Archivio delle
PILLOLE DI STORIA FIDARDENSE
a cura del Centro Studi Storici Fidardensi

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 1870 - LA "CONFRATERNITA DEL SACRAMENTO" E LE DOTI ALLE ZITELLE

 

Scrive G.P.Vigo: “La forma con cui si svilupparono le attuali Confraternite ebbe origine nel Medio Evo in risposta al bisogno di pace e misericordia (questo é anche il motto del loro Movimento, sorto spontaneamente con scopi di riconciliazione, subito propagatosi in Europa, diffuso in seguito negli altri continenti) di cui c'era bisogno in quell'epoca perturbata. La fede senza le opere é morta, pertanto dalle opere di penitenza compiute alle origini fiorirono subito abbondanti e svariate attività caritative non disgiunte dal culto pubblico, fatto cioè per mandato della Chiesa Cattolica, pubblicamente, a favore di tutti: data questa evoluzione, la definizione di "Confraternita" é: associazione pubblica di fedeli, finalizzata specificamente all'incremento del culto ed alle opere di carità, penitenza, catechesi evangelizzatrice non disgiunta dalla cultura.

Coerentemente con lo spirito di mortificazione e di riparazione che fu posto ad origine e che animò le prime forme di associazionismo confraternale, per manifestare pubblicamente il loro impegno di espiazione per i peccati del mondo e di pacificazione sociale i primi Confratelli e Consorelle si vestirono con rozze tuniche di lino o di juta (richiamo alle vesti di penitenza di biblica memoria), che erano le stoffe più comuni e povere dell'epoca; quando essi definirono la propria struttura, l'abito confraternale (in alcune zone chiamato "cappa", altrove detto "sacco", "veste", ecc.) divenne uno dei principali simboli identificativi, tipici e caratterizzanti di queste associazioni, della loro presenza e dei relativi servizi socio-religiosi, e lo é tuttora.

La "cappa", i suoi profondi significati, il suo uso, i riti della sua vestizione, sono tuttora validi e vanno riscoperti, sempre tenuti presenti ed osservati perché sono coessenziali tra loro.

E' sbagliatissimo credere che portare la cappa sia semplicemente un uso valido solo fintanto che lo si mantiene, dettato da tradizioni più o meno locali, riservato a limitate circostanze. Anche per questo aspetto la situazione più dannosa é stata la desuetudine e l'abbandono in cui si sono lasciate andare o sono state messe molte cose, senza che ce ne fosse, peraltro, motivo valido e/o fondato, senza preoccuparsi di fare in modo che qualcuno le possa poi ritrovare. Forse può essere comodo credere che sia stato, sia o possa essere così. Purtroppo é vero che spesso mancano gli strumenti o l'interesse (e di conseguenza la preparazione) per affrontare anche questo aspetto, solo apparentemente secondario o forse non più debitamente considerato”.

Le confraternite religiose o compagnie dell'epoca primeggiano nella vita della comunità di Castelfidardo per cui non vi è castellano che non vi fosse iscritto. Ogni sodalizio ha funzioni proprie di ordine religioso e sociale, una divisa, uno stendardo, una chiesa ed una organizzazione precisa con proprio statuto.

Parliamo oggi della “Società del Corpo di Cristo”, la più importante ed antica che nel 1634 si fonderà con quella di “S.Maria della Misericordia”  formando la “Confraternita di Gesù e Maria”. Tuttavia i Castellani continueranno a chiamare quei confratri della “Compagnia del SS.Sacramento”.

La prima notizia che abbiamo è del 5.7.1501 quando la “Confraternita del Corpus Christi” da' coppe 6 di grano a Fra Canullo Mandirola per la prima messa, mentre quella della Misericordia gliene da' 4.

La compagnia svolge un ruolo importante nella società del tempo. Ecco due esempi relativi all’insediamento di tre Podestà.            23.5.1548 “Cicco Carantoni e Nicolò Silenzi magistrati e Priori alla presenza e col consenso del Sindaco Pietro, dettero, consegnarono e depositarono nelle mani di Giacomo di Carlo (Caroli), cancelliere della “Società del Corpo del Signore (Corporis Xisti)” una croce della comunità di argento dorato con due crocifissi di argento, da ritenersi e custodirsi dal detto Giacomo ... in pegno, e con l'obbligo della restituzione quando fosse piaciuto al podestà e ai priori pro tempore. 24.10.1548 Nicolò Marcelli di Montefano viene riproposto alla carica di podestà. Confermata la sua elezione dal Legato prima di prestare il giuramento deve pagare al sindaco della nostra Confraternita due scudi in oro concessi alla medesima fraternita dal Consiglio, altrimenti non sarebbe ammesso… 8.3.1556 Dai Capitoli Comunali sulla nomina del Podestà per il semestre maggio – novembre: "Magnifico et egregio viro Ser Hieronimo Zagarello civi fanensi Praectori designato et amico nostro charissimo salutem et animum ad grata paratum...1. et habebis et optinebis confirmationem dux electionis a R.mo Provinciae Marchiae... deve fare giuramento di fedeltà e dare anche lui due scudi d'oro.

Una prerogativa di quei confrati è che gli iscritti vengono seppelliti (25.2.1562) nella loro chiesa  della Pieve di Santo Stefano.

A proposito di questo tempio leggiamo che il 13.2.1578 la Confraternita chiede aiuto ed elemosine per ampliarla. Il consigliere Cesare Ghirardelli afferma che “per mandare ad esecutione una così buona pia et sant'opera d'ampliare la chiesa che la comunità per tale sovvenzione et aiuto gli habbia a dare et donare per l'amor d'Iddio scudi 100 da darseli in quattro anni incominciando d'agosto prossimo da venire 1578 et come seguito in ciascun anno pro rata”.

Alle prerogative si aggiungono i doveri. Il 30.6.1591, si approva la lettera di mons.Vescovo di Loreto circa il seppellimento dei morti che incarica a questo scopo la Confraternita del Corpo di Cristo, della Misericordia, di San Rocco e della Buona Morte “le quali habbino a perseguire questa buona opera facendo elettione ciascuna di loro di un uomo et quello pagarlo a mesi”.

La Confraternita tiene in buon conto l’ornamento e la funzionalità della propria Chiesa e dei propri locali: Il  7.2.1594 leggiamo che "a Bastiano scalpellino viene dato uno scudo e cinque baiocchi per aver scolpito le lettere "Ecclesia Societati Sanctissimi Corporis Christi" e tre stemmi sopra il portale in travertino (attuale porta laterale della Chiesa di Santo Stefano che primariamente fu l'accesso all'oratorio della Confraternita). Ed è anche protagonista della travagliata opera del quadro che oggi troneggia sopra l’altare del Sacramento commissionato al pittore perugino Felice Pellegrino, allievo di Federico Barocci. Il primo versamento è del 10.7.1594 quando "Meser Anibale pagò a meser Felice Perugino Pittor per voler fare la nostra Cona scudi cinquanta a bon conto d'ordine delli depotati dico", mentre l’ultimo è del "28.6.1600 "Meser Agostino Tomasino imprestò a meser Felice Pelegrino d'ordine dell'Adunanza et per una bolletta fattagli dagli Signori Priori fiorini sei in fede da Castel Fidardo 28 di giugno 1600 per voler finir de pinger la nostra Cona".  Poi la storia finisce, ma il quadro no.

Dopo la richiesta del 1578 risultata vana, nel 1618, a seguito dell’aumentata popolazione castellana e “preoccupati in quanto le persone strette in chiesa te se pizzicano...", la Fraternita ripropone di costruire una nuova chiesa più grande sulle fondamenta dell'altra già esistente. Cosa che avverrà nel 1639 su progetto del 1631, come risulta anche da una pietra posta all'altezza del tetto dalla parte del braccio sinistro della chiesa.  Poi, nel 1743, la Chiesa ora eretta in Collegiata Santo Stefano, dopo la soppressione delle parrocchie di S.Maria della Mucchia e di S.Abondio e Lucia alla piazzetta, verrà trasformata nelle forme derivate dall'architettura del Vanvitelli, del quale ripete lo schema della Chiesa del Gesù di Ancona seppure senza la cupola e con un'anomala cappella sull'estremità del braccio sinistro del transetto; la pianta attuale a croce latina è stata ottenuta conglobando con la chiesa l'attiguo oratorio della Confraternita del Sacramento, di cui è rimasta la facciata con il suo portale cinquecentesco, in corrispondenza del presbiterio, la cripta è nella zona sottostante il medesimo. La sacrestia è ospitata in una grande sala pure settecentesca, coperta a volta, nei cui angoli, sopra il cornicione, sono poste delle conchiglie, pure di reminiscenza vanvitelliana, ed al cui centro è lo stemma della Confraternita.

La ricchezza della Compagnia permette delle agevolazioni. In un clima di euforia edilizia, nel 1780 iniziano anche i lavori di ristrutturazione del Monastero delle Benedettine, trasferite provvisoriamente a Recanati. "...Non ci si limita ad una semplice ristrutturazione: vengono infatti demoliti il vecchio convento, alcuni edifici contigui e la chiesa di Santa Maria della Mucchia. La nuova costruzione, progettata dal Ciaraffoni, si rivela troppo onerosa per le monache di San Benedetto che la completano solo grazie al contributo della confraternita di Gesù e Maria che per 25 anni accordò la somma di 700 scudi annui".

Anche alcune note stonate sono giunte fino a noi. Il 17.7.1783, al termine della vista pastorale,  il Vescovo di Loreto e Recanati Vecchioni deve constatare con scandalo che " al disordine temporale succede la decadenza totale delle cose  spirituali... si è risaputo che mai si adunano i Confratri (Gesù e Maria) nella loro chiesa particolare ad esercitare atti di pietà... e benché il principale istituto di detta Confraternita sia di accompagnare e servire il SS.Sacramento, pure abbiamo risaputo che dai Confrati non solamente si negligenta, ma di più si sdegna di esercitare un officio per cui dovrebbero andare gloriosi".

Chi sono i personaggi che dirigono la Compagnia? In genere sono gli stessi che amministrano il Comune. Le cariche sono così distribuite negli anni intorno al 1780: Sindaco  Filippi Pierfrancesco. Fattore Toccaceli Giuseppe. Sagrestano confraternita Bonanotte Onorio. Cancelliere Buffardi Cesare. Organista Uguccioni Michele. Sagrestano Collegiata e Apparatore n.n. Dal verbale di una riunione del 26.4.1801 si rileva che gli iscritti sono: 11 fratelli sacer­doti, 10 fratelli cittadini di Consiglio, 17 artigiani e 46 con­tadini. In detta seduta si decide quali persone si debbano aggregare per rimpiazzare i 16 posti vacanti. Le famiglie più in vista: Filippi, Sciava, Ghirardelli, Bartolini e Silva, per citare le maggiori, vi sono rappresentate.

Poi le cose volgono al peggio. Con decreto del 12 luglio del 1808, in clima napoleonico, le confraternite sono tutte soppresse eccetto però a Castelfidardo quella di Gesù Maria o del Sacramento. Per nostra fortuna considerato che il 12.12.1827 proprio questa compagnia e la Municipalità di Castel Fidardo, mediante concordato, fonderanno l’ospedale che passerà negli ultimi anni dell’ottocento (1862) sotto la Congregazione di Carità.

Dopo la repressione le cose si riaggiustano e vediamo, come da relazione del prevosto Mons. Antonio Sinigaglia del 4.5.1828, che  “sono sette le confraternite che vestono di sacco. La primaria è quella di Gesù e Maria ossia del Ss. Sagramento, della Buona Morte e Ss.Rosario, del Buon Gesù, di San Rocco, le quali sono di antica istituzione. Le recentemente erette sono quelle della Divina Pastora ossia del Ss. Nome di Maria, di S.Vincenzo Ferreri e del Ss. Sagramento della nuova cura alle Crocette. Tutte queste confraternite sono numerose di confrati e decorose nel vestiario, così ché nelle sagre  processioni specialmente  in quelle che si fanno nei due Santuari di Loreto ed Umana recano divozione e meraviglia a forastieri e servono di decoro alla nostra terra.

Fuori della prima tutte le altre nulla posseggono, eccettuato il rispettivo loro monte Frumentario e si mantengono o a proprie spese, o con l’eventuali limosine de Fedeli avendo esse cioè le antiche, perduti i loro beni nelle passate vicende. Facendo pertanto fine di tutte le altre aggiungerò altre cose che appartengono a quella di Gesù e Maria. Questa Confraternita può sicuramente dirsi uno dei maggiori luminari del Paese. Essa ricca nelle sue rendite ha profuso e profonde beneficenze. Non vi è opera pia, a cui non concorra e non abbia concorso.

Dessa dota ogni anno cinque povere zitelle, dessa sussidia tre giovani studenti nel Seminario Romano. Dessa dispensa limosine ai poveri infermi, dessa insomma è quella che benefica tutti. Ogni cittadino le deve essere grato, e deve pregare il  Signore per la sua conservazione, onde possa specialmente eseguire il già decretato Santo Progetto della erezione di uno Spedale per i poveri infermi, che manca in questa terra per cui ha già fissati degli appunti, ed acquistato la casa dove poterlo erigere...”.  Infatti il 14.2.1831 si inaugurerà il nuovo Ospedale degli Infermi. La Confraternita del Sacramento cederà due case contigue “ad uso ospedale” in zona Montebello. Sempre a proposito del nuovo ospedale v’è questa novità: nel 1850 si demolisce la vecchia fabbrica dell’Ospedale degli Infermi sita in Montebello e si passa alla costruzione della nuova. Vengono abbattute le due case, allora cedute, e la costruzione viene ripresa dalle fondamenta, acquisendo dal Comune un piccolo spazio antistante, per condurre  a retta linea la facciata dell’erigenda palazzina.  I lavori, dopo varie controversie, avranno termine nel 1853 e il giorno 11 di luglio si terrà l’inaugurazione alle ore 12 meridiane con solenne discorso del presidente dell’ente Don  Giuseppe Cattarelli.

Sempre la Confraternita arriva al momento opportuno per risolvere comunque problemi economici altrimenti irrisolvibili. Nel 1847 sovviene con un assegno di scudi 200 annui le suore di S.Anna che vengono da Torino per maestre delle fanciulle.

Una funzione che può essere affidata solamente alla compagnia. 21.12.1857 seduta consiliare. Si accordano scudi 25 alla Confraternita del SS.Sagramento per lo spurgo delle sepolture. La Compagnia provvede anche per il maestro di Cappella e non solo. 1885 Viene nominato organista della Chiesa Collegiata per un anno Giulio Campanelli per L.60 annue da aggiungersi alla quota pagata dalla Confraternita del SS.Sacramento.

Mandati di pagamento: “27.2.1885 Il Tesoriere Luigi Silva pagherà a Don Augusto Tomasini lire Dieci per primo bimestre come segretario, e ciò per gennaro e febbraro. Il Segretario A.Tomasini. 6.3.1885 … a Romitelli Guglielmo lire dodici per suo stipendio come Maestro di Musica e ciò per il mese di gennajo come all’ordine che si allega. 7.3.1885 … a Lombardi Sante lire Due e centesimi cinquanta per primo bimestre come manticista per l’Organo, e ciò per gennaro e febbraro. 1,4,1885 … a Valeriano fabbri lire quattro per aver fatto suonare l’organo nel giorno della festa della SS. Annunziata come alla nota che si allega. 7.4.1885 … al Prep. Buccolini Don Ludovico lire trentacinque per onorario al Predicatore della Quaresima e per i tre fervorini delle quaranta ore come all’ordine che si allega. 14 .4.1885 … a Cassiere dell’Ospedale lire centonavantanove e centesimi cinquanta per primo trimestre sovvenzione all’Ospedale degli Infermi salvi sempre i diritti. 29.4.1885 …. A Orlandoni Santa lire venti per sussidio dotale toccatogli in sorte il 12 giugno 1884 avendo contratto il matrimonio avanti alla Chiesa il 27 aprile spirante come al certificato del Parroco che si allega. 17.5.1885 … a Baleani Giuseppe lire nove per gratificazione al Crocifero e Lampionari 6.6.1885 … a Valeriano Fabbri lire diciotto  e cent.45 per spese incontrate nella solennità del Corpus Domini ed altro come alla nota che si allega. 26.6.1885 Il Tesoriere Don Giovanni canonico Brillarelli pagherà a Carini Raffaele lire trenta e centesimi 16 per secondo e terzo bimestre come Sagrestano della chiesa parrocchiale”.

Non possiamo tralasciare alcuni fatti importanti in linea con i tempi nuovi.  14.6.1879 Seduta consiliare. Conversione del Monte Frumentario in Cassa di Risparmio. "Finalmente si è riproposta la conversione del Monte Frumentario in Cassa di Risparmio, sopra la quale il sig. Attilio Sciava si è espresso presso a poco così. Signori, ognuno di voi rammenterà sicuramente come la istituzione dei così detti Monti frumentari ricordasse un'epoca remota si, ma non molta secolare, in cui la gran parte del Mondo era sottoposta al dominio di Carlo Magno. Le guerre intanto che affliggevano in quei tempi l'umanità sempre sofferente per le lotte continue, la disunione dei popoli e l'arbitrio dei potenti, non permettevano fra i paesi e città che una specie di vicendevole soccorso si fosse in critiche circostanze somministrate, ondé che a por tregua od almen conforto ai bisogni dei poveri, filantropici cittadini pensarono far raccogliere da privati possidenti e da villici agricoltori nel limite del possibile.........ed ambizione, non mutarono le sorti davvero dei loro sudditi, che spesso erano perciò costretti ricorrere a quello ch'essi chiamavano il fondo dei poveri. A quei tempi però quasi barbari, od almeno altre modo incivili, si sostituirono il progresso e la civiltà, che avendo sotto lo scettro di Casa Savoia con piè serrato progredito sino ad oggi, ad ognuno ricorda non essere buono né più giovevole quello che prima era indispensabile e necessario. Uniformandoci adunque ai migliori provvedimenti attuabile nell'epoca presente, converrebbe trasformare quest'opera pia in una Cassa di Risparmio locale, dove in estremo bisogno potesse l'indigente far recapito e sopperire alla necessità da cui fosse gravato ed afflitto. Viceversa il sig.Corrado Ghirardelli asserisce come l'impianto in questo Comune del Monte Frumentario non avvenne già secondo asseriva il sig.Sciava, ma sibbene fu il suo antecessore Cesare Ghirardelli che sin dal 1600 lo istituì mediante le volontarie oblazioni raccolte con questo va pur disposta, insieme all'antica Confraternita del SS. Sagramento, la quale in caso di conversione sarebbe pronta iniziare apposito giudizio. Egli dunque protesta contro l'adesione alla proposta succitata, sulla quale il Consiglio non ha diritto d'annuire. Risponde il sig. Attilio Sciava che se il defunto promotore di questo Monte frumentario lo avesse istituito del suo, converrebbe rispettarne all'infinito l'intenzione, ma essendolo invece impiantato con offerte generali, i rappresentanti del paese possono molto legalmente procedere ad inversione che torna in modo affatto assoluto a beneficio di esso. Messo però a votazione l'ordine del giorno del sig. Sciava ed essendo stato approvato con voti sette solamente contro cinque, il Presidente ha dichiarato non essere stata adottata la conversione per gli effetti di cui l'art.24 della Legge 3 agosto 1862 n.753 e dell'art.61 del regolamento annesso alla medesima". Ma così sarà. L’ 8.1.1885, con Decreto verrà istituita la "Cassa di Prestanze Agricole", essendosi venduto per formare il fondo di dotazione, tutto il grano spettante al Monte Frumentario, unica istituzione sino allora esistente a beneficio dei poveri, dal quale si ricavò la somma di lire 3.953,14.

Anno 1910, per effetto del concentramento, anche il Monte di pietà, già retto dalla Confraternita,  passa alla Congregazione di Carità. Ha un capitale di L.5.200 con cui si provvede a piccoli prestiti, garantiti verso pegni, non inferiori a 50 cent. e non superiori a lire 20.

Gli ultimi sussulti di una organizzazione che ha scritto nei secoli la storia di Castelfidardo. 5.2.1922 "In morte di Benedetto XV,il circolo prende parte attiva al dolore della cristianità per la perdita del Papa che ha tanto fatto per la gioventù cattolica e al funerale solennissimo celebrato nella chiesa Collegiata partecipa compatto, dopo essersi i giovani riuniti in corteo nei locali del circolo con i testa la splendida bandiera. Già all'annunzio della morte fu esposta la bandiera da una finestra dei locali della Confraternita del Sacramento"

                                               

ZITELLA... POVERA ED ONESTA

La Confraternita del Sacramento di Castello provvedeva all'estrazione di doti da dare alle giovani povere ed oneste, così che le promesse spose, grazie a questa bella iniziativa, si portavano all'altare liete di poter affrontare con sicurezza la nuova vita. La secolare iniziativa passerà provvisoriamente nel 1862 nelle mani del Comune per poi scomparire definitivamente

Accenniamo alcuni momenti di cronaca relativi all’avvenimento tanto atteso dalla popolazione. Anno 1783 La Confraternita di Gesù e Maria da’ in sussidi dotali scudi 40 e in elemosine scudi 89:56:2. Dalla relazione del Prevosto del 4.5.1828 si legge a conferma: Dessa dota ogni anno cinque povere zitelle.

Stato nominativo delle zitelle appartenenti ai confrati che vengono desunti dal Ruolo dello scorso anno 1832 che formano parte dell’estrazione che avrà luogo li 6 giugno 1833.

Ed ecco una delle suppliche: "Ai signori Governatori della Venerabile Confraternita del SS.Sacramento. Ill.mi signori, Giovanni Santini confrate di questa ven.Comp.ia del SS.mo Sacramento presenta sua figlia chiamata Vincenza dell'età di anni 18. La madre si chiama Maria e bramando che detta sua figlia venga ammessa nel sussidio dotale delle dote nel rolo dei Confrati, supplica umilmente la loro bontà per che benignamente si degnino di ascriverla, tanto spera,che

Nota: La suddetta Vincenza è nata li 8 agosto 1814 A.Prep Sinigaglia. Si ammetta l'istanza del supplicante Canonico Strongaronne. e.,Lepretti ..."  

Segue una supplica non accettata: "Ill.mi Signori,Matteo Dofo confrate di questa Ve.Comp.a rappresenta una sua nipote figli di Filippo Dofo,e di Filippo e figlio di Antonio fratello carnale del suddetto confrate Matteo,e bramando che la suddetta nipote chiamata Teresa   dell'età di circa anni 16. che venghi ascritta nel Rolo delle zitelle per il sussidio dotale, supplica similmente la di loro bontà acciò benignamente si degnino di ammetterla, la madre della medesima si chiama Antonia. tanto spera ...

Nota: La suddetta Teresa figlia di Filippo Dofo ed Antonia Rossini è nata li 4 nov.1817. A.Prep.Sinigaglia. Non ha luogo per deficienza di età e sia per lontananza di parentela col confrate. Canonico Strongaronne G. e G.Lepretti ".

 

Siamo arrivati alla data e al documento oggetto della “pillola fidardense”. 15 .6.1870 Verbale di suggellazione della cassetta e successiva estrazione delle doti.

“Viva Gesù e Maria. Il General Raduno nella sua seduta del giorno 5 del corrente mese, sebbene le ristrettezze finanziarie non gli danno mezzi di eseguire i soliti sussidi, pure ha creduto che anche in quest’anno si venisse all’Estrazione  delle due solite Doti che si danno alle zitelle povere ed oneste per la somma di lire 20 per cadauna; ed è perciò, che esaminati il nome di tutte le aspiranti che sommano a N.87 i loro nomi sono stati fedelmente trascritti in una scheda ciascuno e posti nelle solite palle dopo averli letti e visti dai sottoscritti testimoni, e tanti dissero di essere e sindacarono coi propri occhi, e quindi alla presenza loro furono chiuse in una Cassetta fasciata in croce con fettuccia di color rosso e suggellata con cera lacca rossa ove fu impresso un sigillo rappresentante l’effigie di Pio IX. N.O.M. fornito dai testimoni stessi, e dai quali fu consegnato perchè la conservino, onde esaminare i sigilli stessi quando si avranno ad estrarre le due Doti alla presenza di tutto il Popolo.

Atto fatto, letto, nell’Ufficio di questa Venerabile Confraternita del Santissimo sacramento nel giorno suddetto, alla continua presenza del sig. Primicerio, Governatori, Testimoni, e a me Segretario, i quali tutti per regolarità del presente Atto si sono qui sotto firmati di proprio pugno: Il Primicerio. Preposto Ludovico Buccolini. I Governatori. I testimoni. Luigi Silva e Clotofante Lepretti. Il Segretario. Augusto Canonico Tomasini”.

Quanta liberalità da parte dei nostri antichi padri!  Finché arriva il giorno fatidico: "...dovendosi oggi procedere all'estrazione delle due zitelle da dotarsi da questa Confraternita é stata posta la cassetta sopra un tavolino in mezzo alla chiesa Collegiata alla presenza del Primicerio, del Governatore e del popolo. Quindi aperta la cassetta viene chiamata una persona innocente la quale estraesse una delle capsule... Compiutasi l'estrazione, letti i nomi delle favorite e gettati i nomi in mezzo al popolo affinché tutti verificassero la cosa, si dette fine all'operazione. Si avverte che il sussidio non potrà ritirarsi dalla cassa di questo sodalizio se non eseguito il matrimonio innanzi alla chiesa che sarà eseguito prima che si compiscano gli anni trenta della zitella e che i suoi costumi non la rendano immeritevole della elargizione..."

Una volta però si fece eccezione all’illibatezza della nubenda e il tesoriere della Compagnia del SS. Sacramento pagò il sussidio a una certa Maria, convolata a giuste nozze con un certo Antonio.  “Giuste”, si fa per dire!

 

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Il padre di Maria, dolce e bella fanciulla castellana, aveva lui stesso proposto il nome della figlia alla speciale commissione dei Boni et probi Viri che doveva redigere la lista delle zitelle per la estrazione delle doti.

Maria era nata quando la madre moriva per un parto difficile ed era diventata la pupilla dell'uomo rimasto vedovo. Maria sopportava volentieri e con amore una vita di stenti per un padre che volentieri alzava il gomito nella vicina cantina de Vettò. Eppure quell'uomo tra un bicchiere e l'altro di vino sapeva parlare di cose serie come dell'avvenire della propria figliola.

Incontrava sempre in osteria un altro castellano del suo genere, padre di un ottimo figliolo, Antonio, e con lui aveva stretto un patto che i due bardasci, a tempo debito, dovessero formar famiglia. Il padre di Maria spiava spesso dalla finestra sgangherata dell'osteria il giovane Antonio che si dava da fare in mille modi per tirare avanti la baracca.                        

Maria aveva saputo di maritarsi quel giorno che il padre era andato alla Confraternita del Sacramento e la fanciulla dette così un nome ed un volto a tutti i suoi sogni.

Un pomeriggio freddo d'inverno la neve era scesa abbondante e tutti i Castellani erano tappati in casa attorno al fuoco. Il padre di Maria era andato come al solito a fare un salto in cantina. Il padre di Antonio si era invece attardato per cui passò a chiamare il suo amico credendolo ancora in casa.

Toc, toc

-  Marì c'é babbeto?...

- No cumpà, é 'ndatu a bé, ma vo' boccate che fora é freddu ... Veniteve a scaldà  'n mumentì 'ntornu al focu.

E l'uomo entrò in quella casa pulita come la neve che arrivava a coprire anche la piccola finestra della casa rendendo la stanza buia appena illuminata dal bagliore del fuoco del camino. Tra quelle ombre spiccava il corpo acerbo di Maria, dolce, bianco, indifeso ...

Più tardi, quando fu di ritorno, il padre lesse negli occhi gonfi dal pianto la tragedia della piccola Maria. Prese un coltellaccio dalla cucina, si avvolse nel mantello e sbattendo la porta scomparve tra la neve.

L'ostessa non portò più la fojetta al tavolo dei due uomini, Maria non apparecchiò più per due ed Antonio non consegnò più al padre i pochi soldi che guadagnava.

Arrivò la primavera ...

Antonio passando per la ripida salita della Mucchia udì il canto della giovane affaccendata in casa.

Toc, toc,

- Marì apre… te voju parlà!  

La fanciulla esitò, da molto non sognava più ed aveva imparato in poco tempo ciò che la vita é per i poveri, gli indifesi, i buoni.

Antonio insistette.

Una luce immensa rischiarava la stanza piena di fiori. Maria era davanti al giovane più bella che mai. Parlarono di tante cose... del lavoro che Antonio aveva trovato e del suo desiderio di metter su casa...

- ‘Nntò,… 'Ntò mmia!

Gli occhi di Maria lucidi di lacrime bagnarono il petto del giovane che stringeva teneramente a sé la fanciulla.

Corse subito la voce dei prossimi sponsali e tutto l'affetto del popolo castellano si strinse attorno ai due giovani innamorati.

Quel giorno il Prevosto fece suonare a festa le campane della chiesa Collegiata, mentre due mani si stringevano forte, forte.

" … Generale raduno della Confraternita del SS. Sacramento ... si dispone l'elargizione della dote alla zitella Maria... andata sposa... povera ed onesta".

 

Dott.Renzo Bislani

Presidente onorario del Centro Studi Storici Fidardensi di Castel Fidardo.

bislani@tin.it