attacco di oltre 40 sherman polacchi che penetrano nel settore tenuto dalla 5 compagnia tedesca, il caporal maggiore Winkler della 14 compagnia distrugge uno sherman con un razzo controcarro, ma pochi minuti dopo cade, colpito alla testa (Dittman p.6).

SCHROEDER.  - Gefallener. 14 compagnia  controcarro/992 Granatieri. 24 giugno 1944 a Beltrovato, nel corso dei combattimenti, il sottotenente Schroeder distrugge un mezzo corazzato (Hoppe p.23). Il 3 luglio 1944 a Castelfidardo nel primo pomeriggio forze corazzate e di fanteria polacche respingono il 993 Reggimento tedesco oltre la città in direzione nord ovest. La situazione che si è venuta a creare non è chiara al comando del 992 tedesco. I sottotenenti Heymann e Schroeder si recano sull'ala sinistra del fronte per capire la situazione dopo gli ultimi avvenimenti  e partono in motocicletta verso Castelfidardo, ma la città è ormai in mano ai polacchi ed una nutrita sparatoria accoglie I guidatori e I due ufficiali. Mercoledì 5 luglio nella mattinata, il sottotenente Schroeder della 14 Compagnia controcarro /992° granatieri, fatto prigioniero insieme a quasi tutti gli uomini della 3 compagnia del 992, muore lungo la strada che da San Sabino di Osimo porta a Castelfidardo. "Con il sottotenente Schroeder della 14 compagnia /992 granatieri, al quale gli italiani prepararono una onorevole sepoltura accanto alla chiesa di San Sabino, il 992 perdeva uno dei suoi più valorosi ufficiali" (Hoppe pp.27-28) .

HUBER . -  4 luglio 1944, San Sabino di Osimo. Il fuoco aperto contro i polacchi fa si che l'attacco venga completamente respinto. Ma la compagnia deve registrare pesanti perdite. Tra l'altro il valoroso maresciallo Huber, a suo tempo sfuggito alla prigionia russa è stato ferito gravemente (Schrange in Heymann pp.40-41). Nel settore del terzo plotone incomincia all'improvviso un forte attacco a fuoco dei mortai. Il maresciallo Huber e due uomini vengono gravemente feriti da un colpo caduto in pieno su una postazione di mitragliatrice (Schoen in Heymann p.41).  Pochi giorni dopo morirà nell'ospedale militare.

SIEBERT .  - Gefallener. comandante 5 compagnia/992 granatieri. 21 giugno Beltrovato. Si è particolarmente distinto in combattimento il comandante della 5 compagnia del 992 granatieri il tenente Siebert (Hoppe p.22). 17 luglio. I fucilieri a Casenuove e successivamente il 2 battaglione del 992 soccombevano molto presto di fronte alla violenza di questo attacco e cadeva anche il comandante della 5 compagnia del 992 granatieri, tenente Siebert. Decorato VI (Hoppe p.103)

KOETKE . - Gefallener. 1 battaglione/994 granatieri. 17 luglio, Lunedì, Mediante l'impiego del 1 battaglione/992, reso disponibile dal comando della divisione, il 992 granatieri riusciva a bloccare l'attacco a due chilometri a sud di Polverigi, ma verso mezzogiorno il 1 battaglione/994 non riusciva più a mantenere il possesso della quota 360 (Monte della Crescia). Il capitano Koetke ed il suo aiutante, sottotenente Raue cadevano eroicamente. Il feldmaresciallo Kesselring ed il generale d'armata Von Vietinghoff avevano trasmesso telegrammi per congratularsi, il capitano Koetke, difensore di quota 360, per il suo impareggiabile valore veniva insignito della croce di cavaliere della croce di ferro alla memoria  (Hoppe 32-33).  Decorato III (Hoppe 103)

RAUE  . - Gefallener. Il sottotenente Raue, aiutante del capitano Koetke comandate del 1 battaglione/994 granatieri cade eroicamente il 17 luglio 1944 a quota 360 insieme al suo capitano.

BOEHME . -Gefallener. Tenente comandante 2 Compagnia del 278 Battaglione Pionieri. Caduto il 4 ottobre del 1944 sulla Via Emilia fra Cesena e Savignano.

HANS WEINREICH. Gefallener. Tenente comandante 14 compagnia controcarro/993 granatieri. Domenica 2 luglio. Nel punto di penetrazione polacca presso Castelfidardo I tedeschi respingono  le forze avanzanti. Mentre il 2 corpo polacco impegna consistenti reparti nel tentativo di sfondare il fronte e raggiungere Castelfidardo, il tenente Hans Weinreich, comandante della 14 compagnia controcarro /993 contribuisce a sventare la manovra delle truppe polacche ponendosi personalmente al puntamento di un pezzo controcarro da 75 millimetri e apre il fuoco sui carri armati che avanzano mettendone due fuori combattimento. Martedì 4 luglio. All'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco il gruppo di combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich blocca la strada costiera e tiene Numana riconquistata (Dittman p.8-9 e Hoppe 26).  Il 5 ottobre del 1944 rimane gravemente ferito. Cadrà nel corso di successive operazioni belliche. Decorato III e IV (Hoppe p.103).

ERICH   WIDMAIER Capitano ed Aiutante 992 Granatieri. Militare di carriera; ferito la prima volta in Russia dove è stato decorato delle Croci di Ferro di I e II classe. Dal Gennaio 1944 Capitano ed Aiutante nel 992 Granatieri sino alla fine della Guerra. Ha collaborato attivamente alla costituzione della 278 divisione. Ha partecipato ai combattimenti sul fiume Potenza, di Osimo e Polverigi. Gli è stata conferita la Croce Tedesca in oro. Ucciso con un colpo di pistola alla tempia il 3 maggio 1945 quando era già entrato in vigore l'armistizio.

 

CASTELFIDARDO ONORANZE AI CADUTI.

            Lettera del 17 settembre 1947 del Comune di Castelfidardo, a firma Sindaco Fabrizio Marcosignori,  indirizzata Al Commissariato Generale Onoranze ai Caduti Milano:

[…] In questo Comune, durante I fatti di guerra, sono deceduti n. 38 militari polacchi dei quali n.27 sepolti nel civico cimitero, in un angolo di terra messo a disposizione per tale scopo.

Gli altri sono stati seppelliti sul luogo del decesso e precisamente nelle località appresso indicate:

n.3 colonia  Cittadini Vincenzo contrada Campanari - n.3 Colonia Alessandrini Gino contrada Monitoro Selva - n.1 Colonia Marchetti Antonio via Rigo - n.1 Colonia Vivani Paolo Villa Poticcio

n.1 Colonia Giorni Paolo Mirano Vittoria - n.1 Colonia Lorenzetti Sante Via Pescara - n.1 Colonia Zoppi cesare Via san Vittore – Totale n.11

Sono inoltre qui deceduti n. 48 militari tedeschi sepolti nelle località appresso indicate: n.2 soldati tedeschi deceduti nel civico ospedale in seguito a proiettile di cannone che colpì lo stabile dove era stato collocato un osservatorio tedesco. I cadaveri vennero poi trasportati e seppelliti nel civico cimitero (uno era mancante di parte del corpo) sepolti in un’unica cassa.

n.1 deceduto nella colonia Gentili Amilcare contrada Campograsso. Seppellito nel civico cimitero. Indosso al cadavere venne trovato il piastrino portante le seguenti indicazioni: N° 568 NIENIEG-SIMON SCHELS U.R.2.2.1914 – R.C.2 M 6/714 (seppellito senza cassa)

n.2 soldati tedeschi deceduti nella colonia Angeletti Antonio fu Giuseppe via Butolo senza cassa

n.1 colonia Ercoli Emilio via Villa Posticcio - n.2 Vivani Paolo fu Vi9ncenzo via villa Posticcio

n.2 Serenelli Pietro Via MiranoVittoria - n.1 Pigini Domenico via Cerretano - n.2 Agostinelli Giulio via San pellegrino - n.1 Mazzoni Silvio via San pellegrino - n.1 Pierini Luigi via Campanari

n.1 Prosperi Paolo via Fonte Olivo senza cassa - n.3 Serenelli Enrico Via Mirano Vittoria - n.4 Governatori Silvio Via Montoro Selva - n.2 nella scarpata comunale in prossimità della colonia di Cantarini Pasquale Via Quercia uno col piastrino n. 2727 l’altro senza. - n.1 Luna Antonio via Pescara - n.1 vicino alla casa di Virgini Rosa in Baldoni via Fornaci senza cassa - n.6 Giorgi Paolo via Mirano Vittoria - n.1 Paoloni Antonio via San Rocchetto - n.1 Campagnani Luigi via Campanari - n.3 Cardella Enrico Via Mirano Vittoria - n.1 Tiranti Giuseppe via Aspio - n.1 Alessandrini Gion via Monitoro Selva - n.1 nei pressi colonia Camilletti Enrico via Cerretano

n.2 nei pressi villa de Bosis via Monitoro selva in possesso del piastrino n. 5310 - n.2 Casali Paolo Via Monitoro Selva trovati in possesso dei piastrini XII 10042 e n.571/A seppelliti senza cassa in un’unica fossa. n.4 Camilletti Paolo Via Pescara. Secondo quanto venne riferito da un militare tedesco alla famiglia Camilletti poco prima della fuga, in una sola fossa sarebbero stati seppelliti i quattro soldati morti. Ora sul posto è stata collocata dagli Alleati una sola croce indicante che ivi si trova un militare tedesco.

            Risposta al Commissariato Generale Onoranze Caduti di Milano alla lettera datata 11.9.1947: Questo Commissariato è in possesso di un elenco di n. 12 ignoti tedeschi inumati in codesto cimitero e di altri n. 35 ignoti tedeschi raccolti sparsamente e inumati nell’ossario di Mirano Vittoria.

            Lettera del Comune di Castelfidardo del 2 maggio del 1952 al Commissariato di Milano. Delle salme dei 12 tedeschi individuati e inumati nel cimitero comunale, una fu esumata il 6.10.1950 e portata a Roma. Le altre undici sono sempre nel cimitero stesso. Sindaco Dante Mancini

            Dichiarazione  del necroforo comunale Guerrini Meschino del 1.8.1956: … le salme dei militari tedeschi sepolte nel territorio comunale, vennero dopo circa un anno dalla fine delle operazioni belliche svoltesi in questo Comune  da me esumate e trasportate come segue: quelle identificate (n.12) nel cimitero comunale, quelle prive del piastrino di riconoscimento (n.36) nell’Ossario di Montoro Selva.

 

21 aprile 1945. Bologna è liberata. Il generale Anders entrando a Bologna scrive nel libro d'oro della città la seguente dedica: " Il soldato polacco del II°Corpo di armata ha conquistato Bologna il 21 aprile alle ore 6 del mattino, dopo una lotta accanita, combattendo per la libertà della Polonia e dell'Italia e per quella di tutti i popoli privi di essa".

 

19 maggio 1989. DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PELLEGRINI POLACCHI NEL 45° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI MONTECASSINO.

 “Ringrazio molto il generale Klemens Rudnicki per le sue parole. Do un cordiale benvenuto a tutti i presenti. In modo particolare saluto coloro che hanno combattuto a Montecassino, saluto i loro familiari, e tra tutti gli altri, la signora Irena Anders. Vi prego di portare il mio saluto a tutti i partecipanti alla battaglia di Montecassino che sono ancora in vita: ai comandanti, ufficiali, sottufficiali, soldati, sacerdoti. Portate questo saluto a tutti, ovunque essi siano.

 “Passante, di’ alla Polonia che siamo caduti fedeli al suo servizio”. È il rapporto che, da quarantacinque anni, fanno alla Patria gli eroi di Montecassino che hanno combattuto per la libertà “vostra e nostra”, ma non gli è stato dato di vederla, poiché riposano in eterno nella terra italiana, in attesa della risurrezione in Cristo.

Passante, di’ alla Polonia che abbiamo preso molto a cuore le parole di Cristo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Le abbiamo prese a cuore, e le abbiamo eseguite alla lettera. Abbiamo dato la nostra vita per “gli amici”, per la nostra Patria, per l’Europa, per tutto il mondo, per il futuro dell’uomo in questo mondo.

Tale messaggio giunge a noi e a tutto il mondo dal monte “chiamato Monte Cassino”, del quale Dante, attraverso la bocca di san Benedetto, dice: “e quel son io che su vi portai prima lo nome di colui che’n terra addusse la verità che tanto ci sublima” (Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, XXII, 40-42). La verità della salvezza, la verità che il mondo sarà salvato!

A questa verità, a questa salvezza partecipano i nostri compatrioti, gli eroi che hanno combattuto quella storica battaglia. Quelli che sono caduti lì, e lì sono rimasti. Quelli che, come il generale Wladyslaw Anders, comandante del secondo corpo dell’armata polacca, il generale Bronislaw Duch, o monsignor Józef Gawlina, Vescovo castrense, sono sopravvissuti alla guerra e dopo, sono stati sepolti in questo cimitero. Quelli che riposano negli altri cimiteri della Patria e del mondo. E anche quelli, come il generale Boleslaw Sulik, che oggi, nel quarantacinquesimo anniversario della battaglia, sono testimoni vivi di quei tragici anni e di quei grandi momenti.

Molte volte sono stato al cimitero di Montecassino dove, pregando per i caduti, pregando perché il loro sacrificio, il loro sangue non risultassero vani, ho letto, commosso, i nomi delle persone - nella maggior parte miei coetanei - e i nomi dei loro luoghi di nascita. Quest’anno, nel quarantacinquesimo anniversario di quel giorno in cui la bandiera polacca fu inalberata sulle rovine dell’abbazia benedettina, mi reco con lo spirito in quel luogo per rendere onore, ancora una volta, ai caduti e a tutti coloro che hanno combattuto, pronti a dare la loro vita per la Patria, per l’Europa, per un mondo migliore; mi reco lì, per esprimere la più profonda gratitudine.

Pensando al cimitero di Montecassino e a tutti i cimiteri in tutto il mondo, dove riposano gli uomini che hanno dato “la vita per i fratelli”, mi viene in mente, spontaneo, il mistero evangelico del chicco di grano che caduto in terra, doveva morire per produrre molto frutto (cf. Gv 12, 24).

Infatti, nella nostra Patria, per la prima volta possiamo notare come il sacrificio, la morte, la sofferenza e la fedeltà, che tante volte sembravano essere vane, cominciano a produrre i frutti. Quando ci troviamo in mezzo a tante croci che testimoniano di fronte al mondo questo sacrificio, vogliamo credere di nuovo in questi immensi sforzi e sacrifici che riescono a produrre frutti, spesso impossibili da prevedere. Frutti dei quali oggi anche noi siamo responsabili, e ai quali dobbiamo sensibilizzare coloro che vengono dopo di noi, perché davanti a noi rimane ancora un lungo cammino. In questo modo la riflessione storica diventa preghiera. Ringraziamo Dio e la Chiesa perché ci insegnano ad amare amici e nemici.

Visitiamo le tombe degli eroi ai quali dobbiamo il nostro oggi, per saper “dirigere i nostri passi sulla via della pace” (cf. Lc 1, 79), della riconciliazione e della fratellanza di tutti gli uomini.

Questo pensiero, questa gratitudine, questa preghiera e questo auspicio desidero esprimere nel quarantacinquesimo anniversario della vittoria di Montecassino, nella vigilia del quarantacinquesimo anniversario dell’insurrezione di Varsavia, e in vista del cinquantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale.

Dobbiamo coltivare con cura il frutto prodotto da quel chicco di grano che è caduto e morto in terra durante quei tempi tragici. Ne dobbiamo sentire la responsabilità. Il popolo, il quale ha fatto tali sacrifici, ha il diritto di vivere, di vivere degnamente, ha il diritto ad una vita indipendente e sovrana. Passante, di’ alla Polonia . . . dillo alla Polonia e a tutti i Polacchi che vivono nel mondo.

Affido i morti alla misericordia divina, e ai vivi imparto di cuore la mia benedizione apostolica”.

 

 

N.B. Invito a consultare  a cura di Giuseppe Campana, Rapporto sulle operazioni del II° Corpo polacco nel settore adriatico. Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle marche. ERREBI Falconara M. 1999. 

 

 

Dott.Renzo Bislani

Presidente onorario del Centro Studi Storici Fidardensi di Castel Fidardo.

bislani@tin.it