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1591 - LE MONACHE DI S. BENEDETTO - LO SCONTRO FRA TOROLI E BRANCALEONI |
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Dicembre 2008, da “…Castello è segreto” pp. 38-41 PAOLO BUGIOLACCHI “I MARTIRI DI CASTELFIDARDO” del Marchese De Segur, (Parigi 1892) L’ultimo numero della Strenna ospita un pezzo del mio amico Paolo. “Les Martyrs de Castelfidardo”, Un libro scritto in Francia quasi un secolo e mezzo fa -
Leggendolo mi accorsi invece che si trattava di tutt'altro volume, uno dei numerosissimi esistenti, dedicati alla celebre battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860 e che si occupava di uno specifico argomento: il sacrificio di un piccolo numero di giovani, quasi tutti appartenenti alla nobiltà francese dell'epoca e che, arruolatisi nell'esercito Pontificio, persero la vita nel corso di questo combattimento, una delle tappe dell'unità d'Italia, un evento che permise alle truppe Piemontesi l'annessione delle regioni delle Marche e dell'Umbria al Regno Italico, sottraendole al controllo e alla sovranità del potere temporale del Papa. Il volume, scritto dal Marchese di Sègur, negli Anni Sessanta del diciannovesimo secolo, era redatto in lingua in francese e siccome la lettura mi appassionava, pensai di tradurlo in italiano, ignorando che qualcun altro l'avesse già fatto fin dall'inizio del secolo scorso, notizia che purtroppo conobbi soltanto quando il mio lavoro era già terminato. Comunque ciò non mi scoraggiò più di tanto ed anche se questa mia traduzione non verrà mai pubblicata, resterà pur sempre un lavoro che forse qualche appassionato un giorno sfoglierà e leggerà, riflettendo magari su un punto che aveva destato il mio primitivo interesse e cioè come la storia, quella come si suol dire con la "S" , sia quasi sempre più soggettiva che oggettiva. In altre parole, un fatto, un evento storico che viene tramandato, il più delle volte subisce non solo l'interpretazione ma altresì l'influsso psicologico di colui che riporta, attraverso la forma orale o scritta, l'evento stesso. Il fatto oggettivo, cioè una battaglia o qualsiasi altro avvenimento, rimarrà quasi sempre nel tempo per ciò che in effetti è stato, con le sue date e i luoghi in cui il fatto stesso si è svolto, però sulle cause che lo hanno determinato, sulla personalità dei protagonisti più o meno noti, sui risultati o le conseguenze che ha provocato, influirà sempre, e spesso in modo determinante, la mentalità, l'ideologia, il modo di vedere o di pensare di colui o di coloro ( gli "storici") che hanno riferito o tramandato il fatto. Così è stato anche per la battaglia di Castelfidardo : ci sono, come dicevano, molti scritti che parlano dell'avvenimento e nessuno discorda sul giorno e sul luogo in cui è avvenuto, però alcuni sono stati scritti da parte di strateghi, che hanno esaminato il fatto storico sotto il punto di vista strettamente militare ( manovre, armamenti, consistenza delle forze in campo, fasi dello scontro ecc. ) e in questo campo le relazioni o descrizioni non variano di molto tra coloro che erano " neutrali" oppure stavano da una parte o dall'altra dei rispettivi schieramenti. Ci sono invece i commenti che chiameremo "politici" che possono essere contemporanei all'avvenimento stesso ed anche postumi o addirittura dei nostri giorni. In questo campo allora le differenze cominciano ad essere profonde e sostanziali. Ogni commentatore, più o meno in modo palese, guarda l'avvenimento secondo il proprio modo di vedere o in base agli ideali personali o della parte nella quale ha militato o alla quale si sentiva o si sente più attratto. Quanto sopra è valido anche per l'evento di Castelfidardo, dove i commentatori di parte "piemontese", oppure di coloro che anelavano all'unità dell'Italia o che non vedevano un'ingerenza religiosa nella vita politica dello Stato od erano semplicemente anticlericali, consideravano gli avvenimenti sotto un punto di vista nettamente diverso da coloro che ritenevano invece lo Stato della Chiesa un' entità da salvaguardare e il potere temporale dei Papi un diritto inalienabile. Il conseguente attacco al Pontefice, quale rappresentante di Cristo in terra, e alla sua autorità, era da considerarsi come un offesa degna della massima esecrazione e condanna. Schierarsi in difesa di questi princìpi veniva considerato un dovere di ogni cristiano ed era come intraprendere una nuova "crociata" contro i piemontesi sacrileghi, contro i profanatori di cose sacre. Il libro che stiamo prendendo in esame è apertamente schierato dalla parte pontificia, ma lo scopo per il quale è stato scritto sembrerebbe comunque ben specificato dall'autore nella prefazione che recita testualmente: « Questo libro non è una storia della rivoluzione italiana, né della questione romana. Non è nemmeno la storia dell'esercito pontificio. E' il racconto della gesta dei martiri francesi nella battaglia di Castelfidardo, cioè la storia di questi giovani eroi, di questi sublimi volontari che hanno lasciato la Francia per andare a difendere la Santa Sede e che sono morti sul campo di battaglia o che sono morti in seguito per le ferite riportate.» Nel commento che abbiamo intenzione di fare saremmo quasi costretti pertanto a fermare la nostra attenzione quasi esclusivamente su questi giovani francesi, ma noi non vogliamo però tralasciare - sia pur facendolo in modo succinto - il contesto nel quale i fatti si sono svolti, partendo proprio dagli eventi che precedettero lo scontro e cioè: sconfitta l'Austria, annessi i ducati della Toscana e dell'Emilia, assicuratasi la non belligeranza della Francia e dell'Inghilterra non cattolica, e con l'apparente pretesto di arginare il radical-repubblicano Garibaldi, giunto, dopo la conquista del Regno Borbonico quasi alle porte di Roma, Cavour promuove l'intervento armato contro lo Stato della Chiesa e, dopo aver fomentato focolai di ribellione nelle terre da occupare, l'il settembre 1860 fa entrare l'esercito piemontese nel territorio pontificio con "l'armata di occupazione delle Marche e dell'Umbria". C'era stato nelle giornate che precedettero questi avvenimenti un certo movimento diplomatico, anzitutto attraverso un ultimatum del generale Cialdini, comandante delle truppe piemontesi, indirizzato alle forze armate pontificie, perchè si astenessero dal soffocare qualsivoglia " manifestazione nel senso nazionale ". C'era stata poi una lettera indirizzata dal Cavour al cardinale Antonelli, segretario di Stato pontificio, con la quale si intimava il disarmo dei reparti stranieri nelle forze armate del Papa, dimenticando forse che nelle schiere garibaldine militavano volontari provenienti da ogni parte del mondo.
C L'attività del generale De La Moricière come Comandante fu frenetica: riordinò l'esercito pontificio dando una configurazione operativa a molti reparti, anche di nuova costituzione e tra questi non va dimenticata la creazione di nuovi battaglioni, tra cui quello dei Tiragliatori Franco-Belgi, che poi diverranno gli Zuavi, ad alcuni dei quali questo volume è proprio dedicato. I giudizi sugli Zuavi furono molti ed anche assai discordanti tra loro, visto che formavano una dei reparti più efficienti e motivati dell'esercito pontificio. Contro di essi si appuntarono le critiche di quanti li identificavano come uno degli ostacoli difficilmente superabili lungo il cammino dell'unità d'Italia. Basta pensare al modo in cui vennero definiti dai maggiori esponenti della parte avversa. Vittorio Emanuele II disse di loro sprezzatamente che erano una "accozzaglia di tutti i paesi e di tutte le sacrestie ", mentre addirittura il generale Cialdini, in un famoso proclama li definì " masnada di briachi stranieri avidi di oro e vaghi saccheggi " e ordinò ai suoi soldati che "disperdessero inesorabilmente quei compri sicarii ". Ad esser sinceri, questo volume ha forse voluto restituire, al di là di una spesso forzata esaltazione delle virtù umane e cristiane dei protagonisti, dignità di parola a coloro che, pur se combatterono per un ideale ormai anacronistico, cioè la sovranità temporale della Chiesa, lo fecero però con fede profonda e con onore ed a costo della propria vita. Ma ritorniamo agli avvertimenti dei giorni che precedettero la battaglia. Il generale De Lamoricière riuscì in poco tempo a far sì che gli effettivi dell'esercito pontificio salissero a 22.000 : in effetti il suo accorato appello e quello rivolto alla cristianità da parte di Pio IX avevano infatti cominciato a far affluire a Roma, da tutte le parti del mondo, un gran numero di volontari ed anche enormi somme di denaro che riempirono le casse dell'obolo di San Pietro. Tra gli altri, circa 800 volontari erano irlandesi e andarono a formare il battaglione di San Patrizio. In questo contesto si presentò agli uffici di reclutamento di Roma anche un primo scaglione di sette francesi e quattro belgi, che vennero riuniti per formare quello che sarebbe diventato di lì a poco il battaglione dei "Tiragliatori franco-belgi", posto sotto il comando del barone Athanase de Charette. Ben presto, dopo il battaglione, si formarono quattro compagnie, sotto la guida del Tenente Colonnello conte Louis de Becdelièvre il quale sottopose i suoi uomini ad una ferrea disciplina unita ad estenuanti esercitazioni che resero in breve tempo il reparto un esempio per le altre formazioni pontificie. Intanto gli avvenimenti precipitarono. Il giorno 11 settembre 1860 l'esercito piemontese varcò la frontiera con lo Stato Pontificio, senza una formale dichiarazione di guerra: fu sicuramente una mossa strategica che tentava con una sola mossa di impossessarsi delle Marche e dell'Umbria e nello stesso tempo raggiungere al sud Giuseppe Garibaldi per impedirgli una sua marcia su Roma ed anche per impossessarsi, senza colpo ferire, dell'ex Regno Borbonico. Quando i Piemontesi varcarono il confine, il generale de Lamoricière cercò di far convergere immediatamente le sue truppe verso la piazzaforte di Ancona e lì aspettare gli aiuti dalla Francia e dall'Austria che, a parere del cardinale Antonelli, non sarebbero di certo rimaste a guardare. In questa situazione anche il battaglione dei tiragliatori franco-belgi venne coinvolto in questa gara di velocità con l'esercito piemontese. De Becdelièvre si mise in marcia con i suoi 300 tiragliatori e, sorpassata Spoleto, dopo un breve pernottamento a Foligno, proseguì per Serravalle e Macerata, con direzione Loreto, luogo dove le truppe pontificie si sarebbero dovute ricongiungere. Giunsero infatti a Loreto la sera del 17 settembre, mentre la mattina dopo il generale De Lamoricière avrebbe dovuto proseguire per Ancona. Il mattino del giorno 18 in effetti il generale francese si trovò la strada sbarrata, alla confluenza dei fiumi Aspio e Musone, dalle truppe piemontesi condotte dal Generale Cialdini, che aveva già occupato le colline di Osimo e Castelfidardo, dove aveva anche posto il suo Quartier Generale. Nonostante l'inferiorità numerica il comandante pontificio decise di dare battaglia: la brigata al comando del generale Georges de Pimodan avrebbe attaccato a fondo con la sua brigata le forze piemontesi, mentre il resto delle truppe pontificie avrebbe proseguito lungo la riva destra del Musone per cercare di raggiungere Ancona. Sarebbe sicuramente una cosa superflua riportare le varie fasi del combattimento, anche perchè esistono tanti scritti che parlano dell'argomento. Formando l'argomento principale di questo volume, diremo soltanto che il battaglione dei tiragliatori franco-belgi si comportò egregiamente nella Battaglia di Castelfidardo. I suoi uomini compirono numerose cariche alla baionetta con ottimi risultati, stettero sempre vicini al generale de Pimodan che, in testa ai suoi uomini, cadde ferito a morte, che numerosi tiragliatori caddero anch'essi feriti o uccisi e che purtroppo la disperata resistenza nella "Cascina", non servì a salvare le forze pontificie da una dura sconfitta. A proposito della "cascina", che l'autore cita più volte nei vari racconti, e che compare mentre prende fuoco in moltissimi quadri e stampe dell'epoca, diremo che in effetti si tratta di due case coloniche e precisamente della casa del Mirà-Cardella ( detta anche "Casa di sopra di Santa Casa") e della casa Andreani-Catena ("casa di sotto di Santa Casa"), poste lungo la dorsale del piccolo colle di Monte Oro, dove più furiosi si svolsero i combattimenti. Un altra piccola annotazione riguarda alcuni dati relativi al combattimento, che nel suo insieme durò poco più di quattro ore e che vide schierate le seguenti forze: - Piemontesi: 4880 uomini, 45 cavalli, 14 cannoni - Pontifici: 6800 uomini, 45 cavalli, 16 cannoni. Un altro dato riguarda le perdite subite: Piemontesi: morti 55 soldati e 6 ufficiali / feriti 300 soldati e 11 ufficiali Pontifici: morti 81 soldati e 7 ufficiali / feriti 400 militari Pensiamo di aver detto abbastanza attraverso queste note introduttive, perchè se volessimo esaminare più a fondo le cause e le ragioni dello scontro o la "sostanza" del volume, rischieremmo forse di sembrare di parte ed è per questa ragione che evitiamo ulteriori commenti e lasciamo ai lettori di questo volume sui "Martiri di Castelfidardo" la più ampia libertà di opinione e di giudizio”.
Dedico questo libro alle madri, alle spose e alle sorelle degli eroi cristiani che hanno dato il loro sangue e la loro vita per la Santa Sede sul campo di battaglia di Castelfidardo. Queste donne hanno preso parte al sacrificio dei propri cari con la loro abnegazione, con la loro devozione, con il coraggio eroico con il quale l'hanno accettato e, mentre i propri figli, i propri sposi e i propri fratelli hanno accettato il martirio nel sangue e nella gloria, esse hanno continuato silenziosamente a vivere la loro vedovanza e la loro solitudine nelle lacrime. Avendo avuto una così grande rilevanza nel dolore, esse parteciperanno un giorno alla ricompensa di cui questi soldati di Gesù Cristo già godono in Cielo e fin da ora esse hanno il diritto di essere partecipi con loro dell'ammirazione e della riconoscenza del mondo cattolico. Biografia dell’autore francese: C'est le 23 avril 1823 que naît Anatole de Ségur, troisième enfant d'Eugène et Sophie.Le reste de la famille Rostopchine aura attendu cette naissance pour retourner en Russie (mai 1823). Il resto della famiglia Rostopchine per questa nascita sono tenuti a ritornare in Russia (maggio 1823). La Comtesse de Ségur est donc désormais vraiment française, isolée rue de Varennes.La Comtesse de Segur è dunque veramente francese, isolata rue de Varennes. Elle soufre encore de la mort prématurée de Renaud et le jeune Anatole (" Totol ") souffre de la tristesse de sa mère. Ella soffre ancora della prematura morte di Renaud e il giovane Anatolij ( "Totol") soffre della tristezza di sua madre. Anatole est le deuxième enfant, mais c'est lui qui deviendra héritier du titre (Marquis de Ségur) et de la pairie quand Gaston rentrera recevra la tonsure en 1844 alors qu'Anatole a 21 ans.Anatolij è il secondo figlio, ma egli diventerà erede al titolo (Marchese de Segur) e del patrimonio quando Gaston rinuncia ricevendo la tonsura nel 1844 quando Anatole ha 21 anni. Sa mère, peut-être pour ne pas souffrir de son éloignement essaie d'oublier la Russie.Sua madre, forse non soffre di essere lontana cercando di dimenticare la Russia. Elle ne parlera jamais russe à ses enfants, mais Anatole cultivera sa " russité ". Lei non parla russo per i suoi figli, ma Anatolij coltiva la sua "russité". Pourtant il n'ira jamais en Russie, Gaston étant le seul ayant fait le voyage. Eppure egli non viene mai in Russia, Gaston è l'unico ad avere fatto un viaggio. Il a peut-être hérité - des Ségur et de sa mère - un goût et un réel talent pour l'écriture.Forse ha ereditato – da Segur e da sua madre - un gusto e un vero talento per la scrittura. Peut-être même aurait-il aidé sa mère dans la rédaction de certaines de ses œuvres. Forse ha aiutato sua madre nella stesura di alcune delle sue opere. Anatole ha pubblicatoIl publiera un certain nombre d'ouvrages : un numero di libri: Témoignages et Souvenirs (1857) Souvenirs de Famille Relatifs à Pie IX (1866)Testimonianze e Ricordi (1857) su tutti i ricordi di famiglia Pio IX (1866)Un Hiver à Rome (1877) Un inverno a Roma (1877) Païens et Chrétiens (1880)Pagani e cristiani (1880)Biographie Nouvelle de Gaston de Ségur et Biographie de la Comtesse (1885) Nuova biografia di Gaston de Segur e Biografia della Contessa (1885)Les Fleurs de Monseigneur Gaston de Ségur (1890) Fiore Monsignor Gaston de Segur (1890) Vie du Comte Rostopchine, Gouverneur de Moscou en 1812 (1893Rostopchine vita Conte, governatore di Mosca nel 1812 (1893 Vie Illustrée de Monseigneur de Ségur (1894)Illustrato vita del Vescovo de Segur (1894) Sabine de Ségur, en religion Sœur Jeanne-Françoise(1894)Sabine de Segur, nella religione suor Jeanne-Françoise (1894) Monseigneur de Ségur, Souvenirs d'un Frère (1896)Monsignor de Segur, Memorie di un fratello (1896) Les Martyrs de Castelfidardo (illustré par F. Bouisset)I martiri di Castelfidardo (illustrato da F. Bouisset) Il figure également dans la liste des collaborateurs réguliers du "Musée des familles", publication mensuelle dont le rédacteur en chef était Pierre Chevalier dit "Pitre-Chevalier" (1812-1863).Inoltre, è incluso nella lista di regolare collaboratore del Museo delle famiglie ", pubblicazione mensile, il cui editore è stato Pierre Chevalier, detto Pietro Cavaliere "(1812-1863). Dès 1847 il avait publié un premier recueil de Fables , suivi d'un deuxième en 1863.Dal 1847 ha pubblicato una prima raccolta di favole, seguita da una seconda nel 1863. L'ensemble fut repris (sd) chez Hetzel vers les années 1870, illustré par Froelich, et l'on peut se demander si ce patronyme n'a pas inspiré la bonne Comtesse pour le nom de "Froelichen" dans La Fortune de Gaspard ! La serie è stata ripresa (s.d), in Hetzel al 1870. Paolo Bugiolacchi traduzione e commento. “I martiri di Castelfidardo” del Marchese De Segur, (Parigi 1892) – Tecnostampa Loreto Giugno 2009. Nell’occasione del 60° di sacerdozio di Don Lamberto Pigini, come è avvenuto nel 26 giugno del 1999 al “Cinquantesimo”, il Nostro ha voluto dare in omaggio ai partecipanti alla festa, risultato graditissimo, una pregevole opera editoriale in prossimità del Centocinquantesimo anniversario della Battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860. Anche questa volta il mio amico carissimo e coetaneo Paolo Bugiolacchi è il curatore e traduttore dell’opera de “I martiri di Castelfidardo” del Marchese De Segur, (Parigi 1892) e in passato, con introduzione ed analisi, del rarissimo “Il Castel Fidardo, romanzo storico poetico” del sacerdote Luigi Galanti da Montelanico (Roma 1869). Complimenti! PRESENTAZIONE.
Anche in me i ricordi della fanciullezza e della prima adolescenza, vissuti alle Crocette, sono più vivi che mai, sia per le scorribande in bicicletta, sia per i giorni da apprendista nella fabbrica di Saverio Soprani, sia per le tante birichinate di ogni giorno. Proprio per questo, tanto volentieri partecipo alla festa dei crocettari nella prima domenica di novembre e in occasione di ricorrenze importanti mi fa sempre piacere averli al fianco. La mia ordinazione sacerdotale, per le mani di Sua Ecc.za Mons. Aluigi Cossio, l'ho ricevuta alle Crocette il 26 giugno 1949 ed abbiamo poi festeggiato alla Villa De Bosis ove ugualmente ci siamo ritrovati il giorno della Prima Messa, celebrata da me a Castelfidardo, una settimana dopo. Il Venticinquesimo di Messa l'ho ricordato ugualmente alle Crocette con mamma che aveva già molti acciacchi, quando il povero babbo e mio fratello Oliviero erano già scomparsi. Per il Cinquantesimo ho voluto fare ai crocettari un regalo, pubblicando un libro in poesie di un Sacerdote reduce dalla battaglia di Castelfidardo, a testimonianza dei tanti momenti dell'invasione dei piemontesi e della strenua lotta dei difensori del Papa, venuti volontari da diversi paesi europei. Questi poi, per sfuggire alle ire vendicative dei Savoia, si rifugiò a Spoleto dove scrisse i suoi ricordi della battaglia di Castelfidardo. Oggi, nel Sessantesimo della mia Messa, ho voluto fare un altro regalo agli amici, conterranei delle Crocette, pubblicando la traduzione di un volume trovato in Francia, scritto nel 1861, un anno dopo la battaglia di Castelfidardo a celebrazione di alcuni di quei giovani volontari che erano venuti a difesa del Papa e avevano combattuto alle Crocette con sacrificio della propria vita. Consegnerò il libro ai crocettari che verranno alla nostra festa la prima domenica di novembre. Per affrontare meglio la nostra vita è importante conoscere la storia, quella vera e non quella tramandata soltanto dai vincitori, quelli del "cosiddetto" Risorgimento, che l'hanno scritta a loro vantaggio. È questa la finalità che mi sono prefisso da tempo e invito tutti i crocettari a conoscere sempre più e sempre meglio le loro radici che sono anche le mie. Le Crocette possono vantare diversi importanti avvenimenti, come la visita di due Pontefici, tanti momenti della storica Fiera delle Crocette, la lotta contro i banditi che si nascondevano nella nostra selva, il passaggio di Napoleone, la battaglia del 18 settembre 1860, le vicende belliche dell'ultima guerra mondiale, ecc. Per quello che mi è possibile cerco di fornire ai conterranei dei documenti autentici per una ricerca seria su quanto è avvenuto nel nostro territorio e su quanto hanno vissuto i nostri padri. Chi più di noi crocettari può avere interesse a conoscere queste memorie che toccano così intimamente la nostra vita? L'augurio è che questa bella passione ci porti anche ad amare sempre più la terra che ci ha dato i natali. don Lamberto Pigini
Anno 2009 Luglio. LINO PALANCA. “CASTELFIDARDO” di Octave Crèmazie. Il carissimo amico portorecanatese ci ha segnalato via email un evento inedito per noi italiani accaduto nel Canada. Grazie quindi alla certosina pazienza e alla diuturna ricerca storica dello studioso possiamo offrire ai nostri Internauti una “primizia” davvero eccezionale: il testo di una composizione in versi in lingua francese di Octave Cremazie, il commento dell’opera e la presentazione dell’autore.
CASTELFIDARDO Crémazie, Octave (1827-1879) Québec, 27 décembre 1860.
Prenant pour dieu l'argent et pour guide le doute, Des antiques vertus abandonnant la route Et foulant à leurs pieds les droits les plus sacrés, Quand les peuples, courbés sous le vent de leurs crimes, S'arrêtent, frémissants, au bord des noirs abîmes Et jettent vers le ciel leurs regards effarés,
Alors, pour ranimer la vertu qui chancelle, De grands coeurs, dévorés de la flamme éternelle Qui donnait aux martyrs les ardeurs de son feu, Pour l'honneur et le droit sacrifiant leur vie, Montrent qu'il est encore, à la terre éblouie, Ici-bas des héros, et dans le ciel un Dieu.
Dans les sombres forêts de la vieille Armorique,
Au
milieu des dolmens du monde druidique, Avez-vous vu briller le vieux glaive breton? Avez-vous entendu l'héroïque Vendée, Terre par les martyrs tant de fois fécondée, A l'appel de ses fils bondir comme un lion?
Triste comme Israël exilé de Solyme, Quand Rome a fait entendre une plainte sublime, A ces récits navrants dont leur âme s'émeut, Ces enfants des croisés, comme autrefois leurs pères Allant des Sarrasins braver les cimeterres, Prennent leur forte épée en criant: Dieu le veut!
La trompette a sonné l'heure de la bataille. Au bruit des lourds canons vomissant la mitraille, Comme ces paladins que célébrait Tasso, Ils font étinceler leur glaive formidable, Et, pendant tout un jour, leur ardeur indomptable A fait trembler le sol de Castelfidardo.
Enveloppant leur mort dans un linceul de gloire, Ils tombent en léguant leurs grands noms à l'histoire, Comme tombait Roland aux champs de Roncevaux. La victoire, en pleurant, délaisse leurs bannières; Car la gloire, fidèle à ces âmes guerrières, Refuse de la suivre et garde leurs tombeaux!
Pimondan! ô héros digne d'une épopée! Homme des temps anciens, dont la puissante épée Pour ceux que l'on opprime a toujours combattu; Toi, que Rome païenne eût mis au Capitole, Les siècles salûront l'immortelle auréole Qui couronne ton front, ô glorieux vaincu! ----- Fille des chevaliers, ô vieille et forte race, Comme aux jours de Bayard, sans reproche et sans peur, Tu gardes fièrement le drapeau de l'honneur, Sans craindre les clameurs de la foule qui passe.
Dans cette sombre nuit qui pèse sur nos têtes, Toi seule as retrouvé l'éclat des anciens jours; Dans les cieux assombris ton nom brille toujours, Aussi grand, aussi pur qu'au temps de tes conquêtes.
Tu n'as pas oublié les leçons immortelles Que te donnaient les preux aux grands jours des combats, Ni les saintes vertus qui marchaient sur leurs pas, Belles comme la gloire et comme elle éternelles.
Non, tu n'as pas appris ces funestes doctrines Qui faussent les esprits et flétrissent le coeur, Et qui sèment partout le doute et la douleur Pour moissonner la mort au milieu des ruines.
Ah! qu'il nous soit permis de chanter votre gloire, O vous, dont les aïeux, en répandant leur sang Pour le nom de la France aux bords du Saint-Laurent, Ont fait les plus grands jours de notre jeune histoire.
Car ce vieux drapeau blanc, aux splendeurs séculaires, Qui vit tant de combats et brava tant de feux, A gardé, confondu dans ses plis glorieux, La sang de vos aïeux et celui de nos pères.
Ces enfants des Normands et ces fils des Bretons Que la France a laissés aux rives canadiennes, En chantant les grandeurs de leurs luttes anciennes, Diront avec orgueil vos exploits et vos noms.
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O dix-neuvième siècle, époque de merveilles! Ton génie a créé des forces sans pareilles; Tu prends la foudre au ciel et la tiens dans ta main; Prompte comme l'éclair, la vapeur condensée Emporte dans ses bras une foule pressée, Et détruit pour jamais les longueurs du chemin.
La matière, ton dieu, t'a donné sa puissance, Les trésors de son sein et toute sa science; Les éléments vaincus s'inclinent devant toi; Tes marins ont sondé la mer et ses abîmes; Sous tes pieds dévorants les monts n'ont plus de cimes Et, glorieux, tu dis: L'avenir est à moi!
Eh bien, dans l'avenir, ce qui fera ta gloire Ce n'est pas ce progrès que l'on a peine à croire, Ni tes chemins de fer, ni leurs réseaux de feu; Ce sera la légende, immortelle et bénie, De ces coeurs pleins de foi qui donnèrent leur vie
Pour le
droit et pour Dieu.
Dans vos asiles solitaires, Vous qui priez, vous qui pleurez, Offrant l'encens de vos prières, A l'ombre des parvis sacrés, Consolez-vous, bientôt le monde Qui vient d'enfanter ces héros Reverra, dans sa nuit profonde, Resplendir les divins flambeaux.
Foyer de force et de science, O vieille et sainte papauté, Qui brilles comme un phare immense De gloire et d'immortalité! Malgré les fureurs de la haine, Malgré les peuples ameutés, Toujours ta majesté sereine Domine les flots irrités.
Bien souvent les rois en délire, Frappant la main qui les bénit, Ont voulu briser ton empire, Plus solide que le granit. Ils s'écriaient dans leur démence: --Renversons ce faible vieillard, Qui n'a, contre notre puissance, Que sa faiblesse pour rempart!
Mais, rendus au pied de ce trône, Qui brille d'un éclat divin, Quand ils eurent sur ta couronne Porté leur sacrilége main, Ces fiers souverains de la terre, Eperdus, s'arrêtèrent là; Derrière la chaire de Pierre Ils venaient de voir Jéhova.
Et, quand le vieux monde en ruines Sombrait dans les gouffres ouverts, Debout sur les saintes collines, Ta voix bénissait l'univers. Et, dans cette nuit sans aurore Que feront les soleils mourants, Seule tu resteras encore Pour fermer les portes du Temps.
Commento all’opera. Il poema conta 129 versi e si presenta in forma piuttosto insolita, quasi bizzarra. È infatti composto da sette sestine in versi alessandrini, seguite da sette quartine e poi ancora da tre sestine, sempre in alessandrini. C’è quindi un verso isolato, dunque di grande impatto visivo, là dove il poeta ha voluto evidenziare il concetto base di tutta la poesia; concludono, infine, cinque ottave ottosillabiche. La rima varia da gruppo a gruppo di strofe; nelle sestine di apertura i primi due versi sono a rima baciata A-A, gli altri quattro a rima chiusa, BCCB; questo secondo tipo è adottato anche per le quartine mentre le tre sestine successive riprendono la rima delle consorelle iniziali. Infine, le ottave presentano una doppia rima alternata: ABAB, CDCD. Il soggetto poetico principale è l’eroismo cristiano incarnato nella solenne grandezza del papato, fonte di ogni legittimità e di ogni autorità, vulnerate, però, dagli esiti della battaglia di Castelfidardo.
I termini sui quali il poeta insiste con forza, direi con veemenza, sono quelli che richiamano la fede e il sacrificio necessario per difenderla; i combattenti pontifici di Castelfidardo sono i martyrs di Cristo [1], del tutto fratelli degli eroici vandeani che si erano opposti alla Grande Rivoluzione del 1789, ma anche i croisés, i crociati partiti alla riconquista della terra santa al grido di Dieu le veut! (v.24); e poi, Pimodan, e i suoi soldati, sono degli héros, degni d’una epopea, emuli di Roland e dei paladini di Carlo Magno, morti in difesa della Cristianità al passo pirenaico di Roncevaux [2]. Crémazie si pone, ma certo non solo in Castelfidardo, nei ranghi dei legionari della fede in lotta perpetua contro il sovversivismo laicista, radicale e repubblicano (e socialista, bien sûr), padre di ogni barbarie, prima fra tutte quella che vorrebbe distruggere la Chiesa e il sentimento del divino che è in lei. Il poeta canadese non era affatto solo in questa battaglia, in una Francia che dall’ ’89 in poi, e fino ad oggi, è sempre stata terreno di battaglia di due opposte concezioni della società e, quindi, della vita: di qua i fedeli figli del papa, della tradizione, dei princìpi cristiani; di là, les enfants perdus venuti dall’Illuminismo, i fanatici del progresso e del nuovo, i soldati del laicismo anticlericale; reazione e liberalismo, dogmatismo e scientismo, trascendenza e materia. Funestes doctrines (v.55), le seconde. Non per niente la Francia aveva visto agitarsi dentro i suoi confini molti profeti del passato [3], dai fratelli Joseph e Xavier de Maistre a Louis Gabriel Ambroise de Bonald, dal primo Hugues Félicité Robert de La Mennais ai giovani romantici, tutta gente al cui paragone il tanto vituperato Monaldo Leopardi appare aureolato di luce liberale. E proprio su Castelfidardo si era liberata l’ira della coscienza cristiana offesa del marchese Anatole de Ségur, autore de Les martyrs de Castelfidardo [4], un libro di 300 pagine dedicato alle … madri, spose, sorelle degli eroi cristiani che hanno dato il loro sangue e la loro vita nei campi di Castelfidardo … in attesa … del giorno inevitabile e forse prossimo del trionfo della santa Chiesa cattolica, apostolica e romana. Un libro, avvisa ancora il marchese, che non è il racconto della rivoluzione italiana, bensì quello … delle gesta dei martiri francesi di Castelfidardo … [5]. Dirò subito qual’è l’impressione ricevuta da una prima lettura dei versi di Clémazie: un abbandono fin troppo frequente all’impeto passionale e al sentimentalismo. Tuttavia, i suoi versi, quando non cedono al richiamo retorico, hanno il fascino, tutto romantico, trasmesso dalla figura del solitario che si leva col braccio teso e la spada in pugno, pronto a difendere, coûte que coûte, il proprio ideale e anche, in un mondo appiattito sul conformismo, la propria diversità.
Si leggano con
attenzione, per esempio, i versi della seconda serie di sestine, dove il
poeta si rivolge direttamente al XIX secolo, il suo, e gli rinfaccia di
aver fatto del progresso un dio; secolo delle meraviglie davanti al quale
s’inchinano gli elementi, catturati e asserviti, orgogliosamente certo che
l’avvenire sia interamente suo, ma incapace di rendersi conto di come
tutto ciò non sia che vana illusione, vanitas vanitatum,
Vengono in mente, anche con una certa prepotenza, i giudizi di Charles Baudelaire sul progresso: progresso universale = rovina universale, scriverà in Fusées (XXII), in nome del dio progresso assisteremo alla perdita di ogni idealità, i giovani penseranno solo al successo e al denaro. Giudizi simili sono ribaditi in tanti altri luoghi baudelairiani, nei Salons, come in Poe, vie et oeuvres, Mon coeur mis à nu e le stesse Fleurs du mal (Le voyage, vv.41-44: Povero amante di chimerici paesi! – marinaio ubriaco, inventore d’Americhe, - vuoi che ti metta ai ferri o ti getti in mare? – Certi miraggi fanno più amaro l’abisso!; il marinaio ubriaco è l’uomo). Ma vengono in mente anche il Giacomo Leopardi della Palinodia al marchese Gino Capponi (vv. 38-54 ed altri) e il secol superbo e sciocco de La ginestra (v.53). A differenza dei suoi due disperati colleghi, però, Crémazie una soluzione ce l’ha ed è la speranza nel premio del paradiso. Un ruolo importante nella formazione poetica di Crémazie è stato svolto da Victor Hugo. In questo Castelfidardo il poeta di Besançon, vate di Francia, è riconoscibile in maniera evidente. Intanto per l’uso dell’alessandrino, di cui Hugo aveva rinnovato i fasti conferendogli nuova vigoria e sostanza; poi nell’impiego frequente della pointe [6], vale a dire la ricerca di un finale a effetto della strofe o del componimento poetico; la convinzione del carisma profetico del poeta e della poesia; il tono generale, infine, spesso ricco d’enfasi, fluente ma verboso, con punte di accademismo, non di rado, però, raffinato nello sviluppo del pensiero ed elegante nella forma. Su tutto domina l’esaltazione di santa Madre Chiesa, sia attraverso il richiamo alla storia millenaria dell’istituzione, sia attraverso l’immagine, stupenda, questa sì, del papa rappresentato come un … faible vieillard che la demenza dei reprobi vorrebbe umiliare; dementi soprattutto perché credono che egli non abbia in sua difesa che la propria debolezza. Sembra di udire la risposta di Stalin a Yalta, nel febbraio 1945, a chi gli diceva che Pio XII non approvava le sue azioni: Quante divisioni ha il papa? Oggi, Octave Crémazie ci avrebbe scritto sopra un bel poema premurandosi di ammettere che non sapeva quante divisioni avesse il vaticano, ma constatando che la Chiesa è ancora là mentre le divisioni di Stalin sono svanite, direbbe il povero scolare François Villon, come le nevi dell’anno passato. L’autore. Octave Crémazie – Castelfidardo – Poème Il poeta franco-canadese Octave Crémazie è nato nel 1827 a Québec, nella regione francese del Canada. Libraio, in patria ha avuto vita difficile, soprattutto a causa di alcuni seri rovesci finanziari che, alla fine, l’hanno costretto a una vera e propria fuga in Francia nel 1862. È vissuto a Parigi, in povertà, ed è morto a Le Havre nel 1879. La critica moderna lo considera il più grande poeta romantico canadese a forte impronta nazionalista e religiosa. Scrisse la maggior parte delle sue opere tra il 1849 e il 1862 (tra le quali: Le vieux soldat canadien e Drapeau de Carillon). In Francia, durante la Comune, tenne un diario, che poi inviò alla sua famiglia nel 1871, sotto il titolo di Journal du siège de Paris. Il poema Castelfidardo è del dicembre 1860, quando era ancora in Canada. Crémazie ebbe il merito di saper definire da solo i difetti della sua poesia, primo fra tutti una sorta di incompletezza che troppo spesso ne segnò il limite. Scrisse all’abate Henri Raymond Casgrain, nel 1867: Le più belle poesie sono quelle che si sognano ma non si scrivono.
LINO PALANCA Curriculum.
Titolare di Lingua e Letteratura Francese nei licei dello stato Ha scritto: Porto Recanati e don Bosco. Cappelletti, Porto Recanati 1988. El Truco. Cappelletti, Porto Recanati 1991 Gli Scarfiotti e Porto Recanati. Cappelletti, Porto Recanati 1992. Sarti. Anzi, artisti. Cappelletti, Porto Recanati 1993. Vita di Biagio Valentini, Generale dei Missionari del Prez.mo Sangue. Acquasanta 1994. Fàttu pe’ descure. Tecnostampa, Recanati 1996 (con Marino Scalabroni) A Marcello non piacciono le fave. Bieffe, Recanati 1999 (con Aldo Biagetti) Percorsi della memoria. Bieffe, Recanati 2001 (con Aldo Biagetti) Il cantiere navale Gardano e Giampieri. Recanati, Bieffe 2000 (con Aldo Biagetti) Teatro di Emilio Gardini – a cura di Lino Palanca - Tecnostampa, Recanati 2002. 1571: due paesi per la Cristianità (Porto Recanati e Lepanto). Bieffe, Recanati 2002 (con Aldo Biagetti e Paolo Bucci) Castennôu. Bieffe, Recanati 2002 (con Pietro Alessandrini) Un sogno lungo una vita, Bieffe, Recanati 2003. Un mare di motori (La marineria portorecanatese). Tecnostampa, Recanati 2004 (con Cavezzi, Marinangeli, Venusto, Valentini, Perfetti). Enrico Medi, coscienza cristiana del nostro tempo (Medi e Porto Recanati). Bieffe, Recanati 2004 (con Fusi-Pecci, Foschi, Fabbracci) A ruota libera. Bieffe, Recanati 2004. Dalla Liberazione alla Casa del Popolo, Bieffe, Recanati 2005. D’onore e d’orgoglio. Vita di Attilio Valentini giornalista, Bieffe, Recanati 2006. Note autobiografiche (Biagio Biagetti) – a cura di Lino Palanca. – Bieffe, Recanati 2008. Con il cuore si vince. Storie arancioni 1919-2009 – Bieffe, Recanati 2009 Ha realizzato in videocassetta e DVD: Omaggio a Porto Recanati (su Porto Recanati, storia, tradizioni, luoghi etc..). Pacenza ‘ita mia se pati pena (la sciabica) Per non dimenticare (tragedia 29 marzo 1935) L’Abbazia di Santa Maria in Potenza (storia e architettura). I vapori (relitti nel mare) La trebbiatura La scommessa Salesiana (sui Salesiani a Porto Recanati). Il Palio 1999, un’emozione in tre giorni (Palio di San Giovanni). Cara Rivista (su Emilio Gardini e la rivista di Carnevale). Articoli e relazioni: - XXIX Convegno Studi Maceratesi. Porto Recanati 13/14 novembre 1993. Biagio Valentini: un portorecanatese alla guida di una Congregazione religiosa dopo la Restaurazione. - 2° Seminario di Studi Cimbas. San Benedetto del Tronto. Pennelli immaginari. (Trovare data). 1° Convegno Marche-Islam. Porto Recanati, 4 ottobre 2003. Lepanto nella grande letteratura. Atti e memorie (106- 2001 / 2003) – Deputazione di storia patria per le Marche – La tramvia Macerata-Recanati-Loreto-Porto Recanati 1887-1928, Ancona, Dep. Storia Patria, pp. 401-410. Articoli su Cimbas, La Rigòla e Historia Nostra - ‘900. Percorsi, rivista del Liceo classico-scientifico di Osimo:- n. 1, 1999, L’esprit nouveau; n. 2, 1999, Americani a Parigi ; n. 1, 2000, Federico Garcia Lorca: la muerte entra y sale de la taberna; n. 1, 2002, Gli intellettuali nella bufera: il periodo 1940/1944 nelle lettere francesi. Giornalista pubblicista per: Corriere Adriatico. Millepaesi, mensile di Civitanova Marche. Notiziario Radioerre (Internet). Fuori Porta (giornale comune di Camerano). Porto Recanati ieri e oggi (periodico dell’Ente Palio S.G. Battista) . Il Resto del Carlino Direttore responsabile del quadrimestrale Potentia-Archivi di Porto Recanati e dintorni, vi cura le rubriche Cronache del 2000, l’Album del Porto, i Documenti, le Voci Nostre. Elenco degli articoli: Potentia 1: E con la pelle dei Monsignori – Il dialetto di Porto Recanati, parte prima. Potentia 2: I vagiti del nuovo Comune, un periodo poco felice – Il dialetto di Porto Recanati, parte seconda. Potentia 3: L’ospedale di Ponte Potenza – Studi sull’Abbazia – La leggenda di Paolina. Potentia 4: Nascita e morte del mercato ittico – Una poesia di Emilio Gardini. Potentia 5: Attilio Valentini, giornalista. Potentia 6: La parola – Sciabica da manuale – In giro per il mondo – La poesia della sciabica – In giro per l’Italia – Numeri – Scote e cala – La cantina – Nel nome del padre – Le donne – Episodi. Potentia 7: Bello e impossibile: Leopardi e il mare. Potentia 8: Introduzione. Potentia 9: Le Confraternite laicali nel Porto di Recanati – Hermanos. Potentia 10: Porto Recanati 1895-1911 (tutto il volume). Potentia 11: Leopardi e Vigny. Potentia 12: Cagnare chioggiotte e baruffe portolotte – Il prefetto Bianchi. Potentia 13: Cronache di vita religiosa al Porto tra il XVIII e il XX secolo (tutto il volume). Potentia 14: Il delitto della mammana. Potentia 15: 1911-1922 dalla Libia al fascismo, parte prima – Le Lavandou, France. Potentia 16: In Argentina (emigrazione). Potentia 17: Dalla Libia al fascismo, parte seconda – Leopardi, Baudelaire. Il mare Potentia 18:Dalla Libia al fascismo, parte terza – Leopardi/Martin du Gard – La poesia di Augusto Castellani. Potentia 19: Cuncimaru de pogu guadagnu – Montecatini, 1907-1971 (tutto il volume). Potentia 20: Soprannomi – Il vescovo Bufarini – Se non venite vi lascio – Stendhal a Loreto – Appuntamento con le Marche: Ripatransone – Saluto ad Augusto Castellani. Potentia 21: Il Fascismo al potere (1919-1925) – Attilio Moroni, figlio del mare – Ancora sul delitto della Mammana. Potentia 22: tutto il volume in collaborazione con Alessandro Mordini. Potentia 23: Il Fascismo al potere (1926-1940) – Cecco Bonanotte re di Francia – Giovanni Bronzini a Mar del Plata. Potentia 24: Nuovi documenti su Attilio Valentini – Proviamo a ricominciare – In memoria Potentia 25: tutto il volume. Potentia 26: Visitatori del Porto – Ancora sulla famiglia di Attilio Valentini. Potentia 27: Delitti 1849 – Franco Foschi nella nostra memoria. Potentia 28; Introduzione e note. Potentia 29; La pratica del porto nel 1907 Radio: - Voce portorecanatese, quasi un rotocalco, Radio Fantasy - El cucàle, Radio Fantasy - Rubriche varie, Radioerre - Domenica italiana su Emisora del Sol di Mar del Plata. Insegna nelle università di istruzione permanente di Porto Recanati e Loreto. Inoltre, è stato: Membro Consiglio Amministrazione Azienda Autonoma Turismo e Soggiorno (1966-’70) Presidente Azienda Speciale Cinema (1974-’75), poi commissario (primi anni ’80) Presidente Consiglio di Circolo (1989-’90) Vice Presidente Centro Studi Portorecanatesi (1982-’94); Presidente (1994- 2007) Direttore Corsi Uniporto Direttore di Fuori Porta, periodico del Comune di Camerano Direttore di Porto Recanati ieri e oggi, periodico dell’Ente Palio di s. Giovanni è tuttora: Direttore de Lo Specchio, periodico Ass.ne omonima Membro del comitato di redazione della rivista Historia Nostra Socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Giornalista pubblicista Titoli sportivi: Campione d’Italia C.S.I. con l’Adriatica calcio 1964. In forza al Porto Recanati nel campionato di quarta serie 1967/’68, poi nei campionati di eccellenza fino al ’71. Grandi eventi organizzati: Ottavo centenario Abbazia di Santa Maria in Potenza (1997), con il cardinale Opilio Rossi, convegno in sala Biagetti e messa in Abbazia. 150° Anniversario morte di Biagio Valentini (1997) con convegno presso salesiani 50° anniversario della morte di Biagio Biagetti (1948). Concorsi Dialettu Vivu (anni ’80). Premio Porto Recanati. Premio Volo Libero. Premio Solidarietà. Premio di poesia dialettale marchigiana, intitolato a Emilio Gardini. Trentennale della morte di Enrico Medi (2004) Concerti di gennaio per l’Autonomia comunale. Giornate marconiane (2001). Commemorazione di Lodovico Scarfiotti nel 35° dalla morte (2003). Ventennale della morte di Attilio Moroni (aprile 2006)
CONCLUSIONE. Lo spazio sempre limitato, specie per il WEB, non ci ha permesso di dilungarci ancora segnalando tante altre uscite. Pazienza, sarà per un’altra volta. Però non possiamo non indicare, seppure brevemente, quanto è stato ancora pubblicato sull’argomento dalle Strenne fidardensi: Edizione 2005: Paoloni Eugenio, I Duchi Ferretti di Castelferretto - Tacchino Danilo, Un eroe dimenticato della Moncalieri risorgimentale – 2007: Morroni Massimo, Il discorso di Arturo vecchini per l’inaugurazione del Monumento – 2008: Paoloni Eugenio, Dalla Battaglia di Castelfidardo del 18 settembre del 1860 per l’Unità d’Italia , al parco storico ambientale regionale – Bislani Renzo, Le battaglie di Castelfidardo, di Numana e di Ancona (11-29 settembre 1860) – Bislani Renzo, Castello nel secondo Risorgimento (1944).
Rimandiamo anche chi ci
legge a consultare "l’Archivio
delle Pillole di Storia Fidardense" le pagine sulla Rievocazione
delle Battaglia di Castelfidardo
Ci sia permesso di congedarci infine con i nostri lettori internauti riproducendo alcuni versi dell’opera “Il canto dell’amore “ di Giosuè Carducci. Il sentimento della vita, con i suoi valori di gloria, amore, bellezza ed eroismo, è senza dubbio la maggior fonte d'ispirazione del poeta, … e così sia per tutti noi.
Per le tenere verdi
messi al piano,
Dott. Renzo Bislani Presidente onorario del Centro Studi Storici Fidardensi di Castel fidardo.
[1] Martiri che saranno avvolti in un sudario di gloria (v.31), come Gesù. [2] Si noti, al v.27, il riferimento ai … paladins que célébrait Tasso … (ai paladini immortalati dal Tasso). [3] L’espressione è di Massimo Colesanti in La Letteratura Francese dall’illuminismo al romanticismo, Milano, Sansoni, 1974, p.460. [4] 1861, Paris, Ambrosie Bray éditeur. La tipografia era in rue des Saints-Pères, tra la Senna e il boulevard Saint-Germain. [5] Anatole de Ségur era il fratello di Louis Gaston, sacerdote e poi vescovo (1820-1881), incaricato più volte di importanti missioni presso il Vaticano e autore di parecchie pubblicazioni tra le quali un Journal du voyage en Italie e, soprattutto delle Instructions familières et lectures du soir sur toutes les vérités in cui ricorda anche il suo incontro romano con il portorecanatese don Biagio Valentini, successore di san Gaspare del Bufalo nella direzione generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue (1837-1847). Entrambe le opere furono pubblicate postume, nel 1882 e nel 1895 dall’editore Tolra di Parigi. [6] Soprattutto l’Hugo de Les châtiments.
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