Archivio delle
PILLOLE DI STORIA FIDARDENSE
a cura del Centro Studi Storici Fidardensi

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14 MAGGIO 2007 -  CASTELFIDARDO RIVIVE COL TENORE MARIO BINCI, CITTADINO ONORARIO, GLI ANNI GLORIOSI  E INDIMENTICABILI  DELLA LIRICA.

 

MARIO BINCI, tenore.

Alla veneranda età di 93 anni, il tenore Mario Binci, dalla capitale, sua residenza, si è portato alla città natale per essere accolto e applaudito ancora una volta dai suoi fans e da tutta la popolazione che lo ama e lo ricorda con grande affetto, stima e ammirazione.

Con la ricorrenza patronale dei Santi Vittore e Corona, l’appuntamento cittadino si rinnova, con il suo carico di significati culturali, spirituali e sociali. Quest’anno, è tornata alla sua collocazione originaria la seduta solenne del Consiglio Comunale per il conferimento delle civiche benemerenze.

La “Cittadinanza onoraria” ed “il Sigillo d’oro” sono andati al tenore Mario Binci e il pubblico riconoscimento  alla Protezione Civile, cui si affianca la premiazione degli sportivi di Castelfidardo che hanno ottenuto riconoscimenti a livello nazionale.

Questa la motivazione ufficiale per il nostro grande artista: “Il Sindaco sulla base della deliberazione n. 31 del 17.04.2007 nella seduta a valenza celebrativa del Consiglio Comunale di lunedì 14.05.2007 alle ore 10,30 nella Sala Consiliare della Civica Residenza consegna la seguente civica benemerenza: IL “SIGILLO DI CASTELFIDARDO” al Sig. MARIO BINCI nato a Castelfidardo il 28.09.1914 quale esponente di spicco della musica lirica italiana, partito dalla natia Castelfidardo alla conquista del mondo; grande tenore residente a Roma che ha contribuito a trasmettere la sua arte donando al Comune di Castelfidardo la somma di € 25.000 in dieci anni per borse di studio a favore di studenti locali meritevoli in campo artistico.

La generosità e l’amore verso la sua città. La saggezza popolare dice “impara l’arte e mettila da parte”; il grande tenore, con animo aperto e generoso, ha voluto invece contribuire a diffonderla. Mario Binci ha deciso di donare al Comune di Castelfidardo la somma di € 25.000 da elargire a favore di studenti locali meritevoli in campo artistico sotto forma di borsa di studio.

Siamo orgogliosi che un’artista del suo calibro che si è fatto e ci ha fatto onore – ha sottolineato il Sindaco Mirco Soprani – abbia a cuore la sua città malgrado anni di lontananza spesi a mietere successi per il mondo e dimostri con un gesto tangibile il suo senso di appartenenza e gratitudine. Già anni addietro, durante un colloquio nella sua casa di Roma quando ero assessore alla cultura, aveva abbozzato questa idea. Ed è significativo che l’iniziativa si avvii proprio nel 50° anniversario della morte di Arturo Toscanini, con cui Binci inaugurò la stagione ufficiale del teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre del 1946 con il Nabucco  di Verdi”.

Proveniente da una famiglia umile, il tenore viene avviato al canto da don Paolo Pigini ed in qualche modo “aiutato” dalla solidarietà dei castellani. Dopo i brillanti studi presso il conservatorio S.Cecilia di Roma e il Rossini di Pesaro, debutta nel 1940 a Pesaro in occasione del cinquantenario della “Cavalleria Rusticana” diretta da Pietro Mascagni. Artista di fama mondiale, Mario Binci canta alla Scala diretto da Toscanini. Dalla Fenice di Venezia al teatro dell’opera di Roma, dal teatro alla Scala di Milano ai palcoscenici più prestigiosi, prima, durante e dopo l’ultima guerra: Covent Garden di Londra, New York city, San Francisco, Chicago opera, sono solo alcune tappe della straordinaria carriera.

             Dai giornali dell’epoca: 27 Settembre 1944, replica nel Teatro dell'Opera di Roma di "Tosca", melodramma in tre atti  di Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa (da Victorien Sardou), dirige Corrado Martinez, maestro del coro Giuseppe Conca, regia di Bruno Nofri, scenografia di Camillo Parravicini e Pericle Ansaldo coi soprani drammatico Adriana Guerrini (Tosca) e Loretta Di Lelio (pastorella), i tenori lirico Mario Binci (Mario Cavaradossi) e Fernando Delle Fornaci (Spoletta), i baritoni Paolo Silveri (Scarpia) e Umberto Di Lelio (sagrestano), i bassi Carlo Platania (Cesare Angelotti), buffo Nicola Rakowski (Sciarrone) e Millo Marucci (carceriere).

             Ecco un mio articolo pubblicato su Voce Adriatica dell’11.6.1959: A Castelfidardo grande spet­tacolo   d'eccezione.   Il   concittadino tenore Mario Binci parteciperà   al    Concerto   Vocale e strumentale   organizzato   dalla Polifonica   Lorenzo   Perosi   al Cinema   Teatro   Astra   di   Castelfidardo  venerdì   12  giugno. Parteciperanno inoltre all'attesa   manifestazione    artistico  musicale    il    soprano   Ansoldi Gabriella ed il basso Annovazzi  Giuseppe del  Conservatorio musicale  di  Santa  Cecilia  in Roma. La serata comprende ancora la   esibizione   della   « Fisorchestra   Paolo   Soprani »   diretta dal  valente  M.o Orfeo Burattini e canti tradizionali e folcloristici interpretati dalla Polifonica   Lorenzo  Perosi   diret­ta   dal   giovanissimo   maestro Carmelo   Castorina.   Al   piano il m.o Giovanni Guzzini (R.B.)".

Una prova superata alla grande. Il nostro artista però, come tanti altri, in un periodo di crisi lascerà le scene temporaneamente. Nel settembre del 1962 ho intervistato il nostro illustre concittadino. Ecco dal mensile “Nespola, periodico di vita castellana” quanto ci confida: “CASTELLANI CHE SI FANNO ONORE. IL TENORE MARIO BINCI.

L’incontro cordiale con il nostro Direttore. Con infinito piacere abbiamo salutato a Castelfidardo il concittadino MARIO BINCI, giunto da Roma nel­le nostre mura per una breve vacanza. L'incontro è stato cordialissimo, naturale conseguenza di quando si ha la fortuna e l'onore di conversare amabilmente con un simpati­cissimo   e  celebre   castellano. Non ci siamo lasciati sfuggire la occasione per farci raccontare dal nostro Mario le « ultimissime » della sua attività lirica. E Mario ria vuo­tato il sacco, cedendo alle nostre pressioni con il suo abituale sorriso, tresco e  giovanile.

Una rapida e brillante carriera artistica. La carriera artistica di Mario Binci, tenore, incomincia anche per lui tra le volte della chiesa del suo paese. Dei coristi, dice don Paolo, era il migliore. Poi un giorno, ormai divenuto una celebrità per la sua cittadina, gli venne assegnata meritatamente la borsa di studio Zampetti, perchè studiasse canto a Roma.

Passata la guerra e, tolto il gri­gioverde, Mario torna a frequentare il   Conservatorio   S.  Cecilia. Quindi nel 1944, ecco farglisi incontro un brillante e rapido avve­nire. Debutta in luglio al Quirino di Roma nella « Butterfly » e nel settembre è al Teatro dell'Opera della Capitale nella «Tosca » con la Caniglia, quando sul cartellone figuravano i più bei nomi del canto italiano.

Salta di botto nelle prime file del mondo lirico di allora con una attività formidabile, smagliante ed importantissima: ottantacinque recite in soli sette mesi nel 1947. Poi, i successi non si contano più ed il pubblico di tutti i più grandi teatri d'Italia di Europa e di America applaudiranno il nostro concit­tadino.

Mario ricorda ancora, con commozione, una sua esibizione in tournée a San Sebastian in Spagna, con Di Stefano, dove venne portato letteralmente in trionfo dalla folla in  delirio.

Il dramma dell’artista e di un uomo. Negli anni che seguono il 1952, il nostro tenore accusa una mancanza di tranquillità tecnica più che vocale, calando pian piano fino a doversi ritirare dalle scene: Binci non c'era   più!

Fu per Mario una sosta drammatica del suo lavoro, una pausa che non volle mai tramutarla in un finis, in una definitiva rinuncia. I giorni trascorsero crudeli, disperati! Mario voleva e vuole essere solo un cantante.

Una tenace volontà di riuscita. Ritenta timidamente più tardi nel 1960. Il teatro e i microfoni della radio lo accolgono di nuovo. Ma riottenere la fiducia di una volta è dif­ficilissimo. Rientrare è per lui tremendo, laborioso ma con costanza, volontà e fiducia riesce nell'impossibile.

Sul principio le cose non vanno per il meglio, ma ora egli può «cantare vittoria», pieno di soddisfazione.

Ha partecipato già ad alcune recite di impegno e la radiotelevisione italiana ha confermato pubblicamente la validità attuale dell'artista concittadino,   diffondendo   recitals,   concerti e registrazioni, mentre un programma di opere nuove di valore artistico di primissimo piano lo attendono in ottobre a Torino, con un lavoro di Malipiero Rossi, e a novembre, a Roma, in prima assoluta, con un'opera di Lualdi, con direttore d'orchestra il notissimo mae­stro  Carlo Pranzi.

La sua vittoriosa “rentrée”.  I successi che egli sta ottenendo dimostra nel nostro Castellano un carattere forte e soprattutto un im­menso amore famigliare che debbo­no essere presi ad esempio da quan­ti si demoralizzano, al primo vento che soffia al contrario. Parlando con Mario si ha l'im­pressione   di   stare   davanti   ad   un uomo, che ha una missione da com­piere: riuscire ad ogni costo, non per se stesso, ma perchè vuole che i suoi figli abbiano nel padre l'esem­pio di un uomo, che lotta per vin­cere e non il ricordo di un fallito, che  si  adagia sul passato.

La vittoria di un uomo suscita sempre ed ovunque nobili sentimen­ti ed incondizionata ammirazione. E per il nostro Mario, ormai ma­turo negli anni, sposo e papà felice, la sua rentrée è ancora qual­cosa di più della conferma della sua arte, del suo valore, della sua voce, è il canto melodioso alla vita innal­zato dalla tenacia che ha il profu­mo  di   una  eterna  poesia.

Castelfidardo tutta è vicina, come non mai al suo figlio prediletto. Co­me un giorno ha partecipato al suo entusiasmo e patito sullo stesso calvario, ora è estremamente felice per la  novella conquista (R.B.)”.

            Mario Binci è di nuovo oggi con i suoi concittadini accolto festosamente e con calore. Gli applausi scroscianti seguiti alla sua nomina di “Cittadino onorario” al Salone degli Stemmi del civico palazzo hanno rinverdito gli anni meravigliosi in cui il bel canto contava nella nostra terra protagonisti eccezionali come Beniamino Gigli e castellani, oltre lui,  come Anna Maria Tomasini, Africo Baldelli e Pino Bontempi. Il ricordo si è fatto più vivo quando al palazzo Mordini è stata aperta ufficialmente la “Mostra permanente sulla attività artistica del cantante lirico Mario Binci”. Uno splendido gioiello di memoria visiva con manifesti, articoli di giornali, fotografie ed altro e musicale con dischi, repertori  e ascolto di grande opere. Tutto grazie alla pazienza e  alla smisurata passione organizzatrice dell’Assessore comunale Beniamino Bugiolacchi, al quale va tutta la riconoscenza dei castellani.

 

Mentre invitiamo tutti a visitare tale esposizione, approfittiamo dell’occasione per ricordare alcuni personaggi contemporanei del nostro Mario. Sono tanti gli artisti che hanno portato alto nel mondo il nome di Castelfidardo.

 

ANNA MARIA TOMASINI, soprano. 

E’ stata una meteora. Ha attraversato il firmamento della lirica in un baleno. Anna Maria era figlia di un Tomasini e di una sorella di Vittore Bugiolacchi. Si diploma al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e debutta con la “Bohème” al tetro dell’Opera di Roma e fa in tempo ad esibirsi al Comunale di Bologna. Poi una brutta malattia non gli permette di calcare ancora il palcoscenico. Continuerà tuttavia a cantare in occasione di concerti e recitals.  Nel 1974 salirà in cielo tra gli angeli musicanti.

Ecco un mio articolo pubblicato su “Il Tempo” di Roma il 17 dicembre 1954: “IL CONCERTO VOCALE E STRUMENTALE AL TEATRO ASTRA DI CASTELFIDARDO. Strepitoso successo ottenuto dal soprano Anna Maria Tomasini e dal tenore Africo Baldelli.

E' con vero pia­cere che riportiamo su queste colonne lo strepitoso successo ottenuto al Teatro Astra di Castelfidardo dal soprano Anna Maria Tomasini e dal tenore Africo Baldelli. Il tutto esaurito è stata la prima adesione del pubblico castellano verso i suoi benia­mini, scaturita poi in lunghi e calorosi applausi.

Si erano dati convegno nella nostra città i più noti artisti lirici per partecipare al Gran­de concerto vocale e strumen­tale pro nuovo stabile Asilo Infantile retto dalle Suore di S. Anna. Presenti al tratteni­mento musicale la signorina Tomasini, Baldelli, il Maestro Adamo Volpi, il fisarmonicista Gervasio Marcosignori e il complesso di fisarmoniche “Città di Castelfidardo”.

Il pubblico ha risposto con simpatia allo spettacolo offerto, riuscito in maniera egregia.

Anna Maria Tomasini, e per­mettetecelo nostra cara concit­tadina, con la sua grazia e la delicatezza della voce ha. con­quistato di primo acchito tut­to il nostro favore.

Africo Baldelli è ritornato a noi. Reduce dai trionfi d'Ame­rica e di Italia non ha voluto mancare a questo appunta­mento, non ha voluto tradire l'amore, il ricordo della sua città natale. Ed è bello ricor­dare in questa occasione i pri­mi successi della sua giovinez­za, quando 32 anni fa si im­poneva nelle tante operette al­lestite dal suo primo Maestro Don Paolo Pigini. Nel “Salvatorello” cantava: «Io vo lontan dal mio paese, cercando il don della fortuna... » e senza im­maginarlo era già presago del suo avvenire. Africo Baldelli ha raccolto tutto il nostro en­tusiasmo e con gioia ha rispo­sto ai «bis» e agli scroscianti applausi.

Adamo Volpi, il fa­moso maestro lauretano. Ha accompagnato degnamente al piano i nostri artisti, forman­do un incomparabile trinomio. Complimenti anche a Gerva­sio Marcosignori, insuperabile virtuoso della fisarmonica e al Complesso Città di Castelfi­dardo diretto dal Maestro Giu­liano Picciafuoco. Ha presentato lo spettacolo « Il nostromo » della rubrica radiofonica II Guasco. Ospiti d'eccezione il Sor Gervasio e Tonaia ed i cantanti Dina Gasparrini e Sergio Baldini, ac­compagnati dal Maestro Bio Boccosi con il suo clavioline (R.B.)”.

 

BONTEMPI GIUSEPPE (PINO), tenore. 

Chiamato affettuosamente da tutti “Pino”, Giuseppe Bontempi è nato nella città della fisarmonica il 14 giugno del 1910. Si diploma nel 1934 presso il Conservatorio Musicale G. Verdi di Milano. Dopo il servizio militare, è uno dei vincitori del Concorso alla Scuola di Perfezionamento presso il Teatro Reale dell'Opera di Roma, classificandosi primo a pari merito con un altro tenore. L'estate del 1936 è a Berlino per quattro settimane di concerti, poi a Milano, Trieste, Roma. Poi volerà negli Stati Uniti dove coronerà con successo la sua carriera artistica. Spo­sato con una america, non avrà figli.

Nel 1937 a New York ha un contratto per 26 settimane alla radio WOV. Quindi concerti tutti i sabati e le domeniche del periodo estivo nel New Jersey. Debutta con l'opera "La Traviata", all'Accademia di Musica di Brooklyn con artisti del Metropolitan Opera Company, davanti a nove mila persone. Nel '38/39 fa parte, come primo tenore, nelle opere Traviata, Rigoletto, Faust, Boheme, Amico Frìtz, Madama Butterfiy con la "New York Opera Comp." "Grand Opera Comp." "San Carlo Opera Comp." e per tre stagioni consecutive con la "Canadian Opera Company" di Toronto, non tralasciando di cantare nei programmi radiofonici nelle tre più grandi stazioni radio d'America.

Nel 1939 è vincitore alle audizioni pubbliche, trasmesse In tutto il mondo dal "Metropolitan Opera Comp." con l'opera "la Figlia del Reggimento" di Donizetti, cantata in francese. Nel 1940 è scelto dalla Giuria del "Metropolitan Opera Comp." per l'incisione di una serie di opere con il complesso totale di detto teatro. Inoltre è chiamato per cantare in due grandi concerti al Carnegie Hall di New York, insieme con i più quotati artisti dell'epoca.

Terminato il contratto nel 1944 con il Metropolitan Opera comp. viene scritturato alla radio fino all'ottobre del 49. Frattanto tiene un giro di concerti per dieci settimane in tutte le Università da New York alla Ca­lifornia. Incomincia quindi il 12 ottobre un programma televisivo "The Bontempi' Show" insieme alla moglie in uno dei più importanti canali tele­visivi di America W.A.B.C. canale 7 di New York che durerà fino al di­cembre del 1967.

Nel 1970 ritorna in patria per godersi la pensione dopo una così brillante carriera artistica e si trasferisce a Recanati. Pino era una persona squisita e di elevata cultura, non solo per la sua profonda conoscenza della musica, ma anche per i suoi studi e per aver frequentato ambienti e persone di una certa levatura sociale ed umana. Ha sempre avuto una visione otti­mistica e bella della vita. Dal Presidente della Repubblica Italiana era stato insignito della Stella della Solidarietà per aver organizzato concerti per la raccolta di fondi a favo­re delle disastrate popolazioni del Vaiont

All'età di 84 anni, il 7 febbraio del 1994 lascia definitivamente il teatro della vita.

Personalmente lo ricordo caramente. Nel gennaio del 1944 il fratello Mons.Alfredo, parroco della Collegiata (che verrà poi eletto vescovo di Palmyra), viene a sapere che Pino parteciperà ad un Concerto che verrà trasmesso per radio da una stazione americana. Mio padre, Orazio, ha, in quei giorni di tragedia con la guerra in casa, l’unico apparecchio radio funzionante in paese con delle batterie di automobili e un’antenna nascosta sul tetto. Contattato con discrezione dal sacerdote, visto che ascoltare trasmissioni al di fuori di quelle dell’EIAR (come radio Londra che mio padre ascoltava regolarmente) era severamente proibito, accetta di sintonizzarsi con la trasmittente “nemica”. Tra lume e scuro bussano alla porta di casa Monsignore con il canonico Don Paolo Pigini seguiti alla spicciolata da due altri signori. Si accomodano nell’ultima stanza, la cameretta dove era il mio letto e mimetizzato l’impianto radio. Chiusa con il catorcio la porta, mio padre accende la radio e dopo diversi tentativi eccoti la voce del nostro tenore. Monsignore si asciuga gli occhi di pianto con un fazzoletto. Babbo nervoso e preoccupato non vede l’ora che la trasmissione finisca.  I minuti passano, anzi non passano mai. Mia madre era stata messa di piantone nel pianerottolo e mia sorella più grande era fuori in strada di vedetta. Io solo ero vicino a babbo. Ricordo che ad uno acuto di Pino con il pieno di  musica, mio padre mi scansa bruscamente per buttarsi a volo sulla manopola per abbassare il volume.  Che paura, ma che emozione! A proposito, da grande sono venuto a sapere che quei due signori non erano altri che il vecchio e il nuovo segretario del fascio (il primo di combattimento ed il secondo repubblichino). E’ proprio vero che la musica unisce e addolcisce ogni cuore.    

 

AFRICO BALDELLI, baritono - tenore.

Subito la musica. Africo Baldelli, è nato a Castelfidardo il 2 aprile del 1914. Ad avviarlo alla musica è il padre Amulio all'età di soli quattro anni. Successivamen­te, sotto la guida di don Paolo Pigini, comincia a cantare in chiesa e nel teatrino  del Pipì. All'età di sedici anni avviene l'incontro con Beniamino Gigli il quale consiglia Africo di studiare a Loreto dal maestro Lazzarini. Questi dopo un anno lo in­troduce al conservatorio Rossini di Pesaro. Dopo il diploma, conseguito con ottimi voti. Africo Baldelli vince il concorso di Firenze e nello stesso anno, 1938, si ha il suo debutto nel mondo della lirica. Indimenticabili saranno le sue interpretazioni nella «Bohe­me» di Puccini al teatro Duse di Bologna, del «Rigoletto» di Verdi e della «Lucia di Lammermoor» al Comunale di Firenze. Da allora, con ben 70 opere in repertorio (ad un certo momento cambia la voce da baritono a tenore) Africo passerà da un successo all'altro, alla radio, in televisione e nei più importanti teatri  italiani ed esteri. Dopo il servizio militare (1947) la sua attività artistica riprende con numerosi concerti anche a fianco di Beniamino Gigli.

18 settembre 1948. Dall'Auditorium della Rai di Torino I Compagnacci vengono ripresi per l'ultima volta dall'ente Radiofonico Italiano. Dirige Tito Petralia; interpreti Anna Minelli, Africo Baldelli, Renato Capecchi, Giuliano Ferrein, Luigi Nardi.

Dopo alcune tournée, Africo chiuderà la sua carriera nel 1970 con una serie di performances nella Repubblica Popolare Cinese, sponsorizzata dalla televisione italiana.

Resterà però sempre vicino al mondo della musica. Infatti insegna canto al Pergolesi di Jesi (suo allievo Franco Corelli) e a Pescara. E’ inoltre per due anni (1963/64) direttore artistico del Pergolesi. Anche del nostro artista ho un caro ricordo. Era tornato a Castelfidardo in occasioni ufficiali per prendere parte ad una premiazione promossa dal Centro Studi storici fidardensi e il 21 luglio 1995 per l'inaugurazione dell'Esposizione permanente di materiale artistico dedicato a lui e a Mario Binci.

Grande commozione susciterà la scomparsa di Africo Baldelli avvenuta il 14 marzo del 1998 all’età di 83 anni: con Mario Binci, altro artista concittadino e suo coetaneo, una delle più belle voci nel mondo del­la lirica.

 

Lunedì 14 maggio 2007  è stata per Castelfidardo una giornata indimenticabile per la musica ed il bel canto. Il ricordo commosso di tutta la popolazione è andato agli artisti lirici castellani che hanno segnato un’epoca con il loro talento, la loro arte, la loro passione.

La musa Euterpe ringrazia.

            

            Castel Fidardo è la “Città dell’armonia”. Altri Centri vantano questo attributo e ne vanno giustamente fieri, ma Castello si differenzia da tutte le altre Comunità e ne ha ben donde. 

            Dall’alto del monte Elicona una delle nove figlie di Zeus e Minemosine che si accompagnavano ad Apollo, una delle dee della poesia e delle arti, Euterpe, la Musa della Musica, ghiotta di fichi, volentieri si portava sul territorio di “Castrum Ficardi” per farne scorpacciate. 

Dopo aver lasciato la sua residenza regale, con la debita licenza degli augusti genitori, e volato sopra mari e monti la Dea scendeva sulla sommità della collina, dove era ad attenderla gli abitanti di quella Comunità.

Gli Ottimati con il seguito del popolo porgevano alla Musa vassoi dorati pieni di succosi fichi appena colti. Ella sdraiata sul prato e sotto l’ombra di un fico gustava la rossa polpa del frutto, mentre musici lì convenuti con i loro antichi strumenti spandevano tutto a torno dolci melodie.

Quando un bel giorno la Dea si sentì male per una indigestione, incidente che solitamente capita agli umani, e a malincuore decide di non andare più a quegli appuntamenti. 

I Castellani per molto tempo si ritrovarono invece sul luogo sperando che la Dea cambiasse idea. Anzi per farsi sentire da lei pregarono  i musici di suonare più forte e di scegliere nel repertorio le musiche per flauto più belle e romantiche.

Euterpe commossa da quelle manifestazioni d’affetto decide allora di fare un’ultima scappata su questa nostra terra benedetta, mangiò i fichi, ma con moderazione, ascoltò la musica estasiata e prima di congedarsi volle dal Podestà di Castello una piantina di fico da mettere a dimora sul Monte della Beozia. Per riconoscenza, poi, di tutte le cortesie ricevute dai Castellani, erettasi e tenendo con le mani da una parte un cesto di fichi e dall’altra un flauto che sostituì immantinente con un “organetto” proclamò nella commozione generale “Castello città dell’armonia e della dolcezza”. Quindi scomparve per sempre.

          Con tanta predestinazione divina, le nuove generazioni di Castellani si accostarono sempre più alla musica, in forma vocale e strumentale, eleggendo Maestri di Cappella e poi di Banda, applaudirono le ugole d’oro dei nostri famosi cantanti lirici e delle corali, finché un giorno un giovane, Paolo,  perfezionò, costruì e diffuse dappertutto uno originale, completo e brillante strumento musicale: l’organetto. Si, Paolo aveva reso reale la divinazione della Musa “Rallegratrice”.  La Città incominciò a vivere alla grande sul pentagramma. Ogni via su cui davano le numerose botteghe risuonavano di note delle “voci” sapientemente intonate: do, doo, re, mi…. Virtuosi esecutori fisarmonicisti, Gervasio ”The poet of the accordion” in primis ed altri a seguire,  fisorchestre di grido si esibirono nei teatri di ogni continente.  Eppoi?

          Nel 1588 la Città cambiò nome in Castel Fidardo, rinunciando ai fichi. Ma anche le piante di fico andavano scomparendo sulla collina. Ricordo che quando andavo all’asilo dalle suore a San Benedetto nel cortile v’era un pozzo con tanto di ornamento monumentale e in fondo verso l’ospedale faceva bella mostra di sé un fico… forse l’ultimo. La fisarmonica, dopo un exploit mondiale, tiene ancora il passo… e suona, così la Banda, pardon la Filarmonica. Per il resto i Castellani preferiscono  in genere consumare la musica più che produrla. Mentre la Dea Euterpe, ormai obsoleta nei secoli, è andata in pensione.  Peccato! E Castello?

Castello, invece, nel Terzo Millennio si vanta e si gloria, per “olimpica” eredità, d’essere appellata “CASTELLO DELL’ARMONIA”.

Ancora e per sempre.

 

Dott.Renzo Bislani

Presidente onorario del Centro Studi Storici Fidardensi Castel Fidardo

bislani@tin.it